Eva L'Hoest,Mario Sironi. Correnti III - Techne

Inaugura

Giovedì, 9 Marzo, 2023 - 08:00

Presso

Rita Urso Artopia Gallery
Via Lazzaro Papi 2

A cura di

Giulia Bortoluzzi

Partecipa

Eva L'hoest Mario Sironi

Fino a

Venerdì, 21 Aprile, 2023 - 19:00

Eva L'Hoest,Mario Sironi. Correnti III - Techne

Comunicato

RITA URSO artopiagallery presenta Correnti III – Techne, un dialogo ideale tra la giovane artista belga Eva L’Hoest (Liège, 1991) e il maestro dell’arte italiana Mario Sironi (Sassari 1885 – Milano 1961). Due artisti che, quasi a un secolo di distanza l’uno dall’altra, si sono interessati a un medesimo tema: il rapporto tra industria e paesaggio, la conoscenza come tecnica e il suo possibile esito come destino della civiltà.

Correnti III – Techne nasce come terzo momento espositivo all’interno del progetto Correnti, che da settembre 2022 ha visto coinvolte prima le artiste Ella Littwitz ed Elena Mazzi nella mostra Correnti I – Animalia (settembre-novembre 2022) e poi Marzena Nowak nella sua personale Correnti II – Blue (dicembre 2022-febbraio 2023). Questo ciclo di mostre è stato appositamente concepito per il programma espositivo 2022-2023 della galleria, in un momento di cambiamento e trasformazione, che si concretizzerà quest’autunno nel passaggio ad una nuova sede.

Se in generale l’indagine sulle correnti si propone come una lettura visiva della diversità dei movimenti sici o metaforici ai quali rimanda il termine stesso, la mostra Correnti
III – Techne si propone come una doppia ri essione attorno alla capacità umana di praticare una qualsiasi attività, non solo manuale ma anche intellettuale.

Il termine techne, che de nisce il titolo di questa terza declinazione, fa infatti riferimento alla capacità di applicare conoscenza, sia essa acquisita empiricamente e trasmessa dalla tradizione come nel lavoro manuale e artistico oppure grazie al sapere scienti co specializzato come nel caso della produzione industriale. Il dialogo che si attiva nel confronto tra l’opera video e scultorea di Eva L’Hoest (The Inmost Cell, 2020) e la pittura di Mario Sironi (Centrale Elettrica, 1926) apre un orizzonte di senso che chiama in  causa entrambi i risvolti: da un lato la tecnica come capacità umana di creare (techne signi ca appunto arte in greco antico), che si manifesta nelle correnti artistiche in periodi differenti della Storia, connotate culturalmente e caratterizzate fortemente dall’uso dei propri mezzi espressivi; dall’altro la tecnica come esercizio di potere dell’uomo sul paesaggio, plasmato dalla società industriale, come nel caso ad esempio della costruzione di centrali produttrici di energia, di correnti elettriche.

The Inmost Cell (2020) di Eva L’Hoest, opera video commissionata dalla Biennale di Riga nel 2020 e presentata oggi per la prima volta in Italia, è come una lunga reminiscenza nella quale frammenti di immagini e ricordi si combinano in un
paesaggio parzialmente reale, sospeso a metà tra mitologia lettone e scenari post- apocalittici. Grazie all’utilizzo di vari processi digitali, l’artista crea architetture uide e tridimensionali che attraversa con movimenti lenti e contemplativi, fondendo le forme in un unico miraggio marittimo che riconduce alle rovine di tre isole sommerse in seguito alla creazione della diga funzionale alla costruzione della Centrale Idroelettrica di Riga sul ume Daugava. Accompagnano il video alcune sculture in cristallo, inciso in 3D, nelle quali emergono le stesse forme di alcune immagini del girato, qui illuminate e visibili nel vetro.

Centrale Elettrica (1926-1927) di Mario Sironi, esposta alla 31° Esposizione Internazionale d’Arte alla Biennale di Venezia del 1962, ritrae un paesaggio montano solcato e interrotto dalla linea netta di una centrale elettrica che pur confondendosi con la maestosità dello sfondo ne resta distaccata e isolata, a valle. Negli anni venti il tema dei paesaggi urbani, già affrontato in chiave futurista, è ricorrente nella pratica di Sironi e diventa quasi un emblema dell’uomo contemporaneo, avvolto nella desolazione
di una nuova civiltà occupata da of cine e macchine. Anche la razionalizzazione prospettica dello spazio è un modo per affermare il potere della ragione, “ma questo potere non è ancora abbastanza potente per liberare l’uomo dal caos; suf cientemente intelligente per capire la complessità del mondo, egli è pietri cato dalla sua stessa intelligenza”, scrive lo storico dell’arte francese Jean Clair.

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