LA MANIPOLAZIONE 4a edizione di Ma/Donne Movimentazione Indipendente Arte Contemporanea
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LA MANIPOLAZIONE 4a edizione di Ma/Donne Movimentazione Indipendente Arte Contemporanea
Comunicato
A/DONNE 4ª edizione torna con una forza rinnovata, espandendo i propri confini a quindici centri di ricerca artistica. La rassegna si conferma come un osservatorio critico e indipendente, capace di unire gallerie storiche, spazi universitari e laboratori sperimentali in un fronte comune contro le distorsioni del presente; si espande significativamente, valicando i confini nazionali per creare un asse di resistenza che unisce l'Italia alla Spagna e alla Turchia. Ma/Donne 2026 esplora la manipolazione in tutte le sue declinazioni, portando alla luce ambiti spesso ignorati dal dibattito pubblico. Attraverso installazioni, performance e opere site-specific, gli artisti indagheranno su come la manipolazione della verità possa incidere profondamente sulla salute e sull’identità.
Sezione a cura di Enrica Chicca Benedetto
SALONE Diego Dominici - Fotografia
Il progetto Atman di Diego Dominici si inserisce nel tema della IV edizione di Ma/Donne, dedicata alla manipolazione e sviluppata nel quadro curatoriale Oltre il Gaslighting.
La ricerca dell’artista indaga identità, comunicazione e relazione attraverso un linguaggio visivo basato su stratificazioni e trasformazioni percettive. L’immagine fotografica non è mai neutra: è filtro e alterazione del reale. In questa fase, il tessuto assume un ruolo centrale, diventando una seconda pelle che avvolge e deforma il corpo, generando forme che ne sospendono il riconoscimento.
Nel contesto della mostra, che intende smascherare le strategie del Trickster, Atman propone una riflessione sulla manipolazione della percezione come metafora di quella identitaria. Il corpo appare nascosto e distorto, evidenziando la frattura tra ciò che vediamo e ciò che è, tra significante e significato.
Le figure velate sembrano sospese tra protezione e costrizione, tra nascondimento e rivelazione. La manipolazione della forma visiva rispecchia quella della verità nelle dinamiche contemporanee: ciò che appare credibile può essere costruito, mentre ciò che è autentico può restare invisibile.
Il richiamo al gaslighting emerge nella destabilizzazione dello sguardo; tuttavia, nel lavoro di Dominici la manipolazione non è solo denuncia, ma anche possibilità trasformativa. Attraverso luci e ombre, l’artista suggerisce che dietro la superficie alterata permane una dimensione interiore profonda. Il titolo, che in sanscrito significa “sé” o “anima”, introduce infatti una riflessione sull’essenza dell’individuo e sulla sua capacità di resistere o trasformarsi.
In Atman la manipolazione non viene raccontata, ma resa visibile. L’immagine altera il corpo e costringe chi guarda a confrontarsi con l’instabilità della percezione.
SALA LIBRERIA Olga Buneeva - Ceramica, Fiber art
Le opere di Olga Buneeva, realizzate in ceramica, acquarello e tessili, trovano spazio nella sala libreria della villa Cernigliaro, sede della mostra Ma/Donne 2026. La sua pratica indaga la manipolazione della memoria e della forma, traducendo il linguaggio della memoria in un codice visivo in cui verità e finzione si sovrappongono. Il lavoro di Buneeva si inserisce in dialogo con il tema curatoriale di quest’anno: il "Trickster" e le strategie di inganno che attraversano ambiti affettivi, sociali e politici. Nelle sue ceramiche, forme classiche e definite vengono scardinate e trasformate attraverso piccole manipolazioni che ne alterano radicalmente il senso. Un’anfora tradizionale può moltiplicare i fori di uscita o metamorfizzarsi in esseri pseudo-mitologici; cubi di ceramica sfalsano le facce, si moltiplicano in numeri impossibili o presentano impronte di Lego; piccoli vasi delicati, dai colori gentili, vengono intaccati da un “tarlo” metaforico, che introduce un errore, una dissonanza, uno scomponimento nelle forme apparentemente perfette. Queste trasformazioni incarnano la criptomnesia: memorie vissute e trasmesse che si sovrappongono, si deformano e generano nuove forme, creando un linguaggio visivo inquietante e viscerale.All’interno della sala-libreria, Buneeva propone anche un acquarello su tela rotonda (140 x 140 cm) con ricamo, sul quale è scritto in russo un estratto di Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque. Il brano descrive la devastazione dei corpi negli ospedali militari della Prima Guerra Mondiale, la sofferenza quotidiana e l’insensatezza della guerra, e dialoga con la storia della villa Cernigliaro nel 1945, quando era occupata dai soldati.In un’altra vetrina, la terra e l’erba del giardino ricreativo della villa si mescolano a pezzi di mattoni, sopra cui si colloca la scultura di un diavoletto rotto, con le gambe staccate dal corpo. L’installazione mette insieme pezzi integri e frammentati, memoria storica e poetica, materia e testo, trasformando la familiarità in inquietudine. Come in tutta la sua pratica, Buneeva non cerca bellezza o catarsi, ma affronta il trauma e la memoria come organismi instabili: distorti, in continua metamorfosi, generativi di nuove forme. Le sue opere diventano così strumenti critici, rivelando come piccoli dettagli possano modificare radicalmente la percezione della realtà e invitando lo spettatore a confrontarsi con la manipolazione, la violenza e la fragilità della vita.
SALA H. CHOPIN Özlem Oğuzhan - Video
Nel video Una Storia (2026) di Özlem Oğuzhan mette a fuoco il nucleo politico del concetto: la manipolazione come controllo del linguaggio, dello sguardo e della memoria collettiva.Nel suo lavoro, la manipolazione non è soltanto menzogna esplicita, ma processo più sottile di invisibilizzazione, di riscrittura della realtà, di normalizzazione dell’oppressione. Agisce quando impedisce di vedere, quando impone narrazioni chiuse, quando trasforma la paura in disciplina e il silenzio in obbedienza. È un dispositivo che tenta di governare non solo i corpi, ma anche l’immaginario. Attraverso la poesia — ora asemica, ora dichiaratamente frontale — Oğuzhan smonta questo meccanismo. Se il potere manipola restringendo il senso, l’artista lo riapre; se costruisce nebbia, lei oppone uno sguardo che insiste; se frammenta le soggettività, lei le riconnette in un “fiume” collettivo. La metafora del fiume indomabile diventa così l’antitesi della manipolazione: flusso contro argine, pluralità contro controllo, memoria viva contro narrazione imposta. In questo contesto, la manipolazione — focus della quarta edizione di Ma/Donne — emerge come campo di tensione tra potere e libertà. L’opera di Oğuzhan la rende visibile e, al tempo stesso, ne mostra il limite: di fronte a un’esistenza che si dichiara ostinatamente presente, il dispositivo manipolatorio vacilla. La voce individuale diventa coro, il corpo diventa geografia, la poesia diventa atto politico.
SALA DA PRANZO Marta Indra Di Giulio - Performance
Una linea di torta di Marta Indra Di Giulio affronta il tema della manipolazione trasformandolo in esperienza diretta. Al centro della scena, un lungo tavolo con tredici sedie: una tovaglia bianca attraversata da una linea continua di torta rossa divide simbolicamente e fisicamente lo spazio. Le postazioni sono volutamente diseguali — alcune hanno posate e calici in abbondanza, altre quasi nulla — introducendo fin dall’inizio uno squilibrio non spiegato.La performer, seduta a capotavola, guida un breve momento di concentrazione e poi invita i partecipanti a servirsi liberamente. Da quel momento, ogni dinamica è affidata al gruppo. La disparità degli oggetti, la linea di confine e l’assenza di istruzioni esplicite generano negoziazioni, alleanze, tensioni e adattamenti. Il potere non viene imposto apertamente: emerge dalle condizioni date, dalle regole implicite, dall’accettazione o dalla messa in discussione dell’assetto iniziale.La linea rossa diventa così metafora concreta della gestione delle risorse, del privilegio e dell’accesso: nutrimento e barriera insieme. In dialogo con il tema del gaslighting, la manipolazione si rivela come campo di forze silenzioso che orienta percezioni e comportamenti senza dichiararsi.L’invito a scrivere sulla tovaglia trasforma il tavolo in archivio temporaneo di tracce collettive. La tavola si fa microcosmo politico: uno spazio quotidiano che rende visibili le strutture invisibili delle relazioni sociali, mostrando come il controllo possa nascere non da ordini espliciti, ma da assetti accettati come naturali.
Enrica Benedetto
Programma completo, info su spazi artisti e curatori su https://ma-donne.carrd.co/
Info sugli artisti sopra citati https://www.oolalala.gallery/exhibition_details.php?res=50
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