Urbanesimo

Inaugura

Giovedì, 1 Dicembre, 2022 - 18:00

Presso

Manuel Zoia Gallery
Via Maroncelli 7, Milano

A cura di

Manuel Zoia Gallery

Partecipa

Urbansolid

Fino a

Sabato, 14 Gennaio, 2023 - 19:00

Urbanesimo

Comunicato

Urbansolid è un progetto di street art che porta il writing alla terza dimensione tramite l’installazione scultorea. I due artisti - Riccardo Cavalleri e Gabriele Castellani - incontratisi all’Accademia di belle arti di Brera, comprendono insieme come il loro linguaggio da scultoreo stava plasmando lo spazio urbano. Ritornano così ai muri delle città, rendendo il writing tridimensionale, al limite con l’installazione: sculture rappresentanti calchi anatomici umani, pistole, televisori, e altri simboli della pop culture e mainstream, si articolano sui muri portando con sé significati allegorici e di denuncia sociale.
Sulla base di ciò, con Urbanesimo, gli artisti presenteranno un nuovo corpus di opere, a parete e installative, che riflettono sulla condizione di vita nelle città. La galleria si trasformerà così in un dispositivo urbano che entra in sintonia con la metropoli milanese, abbattendo i confini tra interno ed esterno.
Il termine Urbanesimo richiama il fenomeno migratorio che, a partire dagli inizi del 1800, ha portato le persone a spostarsi dalle campagne alla città, contribuendo alla formazione di un nuovo stile di vita: quello “urbano”. Riagganciandosi al passato, i due artisti creano un senso di contiguità con le condizioni di vita moderne, gettando luce sull’abitabilità – o inabitabilità - degli spazi cittadini, soprattutto nel periodo post-pandemico. Nelle metropoli contemporanee gli individui sono costretti in spazi sempre più innaturali, e – quasi in antitesi al design – sono gli esseri umani a doversi adattare agli spazi, alle regole urbane e alle infrastrutture, e non viceversa. In che modo, quindi, gli esseri umani si sono adattati a uno stile di vita che spesso limita la nostra stessa natura? Così, se ci sentiamo ospiti indesiderati, allora la street art è chiamata a riflettere sull’oggetto della sua arte, emancipando la città che da mero supporto su cui poggiare in maniera passiva le opere d’arte, diviene luogo dell’abitare attivo.

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