LOBODILATTICE

IL POEFONO Spazio di Interrogazione

Inaugura

Sabato, 18 Aprile, 2026 - 16:00

Presso

Villa Cernigliaro
Via Clemente Vercellone, 4 - Sordevolo Italy

A cura di

Enrica Benedetto

Partecipa

Opera di: Tommaso Correale Santacroce Codice di: Emanuele MelziAI A cura di: Alessio Gallina e Giorgio Manfredi - Flamel Poesie di: Tommaso Correale Santacroce Lettura al femminile di: Giulia Faggioni

Fino a

Domenica, 31 Maggio, 2026 - 18:30

IL POEFONO Spazio di Interrogazione

Comunicato

IL POEFONO

Spazio di Interrogazione

Il progetto si inserisce nel tema della Manipolazione, fulcro della quarta edizione di Madonne – movimentazione artistica, un progetto che riunisce pratiche di resistenza in spazi artistici eterogenei, diffusi sul territorio italiano e in dialogo con realtà oltre i confini nazionali.

Il Poefono nasce in un contesto in cui le tecnologie del linguaggio influenzano profondamente il modo in cui percepiamo il mondo e gli altri. L’opera rende visibili le logiche con cui oggi voce, parole e gesti vengono analizzati e trasformati in risposte, riconfigurando il telefono come uno spazio di interrogazione.

L’installazione è composta da un telefono a rotella anni Settanta, un block-notes e una scatola. La loro semplicità è solo apparente: il telefono non è più un mezzo di comunicazione, ma un’interfaccia che invita a soffermarsi sul gesto del chiamare e dell’ascoltare. Al suo interno, un sistema tecnologico analizza la voce, elabora sequenze numeriche e combina testi poetici di Tommaso Correale Santacroce in risposte sempre diverse. Le poesie vengono restituite attraverso una voce selezionabile — maschile o femminile — che orienta la qualità dell’ascolto e la percezione della relazione.

L’interazione prende forma come un dialogo aperto. Comporre un numero non significa raggiungere qualcuno, ma attivare un campo di possibilità: un altrove, un interlocutore indefinito, una soglia. La poesia emerge da questa attivazione, come risposta che non coincide mai pienamente con l’intenzione iniziale. Se il visitatore interviene, la lettura si interrompe; le sue parole occupano lo spazio e, al termine, una nuova poesia si innesta su quanto è stato detto, modulando la risposta in risonanza con la voce.

Il dispositivo reagisce, si adatta, si riconfigura. La voce viene analizzata secondo criteri psicolinguistici e sociolinguistici che individuano campi valoriali e orientano la selezione dei testi. Tecniche affini a quelle dei sistemi di profilazione vengono qui sottratte alla logica estrattiva: il sistema è chiuso, non accumula dati, non costruisce profili. L’intelligenza artificiale non prevede né indirizza, ma restituisce: produce un’eco, una corrispondenza instabile che apre uno spazio di interrogazione. Non esiste un tempo unico di fruizione. Il ritmo si costruisce nella relazione: può essere rapido o dilatato, continuo o frammentato. È il comportamento di chi interagisce a modulare l’andamento, mentre il dispositivo risponde, interrompe, rilancia.

Il Poefono mette in discussione anche l’idea di autorialità: il poema finale non è mai dato una volta per tutte. È una co-costruzione tra autore, algoritmo e visitatore, un processo che si riattiva a ogni interazione, generando configurazioni sempre diverse, nuove domande e possibilità di senso. In un’epoca in cui la manipolazione percettiva opera in modo invisibile, il Poefono propone un’altra direzione: non imporre significati, ma creare le condizioni perché il gesto dell’interrogare e dell’ascoltare possa riemergere. Chiamare e ascoltare diventano pratiche critiche, atti minimi che riaprono lo spazio della relazione — con l’altro, con la macchina, con il nulla, con il tutto e con il tempo stesso.

Enrica Benedetto

18 aprile – 31 maggio 2026
Vernissage: sabato 18 aprile, ore 16:00
Orari: ven-sab-dom, 15:00 – 18:00 (su appuntamento)
 

Come arrivare