KOSTOLA Simona Ambrosini - a cura di Rosy Togaci Gaudiano
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KOSTOLA Simona Ambrosini - a cura di Rosy Togaci Gaudiano
Comunicato
Torino, l’arte smaschera la manipolazione: da La Via Lattea arriva “Kostola” di Simona Ambrosini
Venerdì 13 febbraio alle ore 18:30, a Torino, lo Studio La Via Lattea dell’artista Roberta Toscano ospita Kostola, mostra personale di Simona Ambrosini, a cura di Rosy Togaci Gaudiano, inserita nella quarta edizione della mobilitazione artistica nazionale MA/DONNE 2026 — Game Over, Trickster!, quest’anno dedicata al tema della manipolazione.
Non una parola astratta, ma una forza sottile e normalizzata che attraversa linguaggi, relazioni e immaginari collettivi. Il sottotitolo della rassegna, Game Over, Trickster!, segna un punto di rottura: il momento in cui la strategia manipolatoria perde potere perché viene riconosciuta. Rendere visibile diventa così un atto politico.
In questo scenario, La Via Lattea si conferma spazio di ricerca e confronto internazionale, un luogo dove l’arte non addolcisce il reale ma ne mette a nudo i meccanismi. Lo studio torinese si trasforma in un ambiente di frizione critica, in cui le opere non offrono consolazione, bensì strumenti di consapevolezza.
La curatela di Rosy Togaci Gaudiano si inserisce in questa tensione, costruendo un percorso espositivo che legge la scultura come pratica di smascheramento. Il suo intervento non si limita all’organizzazione delle opere nello spazio, ma orienta la lettura verso una dimensione politica e simbolica, in cui il gesto artistico diventa atto di disvelamento delle strutture che regolano il visibile e l’invisibile.
Al centro dell’esposizione, le sculture in ferro di Simona Ambrosini. Il titolo Kostola nasce da una deviazione linguistica: la parola “costola” viene alterata dall’introduzione di una K, segno di scarto e resistenza semantica. Le opere si presentano come ossature esposte, strutture portanti private di rivestimento, ridotte alla loro tensione essenziale. Non rappresentano corpi, ma forze, pressioni, equilibri instabili.
Il ferro, materiale insieme solido e vulnerabile, diventa archivio di tracce e conflitti: superficie su cui il potere lascia segni e su cui l’artista interviene per riaprire possibilità di lettura. Le sculture si offrono allo sguardo come strutture ferite ma resistenti, rivelando che la vera protezione non sta nel nascondere, bensì nello svelare.
La pratica di Ambrosini, nutrita da una formazione umanistica e psicologica e da un percorso internazionale tra Europa e Sud-Est asiatico, si sviluppa in chiave transdisciplinare e relazionale. L’opera non è oggetto chiuso, ma dispositivo critico: uno spazio che disinnesca l’incantesimo proprio mentre ne mostra il funzionamento.La mostra sarà visitabile dal 13 al 28 febbraio 2026 presso La Via Lattea, in via Amedeo Peyron 17/F, Torino, e si concluderà con un evento speciale: una live performance e sonorizzazione delle opere dal titolo Pressione Nomade, a cura di PSO – Project Secret Open, con Andrea Ullucci, Flavio Ullucci e Togaci.
Un appuntamento in cui la scultura diventa linguaggio politico e lo spazio espositivo si trasforma in luogo di rivelazione: perché riconoscere la manipolazione è il primo passo per sottrarsi al suo gioco.
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