Metamorfosi delle rovine di Sergio Angeli
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Metamorfosi delle rovine di Sergio Angeli
Comunicato
Metamorfosi delle rovine
installazione itinerante di Sergio Angeli
Riserva naturale dell'Aniene, parco della Cervelletta, Roma
20 marzo 2026 ore 11,30
a cura di Officina Dentro
Nel tempo che chiamiamo Antropocene — l’epoca in cui l’impatto umano è divenuto forza geologica — la materia non è più innocente. Conserva tracce, accumula memoria, testimonia il passaggio di un’umanità che costruisce e consuma con la stessa intensità. È in questo scenario che si colloca Metamorfosi delle rovine, progetto itinerante di Sergio Angeli che indaga il rapporto tra essere umano e materia nel momento della sua massima impronta sul pianeta. Le opere, raccolte sotto il titolo Antropocene, la prima già installata a febbraio nella Riserva naturale dell'Aniene parco della Cervelletta, nascono da un processo che è al tempo stesso raccolta, sottrazione e riscrittura. L’artista utilizza prevalentemente carta e stoffe riciclate come superfici sensibili su cui imprimere tracce ottenute da materiali recuperati nei margini urbani: frammenti di elettrodomestici, componenti elettroniche, plastiche, parti meccaniche, oggetti d’uso quotidiano abbandonati.
Questi elementi non vengono semplicemente assemblati, ma diventano matrici, stencil, strumenti generativi. Il rifiuto si trasforma in dispositivo linguistico. La rovina industriale si fa gesto.
Nel dialogo tra segno pittorico e impronta meccanica emerge una tensione costante: da un lato la ripetizione fredda dell’oggetto industriale, dall’altro la vibrazione irregolare della mano. Le superfici si stratificano, si addensano, conservano pressioni e cancellature. Ciò che appare è un paesaggio in trasformazione, popolato da forme ibride sospese tra corpo e macchina, tra organismo e relitto.
Le installazioni presentate tra le rovine abbandonate nelle Riserve naturali di Roma, inseriscono il progetto in un contesto carico di stratificazioni storiche e ambientali. In questo margine urbano, dove natura e infrastrutture convivono in equilibrio fragile, le opere amplificano la relazione tra paesaggio e traccia antropica. La scelta del luogo non è neutra: il lavoro dialoga con l’ambiente, lo interroga, ne riflette le contraddizioni.
Metamorfosi delle rovine non si limita a una denuncia ecologista. Il progetto evita la retorica dell’allarme per proporre invece una riflessione sulla trasformazione. Se l’Antropocene è il tempo dell’accumulo e dell’eccesso, può anche diventare il tempo della consapevolezza. Le rovine contemporanee non sono solo resti di un fallimento, ma materia potenziale, archivi di possibilità.
L’atto del recupero diventa allora gesto poetico e politico insieme. Riutilizzare significa sottrarre alla dimenticanza, restituire visibilità a ciò che è stato espulso dal ciclo del valore. In questa operazione, l’opera non cancella la ferita ma la rende leggibile. Ogni superficie è una mappa di pressioni e memorie, una testimonianza del nostro passaggio.
Promosso e sostenuto da Officina Dentro, associazione di promozione artistica, il progetto itinerante si configura come un dispositivo in movimento, capace di adattarsi ai luoghi e di ridefinirsi nel confronto con contesti differenti. La dimensione nomade rafforza il senso di responsabilità collettiva: l’Antropocene non è un altrove, ma uno spazio condiviso.
In un’epoca segnata dall’accelerazione e dalla smaterializzazione digitale, Metamorfosi delle rovine riporta l’attenzione sulla fisicità della materia. Sul suo peso. Sulla sua persistenza. E suggerisce che forse proprio nelle tracce che lasciamo — negli scarti, nei resti, nelle rovine — si annida la possibilità di una metamorfosi.
(Officina Dentro)
info: angelintro@gmail.com
officinadentro@proton.me
@rgioangeli.official
@officinadentro
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