LOBODILATTICE

TOBIA RAVA’. PALPITI NOTTURNI a cura di Luisa Turchi

Inaugura

Domenica, 26 Aprile, 2026 - 17:00

Presso

Galleria d’Arte l’Occhio di Elisabetta Donaggio
Dorsoduro 181-185

A cura di

Luisa Turchi

Partecipa

Tobia Ravà

Fino a

Mercoledì, 10 Giugno, 2026 - 19:00

TOBIA RAVA’. PALPITI NOTTURNI a cura di Luisa Turchi

Comunicato

Tobia Ravà è l’artista contemporaneo del dubbio e della realtà apparente di un Assoluto originario in cui convergono più Assoluti.

Non a caso la forma prescelta è il Tondo, già ideale di una volontà di rappresentazione iconica di perfezione, che annulla e racchiude metaforicamente al suo interno gli spigoli o l’ostacolo dei quattro punti cardinali a croce in esso contenuti, il cui centro è dato dai suoi raggi perpendicolari che si incontrano intersecandosi e configurando l’inizio, il carpe diem di tutto il nostro destino.

La figurazione in lui è un pretesto per un’indagine temporale diacronica e sincronica di concetti e stati d’animo particolari quanto universali, costruiti mediante vortici di lettere e numeri, secondo le leggi della ghematria ebraica e della teosofia.

I suoi Paesaggi e Volti sono come un salto quantico che dal passato arriva alla contemporaneità, tra razionalità e irrazionalità, quasi un gioco gioioso e distensivo nel dinamismo contenuto delle sue forme artistiche che implodono in vortici di significati primi e derivati.

Le sue opere esprimono concetti che sono il minimo comune denominatore di una possibile etica per la società, un codice morale e comportamentale relativo ad un futuro di pace e alla riqualificazione dell’individuo in rapporto alla storia e al luogo in cui vive.

Costante-incostante leitmotiv, i suoi Alberi nei toni freddi dell’azzurro dell’aria e dell’acqua, o caldi come il rosso ambrato della resina e linfa della terra.

In un’ottica di ludica rivisitazione messianica dei giganti del Passato, rivive la Danae di Klimt rannicchiata su di sé come un Nautilus come la coppia di villeggianti del Minuetto estemporaneo tra ombra e luce della Passeggiata in villa di Tiepolo, o il solitario enigma della Tempesta, questa volta deserta, di Giorgione, che aspetta solo il ritorno di una nuova armonia celeste e terrena.

Ravà sembra, tuttavia, suggerire che non si deve rinunciare a cercare la Terra promessa, sfida che porta con sé l’idea di territori giocoforza condivisi e la possibilità di una coesistenza fattibile, non solo immaginata o pensata ma reale.

Il Ciclo del Lupo nasce, infatti, dall’incontro con l’etologa Paola Peresin, autrice del libro Slavc, storia documentata dell’incredibile viaggio di un lupo coraggioso e solitario che dalle Alpi orientali della Slovenia arriva fin nell’Italia settentrionale, attraverso paesaggi antropizzati e lungo sentieri abbandonati da più di un secolo dai suoi antenati, per poi accoppiarsi con una Lupa di nome Giulietta di origine appenninica, con la quale dare inizio ad una nuova e felice ricolonizzazione di impronta europea nel Triveneto.

Ad ogni suo passaggio, Slavc è costretto a fare i conti con l’Uomo, e con echi ancestrali di paure e superstizioni mai sopite. Dalla sua ha però anche ricerche scientifiche e una legislazione che nel tempo si è fatta più protettiva, campagne di sensibilizzazione e generazioni di allevatori che hanno imparato a convivere con i predatori in un’ottica di riequilibrio ambientale e di sopravvivenza comune.

I “palpiti notturni”, allora, titolo della mostra che accorpa opere differenti fra loro, quali dipinti, rasi ed allumini, nonché sculture di bronzo di animali, indefinite in quanto a spazi e tempi cronologici e meteorologici, sono da collegare ai nostri sussulti più segreti: i palpiti sono i passi lenti ed attutiti, o più veloci ed irrequieti del lupo solitario che si nasconde  in ognuno di noi, e che cammina nella notte dell’esistenza facendosi sentire anche quando lascia le proprie impronte felpate nel bianco della purezza della neve.

Estendendo il concetto, da un piano di Natura allo Spirito, e pensando al percorso di arte e di vita di Tobia Ravà, si può capire come tutto ciò rientri in una ideologia più vasta, abbracciando l’intera umanità, nel nome del rispetto e della civiltà, e soprattutto della libertà, fattore unico ed imprescindibile per una reale convivenza di pace fra i popoli.

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