L'artista è servo della bestia chiamata linguaggio!

L'artista è servo della bestia chiamata linguaggio!

Materia prima dell'alchemico processo di comunicazione artistica (sempre contemporaneo) è l'umano, che altro non fa, che mettere continuamente in circolo il suo stesso linguaggio originario evolutivo per rinnovarlo, usandolo come strumento per comprendere le mutazioni dell'ambiente e del tempo storico in cui vive.
Rinnovare un linguaggio artistico, vuole sempre dirlo radicarlo nella tradizione, altrimenti stiamo parlando solo di mode e tendenze effimere, non di linguaggio artistico (che è qualcosa che da sempre accompagna la nostra storia connettiva).
Il linguaggio dell'arte, che l'artista traduce in stile e ricerca individuale, è una bestia viva che abita il corpo dell'artista, l'artista non possiede un linguaggio, uno stile o una ricerca: stile, linguaggio e ricerca lo posseggono.
L'artista non possiede il suo linguaggio, è servo della bestia che lo possiede, una bestia tangibile, figlia di processi collettivi e cognitivi psichici, che vive ed esiste indipendentemente dall'obsolescenza programmata della vita d'un artista qualunque.
Icone, segni e simboli, non sono mai stati qualcosa d'astratto o metafisico (per piacere smettiamola con le cazzate di marketing), ma sono sempre stato fenomenologia della comunicazione, algoritmi semiotici di contenuti cognitivo psichici che l'artista pratica e studia, la propria dedizione (o servitù) all'arte è metodo scientifico.
Dalle nostre origini, il linguaggio dell'arte, è al centro del nostro processo alchemico che dalle nostre origini ci porta nel futuro: il manufatto o prodotto artistico, seppure da prospettive diverse, ci traduce nella nostra moltitudine in un unico sguardo, riconsegnandoci alla nostra coscienza primitiva, che in uno sforzo di consapevolezza puntualmente arriva all'autoconoscenza.