ARTE FIERA BOLOGNA
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ARTE FIERA BOLOGNA
Comunicato
A arte Invernizzi
ARTE FIERA BOLOGNA
6-8 febbraio 2026
Padiglione 25 Stand A41
Gianni Asdrubali | Francesco Candeloro | Alan Charlton | Riccardo De Marchi
Philippe Decrauzat | François Morellet | Mario Nigro | Nelio Sonego | Günter Umberg
A arte Invernizzi presenta ad Arte Fiera Bologna 2026 un percorso espositivo articolato in sezioni con opere significative di artisti italiani ed internazionali di diverse generazioni rappresentati dalla galleria.
L’opera Trapezium in 3 parts with 3 Greys di Alan Charlton mette in luce una ripetizione e allo stesso tempo un costante ripensamento dell’elemento monocromo grigio, scelto e utilizzato dall’artista come suo unico colore. Il ritmo interno all’opera, dettato dall’alternanza ordinata tra pieno e vuoto, è in relazione con l’opera Sens dessus dessous n° 1, 2012 di François Morellet, artista internazionale - con cui la galleria collabora dal 1994 - cui il Centre Pompidou di Metz dedicherà quest’anno una grande retrospettiva in occasione del centenario dalla sua nascita. Morellet da sempre decostruisce ironicamente la geometria euclidea per restituirne una rappresentazione dal segno minimale affinché si ridefiniscano i sistemi percettivi ed esperienziali del reale.
Accanto, il lavoro di Nelio Sonego, appartenente al ciclo “Orizzontaleverticale”, attraverso il gesto ripetuto ma sempre diverso indaga le possibili variazioni della forma geometrica rettangolare all’interno della tela, che si apre e si espande nell’ambiente circostante anche grazie alla variazione dello spessore del telaio, così lo spazio di “margine” assume una maggiore rilevanza ottica, spostando i confini nel rapporto fra segno e spazio.
I monocromi di Günter Umberg, installati sulla parete centrale dello stand come presenze totalmente indipendenti, sono il risultato di diverse stratificazioni di pigmenti colorati stesi su tavole di legno e rappresentano un concentrato di energia e profondità inafferrabili. Le opere divengono emanazioni di potenza che si relazionano con la spazialità in cui sono collocate. Questi lavori dialogano con l’energia della pittura di Philippe Decrauzat che, attraverso la ripetizione modulare, si propone di indagare in maniera sistematica il processo del vedere e del fare esperienza di sè, obbligando chi osserva ad interrogarsi sul movimento ondeggiante e inarrestabile che l’occhio compie e sulla persistenza dell’immagine vibrante che esso coglie a cospetto dell’opera.
Riccardo De Marchi praticando la foratura della superficie delle sue opere crea una continua contrapposizione tra presenza e assenza attivando ripetutamente diverse possibilità di visione, anche in relazione al materiale utilizzato, come nelle opere più recenti in acciaio inox satinato e acciaio inox a specchio.
Infine, una sezione è dedicata agli skylines di Francesco Candeloro, i cui lavori sono legati alla memoria dell’artista e alla sua esperienza diretta dei luoghi che egli reinterpreta e ripropone attraverso una sua personale rielaborazione.
Sulla parete esterna che affaccia sul corriodio vengono presentate l’opera di Mario Nigro appartenente al ciclo “Dipinti satanici”, in cui coniugano espressività e progettazione, declinate nella libertà cromatica effusiva di grande dimensione e l’opera di Gianni Asdrubali caratterizzata da un incontro-scontro di pieni e vuoti.
Ogni artista, attraverso la propria poetica, dà vita ad un diverso e mutevole pulsare dell’immagine che proietta nel reale - nello spazio e nel tempo - nuove possibilità di visione, inscindibilmente legate al divenire dell’esistenza e del cosmo.
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