UOMINI A(R)MATI Carlo D’Oria
Inaugura
Presso
A cura di
Partecipa
Fino a
UOMINI A(R)MATI Carlo D’Oria
Comunicato
Carlo D’Oria – Uomini A(r)mati
La ricerca artistica di Carlo D’Oria riflette sull’essere umano, visto come fragile, instabile e in continuo cambiamento. Nelle sue opere, l’uomo appare sospeso tra l’essere individuo e parte di una collettività, tra il proprio mondo interiore e il rapporto con ciò che lo circonda.
La mostra presenta quattro sculture in acciaio e un disegno, Nebbia (2024). Le sculture, solide e fortemente composte, si contrappongono alla leggerezza e all’immaterialità del disegno, realizzato su più carte da lucido, creando un dialogo tra presenza e dissoluzione, tra corpo e traccia, tra ciò che resta e ciò che svanisce.
Le figure sono costruite attraverso la ripetizione di numerose aste in acciaio. Questa struttura densa non è solo formale, ma anche simbolica: richiama l’idea di massa, di schieramento, quasi un’armata. In questo modo, i corpi sembrano perdere la propria individualità, emergendo come parte di un insieme più ampio e impersonale. L’acciaio, materiale resistente e tenace, rappresenta una forza che attraversa e sostiene le forme. Non offre una stabilità rassicurante: genera piuttosto una tensione continua, un equilibrio precario e mai del tutto risolto.
All’interno di queste costruzioni si percepisce anche una dimensione di caos, non disordinato ma organizzato. È un caos che riflette la realtà contemporanea, in cui l’uomo è al tempo stesso creatore e prigioniero. Pur consapevole del dolore e delle contraddizioni che lo circondano, spesso non riesce — o non vuole — liberarsene.
Le presenze “armate” non rimandano a un conflitto specifico, ma a uno stato più profondo: quello di un’umanità che, nel tentativo di difendersi, finisce per irrigidirsi nei sistemi che essa stessa costruisce. La forza diventa così ambigua: insieme protezione e limite. Il titolo A(r)mati suggerisce una doppia lettura, tra “armati” e “amati”. Prevale l’idea di difesa e chiusura, che si traduce in una tensione costante, quasi in un conflitto permanente.
All’interno della ricerca artistica di D’Oria, un ruolo fondamentale è svolto dai materiali. L’artista utilizza nel suo percorso acciaio, marmo, bronzo, cera e altri, costruendo un continuo dialogo tra opposti come peso e leggerezza, stabilità e trasformazione. In questo senso, i materiali non sono semplici elementi tecnici, ma veri strumenti di pensiero, attraverso cui esplorare l’esperienza umana. Emblematico è il confronto tra cera e marmo: la prima, fragile, può essere modellata e trasformata; il secondo, se spezzato, perde definitivamente la sua forma. In questa opposizione si riflette una tensione profonda dell’esistenza, sospesa tra possibilità di cambiamento e irreversibilità. Dal punto di vista formale, le opere si collocano tra astrazione e figurazione. Non sono descrittive, ma evocative, quasi archetipiche: la loro configurazione nasce dall’accumulo e dalla ripetizione, che diventano il vero linguaggio espressivo.
Questa tensione emerge anche in Nebbia (2024), dove il tema dell’impermanenza è centrale. Qui le immagini, realizzate su più carte da lucido sovrapposte, si fanno sfocate, si dissolvono, perdono consistenza, come ricordi che lentamente svaniscono. A differenza delle sculture, l’opera si costruisce per sottrazione: ciò che resta è una traccia fragile e incerta.
Nel complesso, il lavoro di D’Oria si configura come un racconto dell’umano costruito attraverso tensioni e stratificazioni. Le sue opere mostrano un uomo immerso in un caos che egli stesso genera e alimenta, offrendo uno sguardo lucido su una realtà dalla quale, pur consapevole, fatica a liberarsi.
Enrica Benedetto
Locandina Silvia Carbotti
Allestimento Albero Garino
Come arrivare
- letto 84 volte
