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Agnese Galiotto - Scheletro

Inaugura

Martedì, 30 Settembre, 2025 - 15:15

Presso

Sala Morone, Convento di San Bernardino
Stradone Antonio Provolo 28, Verona

A cura di

Beatrice Benedetti

Partecipa

Agnese Galiotto

Fino a

Giovedì, 30 Ottobre, 2025 - 15:15

Agnese Galiotto - Scheletro

Comunicato

In occasione di ArtVerona, a partire da sabato 11 ottobre (dalle 15:00 alle ore 18:30) e fino al 30 ottobre 2025, verrà installata nella Sala Morone della Chiesa di S. Bernardino (Stradone Antonio Provolo 28 a Verona) l’opera Scheletro di Agnese Galiotto.

Sono diverse le forze riattivate dall’operazione, a cura della galleria Artericambi di Verona, che riconnette la magistrale decorazione della sala rinascimentale con la ricerca dell’artista veneta. Vi sono innanzi tutto delle tangenze dal punto di vista tecnico: attribuita a Domenico Morone, al figlio Francesco e alla nutrita bottega, la sala è stata interamente decorata tra 1494 e 1503 ad affresco, pratica utilizzata secoli dopo da Agnese Galiotto (Chiampo, 1996).

L’installazione Scheletro è infatti composta da cartoni preparatori in scala 1:1 a cui l’artista vicentina ha fatto riferimento per i suoi affreschi sulle pareti di spazi espositivi o di case abbandonate, come per l’opera Green Cave, realizzata nel 2022 sull’isola di Gapado in Corea del Sud.

Dal punto di vista tematico, sui lati lunghi della Sala Morone, adibita a libreria del convento dei Frati minori per volere del committente Lionello di Donato Sagramoso, si sussegue una teoria di dottori e cardinali francescani, che culmina nella scena centrale della Madonna in gloria tra gli angeli e i Santi Francesco e Chiara. Proprio l’autore del Cantico delle creature rappresenta un altro punto di contatto tra il pittore del Rinascimento Veronese e la Galiotto, la cui ricerca si concentra sulla conoscenza approfondita e il conseguente rapporto armonico tra l’umano e le altre specie viventi, sia animali che vegetali.

L’installazione temporanea sarà visibile dal giorno 13 ottobre al 30 ottobre 2025 su appuntamento ed è accompagnata dal testo critico della storica dell’arte e curatrice Beatrice Benedetti.

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