L’infinito di Luigi Ghirri nel film di Matteo Parisini

“La fotografia rimane un linguaggio per porre delle domande sul mondo”, sosteneva Luigi Ghirri (Scandiano 1943 – Roncocesi 1992) durante le lezioni di fotografia tenute tra il 1989 e il 1990 ai suoi studenti dell’Università di Reggio Emilia. All’autore che ha costruito una nuova filosofia dello sguardo, rivoluzionando la fotografia italiana nel Novecento con la sua poetica del paesaggio e della memoria, è dedicato “Infinito – l’universo di Luigi Ghirri”, il film scritto e diretto da Matteo Parisini (Bologna 1980). In occasione della prematura scomparsa di Ghirri, il documentario è stato presentato in anteprima lo scorso ottobre a Roma, al Festival del Cinema, al MAXXI e successivamente in un tour che ha fatto tappa in diverse sale italiane nel 2022. L’opera di Parisini ritrae il grande maestro della fotografia lasciando emergere la dimensione dell’uomo, prima di quella dell’artista. “Io sono prima una persona e poi un fotografo”, affermava Luigi Ghirri. E così recita la voce narrante dell’attore Stefano Accorsi, fil-rouge dell’intero documentario. Il regista unisce filmati e interviste ad un ampio flusso di fotografie anche inedite, tratte dal nutrito Archivio Ghirri che viene gestito dalla figlia minore Adele. Numerose le testimonianze, presenti nel film, dei compagni di viaggio che hanno costellato la vita di Ghirri: gli artisti Franco Guerzoni e Davide Benati, lo storico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle, lo storico della fotografia Paolo Barbaro, lo stampatore Arrigo Ghi, il fotografo Gianni Leone che ricorda lo stretto legame di Ghirri con la Puglia, il musicista dei CCCP Massimo Zamboni, la famiglia e le figlie Ilaria e Adele. “Nel tracciare il ritratto di Luigi Ghirri – spiega Matteo Parisini – ho utilizzato materiali diversi che, intrecciandosi gli uni con gli altri, come pennellate successive fanno emergere il mondo dell’artista”. In parallelo alla sua prolifica opera fotografica, Ghirri ha sviluppato una riflessione teorica che ha riversato in numerosi libri. E’ anche questa la risultante dell’intensa ricerca poetica ed esistenziale intrapresa dal fotografo, sfociata in un “diario che interroga il presente”.  Infatti, come sostiene Parisini: “Il film nasce dalla lettura degli scritti di Luigi Ghirri, del libro ‘Niente di antico sotto il sole’. Grazie a questa lettura sono entrato in una dimensione molto più intima”. Scevra da ogni intento di spettacolarizzazione che caratterizza la società liquida, la poiesis di Ghirri si sofferma su elementi della quotidianità partendo da ritratti, soprattutto rurali, della provincia emiliana. Sono questi i luoghi del mito e della memoria universale. Attraverso scatti dalle tenui cromie, il fotografo costruisce una nuova “iconografia dell’armonia”, rappresentando paesaggi quasi metafisici, sospesi in un’atmosfera rarefatta e atemporale. Gli spazi semi-vuoti e aperti di Ghirri rivelano le infinite possibilità rappresentative della nuova prospettiva fotografica, prosecuzione della visione interiore. Non a caso il titolo del film di Matteo Parisini è tratto da “Infinito”, la nota composizione di Ghirri del 1974 formata da 365 scatti del cielo in costante mutamento.