Solo l'artista cura sul serio!

Solo l'artista cura sul serio!

Quando penso al ruolo sociale e culturale dell'artista (anche contemporaneo), penso a una creatura con la forza di trasportare il mondo, una miscela di pazienza, saggezza e tenerezza da proteggere, un'entità in grado d'assaporare la pace che lavora per rinvigorire l'umano: un donatore di moduli di costruzioni di conoscenza e coscienza diffusa (seppur frammentata), mirante ad alimentare realtà interiori ed esteriori con zelo.
Il curatore è l'artista, è sempre stato anche storico e critico (anche se il mondo della specializzazione e della frammentazione, lavorare per snaturarne la causa sociale almeno dall'ottocentesca rivoluzione industriale), il linguaggio dell'arte è la sua medicina, protezione e anche unica casa.
Il linguaggio dell'arte è il luogo di protezione delle sensibilità poietiche, dove si è teneri ed elastici verso l'altro, ma si è anche forti e concentrati su di sé, questo consente all'artista d'essere un "professionista" che più d'altri vive nella memoria collettiva, il suo linguaggio quando invecchia diventa non più buono (come il vino), ma più giovane e aperto al futuro preparando a successive mutazioni culturali di specie, persistendo dinanzi a occhi nuovi e condivisioni che crescono nel tempo e sanno tradursi in memoria che va oltre l'istantaneità.
Il linguaggio dell'arte aiuta lo stesso artista, a rallentare e a tenersi presente, senza rinunciare alla consapevolezza del passare del tempo, ma senza temere l'invecchiamento, la morte o la perdita di capacità.
La sfida più complicata dell'umano senza scrupolo e ritegno, è quella d'avere a che fare con l'artista e l'umano, con il bagliore negli occhi e il sorriso nel viso, basta un volto a capire da che parte si è schierati nel dare senso alla propria esistenza.