LOBODILATTICE

MADONNA CHE SILENZIO. Sala d’attesa per giocatori di gratta e vinci

Inaugura

Venerdì, 8 Maggio, 2026 - 18:00

Presso

L'Agnelleria Art Gallery
via Exilles 84/f

A cura di

Enrica Benedetto

Partecipa

Andrea Gardini

Fino a

Domenica, 10 Maggio, 2026 - 23:30

MADONNA CHE SILENZIO. Sala d’attesa per giocatori di gratta e vinci

Comunicato

MADONNA CHE SILENZIO
Sala d’attesa per giocatori di gratta e vinci
La mostra personale di Andrea Gardini presso L'Agnelleria costruisce un’esperienza
radicale di esposizione e perdita. Non è una mostra da osservare, ma da
attraversare — e, inevitabilmente, da distruggere.
Lo spazio espositivo diventa una soglia instabile tra costruzione e annientamento. Il
pavimento, interamente ricoperto di disegni, accumulo fragile di tempo e gesto,
viene consegnato al passaggio dei visitatori. Due sole tele sulle pareti restano come
presenze marginali, quasi superstiti silenziosi, incapaci di compensare ciò che
accade sotto i piedi.
Gardini non rappresenta la distruzione: l'attiva. Il pubblico non è spettatore ma
agente inconsapevole, coinvolto in una dinamica di consumo che riflette una
condizione più ampia, sociale e storica. Il gesto del calpestare diventa qui una
forma minima e quotidiana di violenza, tanto banale quanto irreversibile.
Il sottotitolo — Sala d’attesa per giocatori di gratta e vinci — introduce una chiave
decisiva: l’attesa come sospensione sterile, come tempo svuotato e manipolato. Non
più tensione verso qualcosa, ma permanenza in uno stato passivo, anestetizzato.
Una collettività che attende senza realmente aspettare, aggrappata a una speranza
ridotta a rituale compulsivo e illusorio.
Il testo dell’artista esplicita con durezza questa posizione, rifiutando ogni
consolazione e mettendo sotto accusa proprio l’idea di speranza:
“Madonna che silenzio
Di quale silenzio si parla se non il mio.
Quel silenzio disilluso, vuoto, che non ha neppure l’intenzione di sperare.
E come il silenzio anche la speranza corrompe. E si corrompe.
Quella speranza che ci ha ingannato, soggiogato e manipolato, tra i relitti culturali e
le macerie dei nostri giorni.
Quello che era speranza, quello che era attesa, oggi è mutata in feticci instabili e
miserabili.
La Madonna, Cristo, Dio, la lotteria… attese vane, inquiete. Inutili.
Non un'attesa meditativa, ma un’attesa beota e venerativa che ogni giorno logora
più in profondità l'animo, fino a renderlo del tutto privo di sentimenti, una litania
confusa dove le parole, piano piano, diventano indistinguibili.
Togli la nostra speranza quotidiana e rimetti a noi la nostra prospettiva.
E allora non rimane che distruggere tutto.
Non vedere nelle migliaia di morti di guerre criminali, lo sguardo, l'assenza immobile
di corpi che ridevano, che amavano, che ballavano estenuandosi, spazzati via dalla
volontà di potenti miliardari.
Puerile è il mio sguardo. Inutile la mia voce in un canto indistinguibile, una
cacofonia di sequenze sfavillanti.
...madonna che silenzio che c'è oggi.
Madonna che regressione: nella cultura, nei diritti, nella libertà di pensiero.
Lucido il mondo, pulito e profumato. Miliardi di immagini senza profondità, senza
racconto.
Anarchico è il mio pensiero che si arrangia nel sopportare una meschinità del vivere
borghese.
Un vivere che ha permeato anche gli strati sociali meno abbienti e che tesse la sua
ragnatela di illusione e speranza, ogni giorno.
Speranza immobile. Sala d'attesa per giocatori di gratta e vinci.
Vivo tra le distese di fogli bianchi imbrattati dai luoghi comuni, dai sermoni vuoti,
dalle luci intermittenti.
Cerco nello stupore la mia rabbia perduta, la mia voglia di volare, il mio luogo
speciale.
Oggi tutto viene distrutto, come la guerra spazza via in un momento anni di vite,
progetti, amore.
Quella copertina lucida, pulita e profumata per un attimo non c'è più.
Rimangono i rottami, scevri d'ogni commento, come corpo morto cade.”
In questo contesto, il vernissage assume un valore paradossale: momento
inaugurale che coincide con l’inizio della fine. Ogni passo consuma, ogni presenza
cancella. L’indifferenza diventa il vero materiale dell’opera.
La perdita evocata dall’artista — quella delle guerre, delle vite spezzate, dei
progetti annientati — viene tradotta in un’esperienza diretta ma silenziosa. Non c’è
spettacolo, non c’è enfasi: solo una progressiva, inesorabile scomparsa.
La mostra non offre via d’uscita. Se esiste uno spazio critico, è nella
consapevolezza di essere parte di questo meccanismo. Ma anche questa
consapevolezza resta fragile, instabile — pronta, come tutto il resto, a essere
calpestata.
Il progetto si inserisce nel tema della Manipolazione, fulcro della quarta edizione di
Madonne – movimentazione artistica, un progetto che riunisce pratiche di resistenza
in spazi artistici eterogenei, diffusi sul territorio italiano e in dialogo con realtà al di
fuori dei confini nazionali.
Enrica Benedetto

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