Raffaele Minotto, Tobia Ravà, Marta Sforni. Incontro
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Raffaele Minotto, Tobia Ravà, Marta Sforni. Incontro
Comunicato
Il 28 ottobre ore 18.30 è organizzato l’incontro con gli artisti Raffaele Minotto, Tobia Ravà e Marta Sforni al fine di sollecitare il dibattito artistico e trasmettere al visitatore le conoscenze e i valori contenuti nelle opere.
L’evento è organizzato nell’ambito della mostra Riflessi a cura di Maria Luisa Trevisan in corso a Mirano presso lo spazio espositivo Castellantico 15 fino al 9 novembre 2025 e prevede l’esposizione di dipinti di Raffaele Minotto e Marta Sforni e sculture in bronzo, allumini specchianti e sublimazioni su raso di Tobia Ravà.
L’esposizione d'arte contemporanea dal titolo Riflessi riguarda la capacità che ha l’arte di stimolare non solo la vista ma anche la mente attraverso i materiali, le tecniche, i soggetti e i temi trattati nelle opere.
Da anni impegnata nella rappresentazione pittorica di oggetti di vetro, Marta Sforni presenta una serie di nuove opere dedicate ai lampadari di Murano e ai fiori di vetro, associando questo materiale fine e leggero alla natura, in quanto espressione della forza vitale a cui ispirarsi per ripartire nuovamente. Si avverte una certa precarietà e instabilità nell’oscillazione dei grandi lampadari che ondeggiano un po’ come un pendolo nel vuoto o al di sopra di paesaggi collinari o lagunari appena accennati. A volte i toni sono pacati altre volte più accesi, comunicando quella gioia e spensieratezza che sembra appartenere ad un’altra epoca o a una fase felice della vita quale quella infantile, come in Ritornello. Trae anche ispirazione dalla letteratura come nel caso de I fiori del male di Baudelaire, o dalle figure della commedia dell’arte come in Arlecchino. Nelle recenti opere sviluppa una serie di lievi, delicate e raffinate trasparenze di colore che esaltano la diafana leggerezza di questi affascinanti oggetti veneziani, divenuti iconici nella ricerca artistica dell’artista, in quanto racchiudono in sé tutta la bellezza, la fragilità e la forza seduttiva di una città come Venezia, ma sono anche metafora della nostra esistenza di essere umani e di tutti gli altri esseri viventi.
La tecnica tradizionale dell’olio su tela o su tavola è quella che caratterizza le affascinanti opere di Raffaele Minotto, in cui dipinge con un suo stile figurativo materico che si è perfezionato negli anni sulla scia dei generi pittorici tradizionali del paesaggio e della natura morta. Nei paesaggi invernali mette in evidenza le lunghe ombre degli alberi gettate sulla terra ricoperta di un sottile strato di neve e ghiaccio. Mentre nei banchetti indugia nel delineare meticolosamente tavole apparecchiate con piatti ricolmi di prelibate pietanze e bicchieri scintillanti di riflessi. I suggestivi interni dei sontuosi palazzi che ha frequentato fin da piccolo, sono pervasi dalla nostalgica attenzione ai dettagli. L’eleganza e le atmosfere che imprime ai suoi lavori riecheggiano i modi dei maestri del passato da Jacopo Bassano, Parmigianino e Tintoretto a Canaletto e Cavaglieri. Guardare un suo dipinto ricco di pigmenti e dense pennellate che manifestano una sensibilità del colore tipicamente veneta, rappresenta un piacevole viaggio nel tempo.
Le opere di Tobia Ravà sono caratterizzate da una fitta texture di lettere ebraiche e numeri. Presentano diversi livelli di lettura, ad esempio i quattro condensati in PaRDeS, da cui deriva il termine ‘paradiso’ e acronimo costituito dalle iniziali delle parole ebraiche che fanno riferimento a quello letterale, deduttivo, induttivo e segreto. Comunque non è tanto importante sapere decriptare tutti questi segni, cifre e parole, ma quello che conta maggiormente è lasciarsi affascinare e perdersi in questo intricato percorso che in realtà ha una logica stringente.
Egli ha creato ed inventato un nuovo genere che può essere definito “concettualismo estetico”, in quanto le sue opere sono dense di significati, ma anche attraenti dal punto di vista figurativo e cromatico. Appaiono al contempo astratte, in quanto le immagini sono costruite, anziché di puntini e trattini come in Seurat ed in Signac, da cifre alfanumeriche con la tecnica che potremmo azzardare a chiamare numerisme, ma sono anche concrete nella forma e nella logica che saldamente le sottendono.
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