A Thiene (VI), presso la Fondazione Bonollo, era stata ospitata dal 21 Novembre al 31 Gennaio la mostra d’arte contemporanea Tutto si fa più grigio, più dorato e freddo, coi dipinti ad olio su tela di Anna Glantz (nata nel 1989 negli USA). Esteticamente, ci pare che a lei interessi una vibrazione ipnotizzante per il tampone della nebbia. Simbolicamente, il grigiore d’una doratura appartiene ai desideri dall’inconscio. Dalla vertigine per i raggi, una culla sull’imbottigliamento della prospettiva sarà solo inappagante. Nei quadri di Anna Glantz, la teoria estetizzante d’un espressionismo astratto ha la prassi per una metamorfosi della trascendentalità. L’ambrosia è quasi una nebbia per i desideri cristallizzati. L’eternità si percepisce influenzante mediante gli eventi, fra lo spazio ed il tempo. Un cristallo impreziosisce il taglio. Ma quanto il manto dell’inconscio “si puntellerà” sugli impulsi? Fingere di tamponarli non serve, se l’immanenza “ci dà una svegliata” dalla realtà, perché la nostra vita accade mentre noi pensiamo a tutt’altro. Questa è una trascendentalità per l’esistenzialismo. Il manto dell’etere influenzerà una metamorfosi sulla cristallizzazione nei nostri desideri, che noi (ri)struttureremo grazie a qualche “strategia”. Per realizzarsi, fatalmente bisogna impegnarsi. Questa è una trascendentalità per il vitalismo. Nei dipinti di Anna Glantz, noi immaginiamo una dialettica fra l’abbaglio ed il radar. Un enigma della metafisica concerne l’etere, che perpetua gli orientamenti “innocenti” degli astri. La bottiglia morta da Giorgio Morandi potrebbe rinascere, e mediante un radar sull’entropia. Alla pittrice interesserebbe una maneggevolezza sulle ombre della metafisica per Giorgio De Chirico. La bottiglia è anche quella per il messaggio cifrato, infinitamente in balia dell’oceano, ma senza scomparire nell’abisso. Il naufrago spera d’appigliarsi ad un faro assai più che ad un bastone: col secondo la salvezza rischia di restare momentanea. Nei quadri di Anna Glantz, si percepirebbe un arieggiamento lagunare. Così i fondali melmosi dovranno attutire i tentacoli brillantemente urticanti delle meduse. Parallelamente si percepirà un focolare grezzo, d’insabbiamento per il sole già allo zenit, a prescindere dal successivo tramonto. Dal realismo figurativo, la tappezzeria rientrerà in una dialettica fra la nuvola e la riva. Ma quanto il camino sarà stato rimpiazzato dalla briccola, col poggiapiedi per le scure cozze? Anna Glantz ha scoperto di recente una passione verso la cristalleria veneziana. Questa permette di trattenere il vuoto animando per radiosità l’atmosfera. Chissà quanto conterà per Anna Glantz un allacciamento col tonalismo della scuola veneta nel ‘500 (di Giorgione, Tiziano o Tintoretto). A Thiene, la mostra era stata curata da Elisa Carollo. Commentando, lei ha citato l’empirismo trascendentale, da Gilles Deleuze.
Nel dipinto Untitled (del 2025), percepiamo l’optional d’una testiera, sintonizzandosi sull’inquadramento mediante un monitor. Cromaticamente, c’è una legnosità desertica. Vitalisticamente, al limbo fra l’onirismo ed il risveglio, le sinapsi avranno avuto un rimodellamento a mezzo scaglie. L’incastro dei cubi tenderebbe ad articolarsi. Naturalmente esiste la corteccia cerebrale. Ricordando il nostro monitor, attraverso la retina, i coni ed i bastoncelli si sgranchiranno, come gli arti, innanzi ad un letto. Il tono giallognolo si percepirà in una “patata” dell’immanenza. Le radici sono attorciglianti, progredendo come inebrianti al sole pallido della citronella. Una testiera rilassa; tuttavia davanti al televisore si finisce a poltrire, forse negativamente. L’optical art qui insabbierebbe la propria cifra. Un cuscino a triangolo permetterebbe che poltriscano anche le formule matematiche, nonostante il loro rigore: in specie dal Teorema di Pitagora. In fisica, la fluttuazione appena ristagnante dei cubi impedirebbe la vite d’Archimede. Le calze di rimpiazzo per la grondaia potranno progredire col parkour (vivendo nell’aria).
Nel dipinto Untitled (del 2025), c’è il dettaglio al microcosmo d’una cupola orientaleggiante. Ma quanto un fumaiolo da nave favorirà l’evasione? La cupola “pescherà” le paratie dell’occidentalizzazione (laddove gli idealismi sono assai più oppositivi, e mai sospensivi). Per il nomadismo servono gli accampamenti con le tende. Per il taoismo di yin e yang, si raffigura una raggiera che si raggomitola. Nel quadro c’è il bottone che si trascende mediante il pompon. Così la gravitazione dell’asola si cristallizzerà nella galassia. La bellezza non è stimabile! Nell’icona per lo yin e yang, i “bottoni” paiono abbracciati, “bruciano il tempo” sul proprio inquadramento, razionalisticamente. La cupola è un cielo all’immanenza della terraferma; l’arcobaleno è una vetrata alla trascendenza della prospettiva. La prima pressa, mentre il secondo abbraccia: nel mezzo varrà lo sguazzarsi d’una tavolozza (per la spiritualizzazione dei colori). Ma l’estetica potrà filtrare i diversi bisogni d’una comunità? Eticamente l’imperativo categorico ci pressa; politicamente una bandiera arcobaleno è progressista. Il microcosmo d’una zuccheriera o d’un annaffiatoio avrà la “raggiera” del sorso; come per il gusto, la semina avviene lentamente ma inesorabilmente.
Nel dipinto Untitled (del 2025), la colonna offrirebbe un domino allo spettro. Più astrattamente, si tratta d’eternizzare un accadimento. Tradizionalmente, con la colonna si simboleggia la temporalità. Lo spettro per la posticipazione dal passato e lo spettro per l’anticipazione dal futuro insistono su un “pompaggio” del presente. Nel quadro di Anna Glantz, i tizzoni sul caminetto scintillerebbero per tamponare le crepe sulle campiture. Il tubetto si spremerà per schizzare. Lo spettro pare una scintilla di sospensione in merito alla prospettiva (col punto di fuga). Il tono dell’azzurro sarebbe ammuffito, se non cinereo. Allacciando la scintilla al rullo, si sintetizzerebbe il pistone. Complice il tono del giallognolo, ci suggestiona il silos: per gli schizzi del mangime. L’action painting guadagna la plasticità, dal fuso col domino per la trama e l’ordito. Ci sarebbe quantomeno il diorama per una missione spagnola, lungo la calda costa della California. Partendo dal cubismo, la riflessione per combaciamento addirittura si rilasserebbe in una toppa per l’intermittenza (con la rigatura dell’ombrellone a rimpiazzare quella del faro).
Nel dipinto Untitled (del 2025), la natura morta concernerebbe una bottiglia di birra, con l’annesso boccale. Dunque l’ondeggiamento della cristalleria (spiritualmente) sarà cavalcato sulle briccole dell’infiorescenza (vitalisticamente). Chi trangugia brinda addirittura alle viscere, e tramite il lievito. Anna Glantz ha dipinto un orizzonte esondato, al grigio-celeste, quasi pareggiando dall’atmosfera la “coperta da letto” per la forza di gravità (che comunque ci rilassa). Lo scienziato rimane “sobrio” per oggettivazione, usando le lenti del microscopio innanzi al tessuto cellulare. Ma quanto la birra si percepirà come una nebbia dorata per il malto? Essenzialmente il quadro raffigurerebbe una bassa marea per l’intermittenza del faro: grazie al sorso, che rilasserà pure il naufrago. Esiste “l’isola” della bicchierata. Ma qui l’infiorescenza si sospende. Le Colonne d’Ercole anticamente offrivano una mera suggestione per le terre esotiche. Ad Anna Glantz interessa un vitalismo cristallizzato dal realismo.



