Chomsky

Inaugura

Lunedì, 23 Ottobre, 2017 - 10:30

A cura di

Dario Lodi

Fino a

Lunedì, 23 Ottobre, 2017 - 10:30

Chomsky

Comunicato

 

Argomenti - Globalizzazione: a che punto è la notte

La lucidità e il coraggio di Noam Chomsky, ritenuto uno dei maggiori intellettuali dei nostri tempi (è nato nel 1928) si notano bene nel libro “Così va il mondo” (trad. di Cristiana Latini ed Enrico Domenichini, Piemme editore), che è una raccolta di interventi radiofonici da parte dell’autore. Chomsky è fortemente inviso all’establishment per le sue critiche a questa globalizzazione dei mercati governata da pochi. Specie con l’entrata della Cina, alla fine del 2001, la situazione si è pesantemente deteriorata a sfavore della democrazia e dei governi. L’una (sempre più teorica) e gli altri sono nelle mani delle multinazionali, delle corporation americane di Wall Street e dei loro amici sparsi per il mondo. Il potere è nelle banche e negli investitori “affidabili”, cioè investitori capaci di produrre grandi profitti. Un precedente studioso del fenomeno, Walter Lippmann (1889-1974), aveva sentenziato che inevitabilmente una globalizzazione di questo genere (pessimo) sarebbe avvenuta all’indomani della vittoria della finanza su ogni altra forma speculativa. Lippmann immaginava un mondo orwelliano (descritto da George Orwell nel romanzo “1984”) tacitando, in parte, la propria coscienza con la ripresa delle parole dei voraci squali finanziari: “Non c’è altra scelta che prendersi sulla schiena, in questa società, il gregge sperduto e spaventato”. Essi vedevano, sprezzantemente, nel soggiogamento dei popoli un compito da svolgere per il bene degli stessi.

Questi squali che stavano affilando i denti (il “bello” sarebbe venuto una ventina d’anni dopo la morte di Lippmann, ovvero dopo la caduta dell’URSS nel 1989) tornavano a riferirsi alla massa definendola plebaglia, come nell’Ottocento. Chomsky mette il dito in questa stortura civile, in questi eccessi oligarchici, che di fatto impediscono la crescita della società umana. Per cercare di contenere il fenomeno, l’economista James Tobin (1918-2002) aveva proposto, nel 1972, l’introduzione di una piccola tassa sulle transazioni commerciali (Tobin vedeva la possibilità di tassare a monte il movimento di denaro, all’atto cioè degli investimenti tramite istituti di credito). La proposta è tuttora in discussione. D’altro canto, se guardiamo all’immediato passato (alle dittature europee), non possiamo negare che un passo avanti (indiretto), sulla via della pacificazione mondiale, sia stato fatto. Chi pensa con la mentalità del passato, quella dei corsi e ricorsi tradizionali che già il filosofo Vico aveva illustrato, a suo tempo, tanto bene, è sicuramente in errore. La finanza si muove dove e come vuole, gli stati, di conseguenza, non esistono più. Così come, purtroppo, non esiste più neppure la politica e si sta arrendendo anche la società civile, come se questa globalizzazione, così com’è fatta (malissimo), sia inevitabile. Chomsky denuncia dei fatti, proprio perché qualcuno si svegli e vada a risolvere decentemente un problema che – considerazioni del passato a parte (una magra consolazione, in definitiva)- non ha nulla di virtuoso. (Dario Lodi)