LOBODILATTICE

ANTHOLOGY

Inaugura

Sabato, 30 Maggio, 2026 - 17:30

Presso

Museo di Maso Spilzi
s.s.350, Costa di Folgaria (TN) 38064

A cura di

Petra Cason

Partecipa

Annamaria Targher

Fino a

Domenica, 12 Luglio, 2026 - 18:30

ANTHOLOGY

Comunicato

Si inaugura sabato 30 maggio alle ore 17.30, nell’ex fienile di maso Spilzi, l’antologica di Annamaria Targher, frutto di vent’anni di attività e a partire dall’allestimento della sua prima personale.
L’iniziativa è resa possibile grazie al contributo e all’interessamento del Comune di Folgaria, insieme alla curatrice Petra Cason, il cui lavoro di accompagnamento e valorizzazione ha permesso di dare forma e coerenza al percorso della mostra.
A scendere dall’intimo ballatoio, verranno ospitate batterie, alternate a quadri icastici e dalle notevoli dimensioni a cui ha abituato, caratterizzate dall’impronta narrativa e figurativa abbracciata da oltre un decennio, quando l’accezione astratta si imbatte in una pausa quasi esistenziale per lasciare posto ai ricordi d’infanzia, al paesaggio montano potentemente incistato nella propria biografia. La serie Muuu è scanzonata, riprende un suono infantile, già codificato: dalle piccole, preziose carte, la riproduzione delle bestie placide raggiunge vette di autoironia, ma anche di regalità in pose, sì, eccentriche, ma anche profondamente autorali, determinate. In Mucca aggressiva che mostra le pudenda, il grosso animale si solleva, imita l’umano. Atterrisce, ma la messa in evidenza della propria intimità, fa decadere ogni ipotesi di rivalsa. Quest’ultima si amplifica, ma si invalida in un ammasso pullulante di forme concentriche che sembrano spiccare il volo per far levitare l’icona già con le braccia alzate, in segno di resa. Ad un disegno preciso ed attento, che si riscontra anche nelle altre serie dedicate agli amati animali e messo in risalto dal collage che finisce per contenerlo e valorizzarlo in una strenua gara per l’emersione, corrispondono le grandi tele cucite, definite da inserti in tessuto pregiato, incollato o impunturato in maniera libera, sgangherata, facendo il verso a quel tipo di pittura gestuale, espressiva, sempre appartenuta al bagaglio dell’Artista. Anche nella serie Capre, la tematica femminista e di evidente volontà autobiografica, si manifesta tra allegoria, damascati, paillettes, ma anche armature a protezione delle proprie fragilità nel mentre si attacca, mai dimentiche della propria esclusiva condizione: Capra con tacchi e armatura.
Nella linea analitica che esplora il dato di fatto del territorio natio, si inseriscono anche le riproduzione dei forti austroungarici vissuti come repertazione, come testimonianza di un vissuto incendiato. Da quei luoghi di riparo e resistenza, ma anche di tenace attacco, rimangono le lettere dei soldati spediti alle famiglie dal fronte: evidentemente combuste, martoriate, come i loro messaggeri. E l’ossessione per le forme del luogo d’origine torna prepotente nella serie Berg: un pianto (rappreso nelle spesse colate), un ricordo, un cambiamento drastico di prospettiva difficile da accettare. L’ennesimo sradicamento, l’ulteriore peregrinare, il difficile lavoro per trovare ancora una volta, casa: ad est, questa volta, con il fraterno skyline mutato. Non più il profilo del Brenta con la consolante forma a panettone della sua celeberrima Tosa, ma un universo diverso che si dispiega al sorgere del giorno, non più al suo tramonto. Un mondo inedito che imposta nuove abitudini, invoglia un cambiamento quasi di temperamento: a divenire antelucano. E poi, ad un vecchio Fagiano enorme verrà affidato il compito di raccordo tra questa esplosiva fase narrativa, tumultuosa, ricca di elementi ed estremamente impavida nell’esplorazione dei mezzi, e la matrice originaria, astratta: contemplativa, quasi mistica, alla stregua di una preghiera, quando l’ansia si ritira o trova ristoro proprio nel compilare processualmente le grandi tele verticali. Le Carte da parati sono, infatti, l’omaggio alla pace o l’anelito estremo di essa: sorte dopo un lutto, come unica fase capace di ricostruzione, di rimessa in piedi. L’Artista esplora il mondo orientale. Le pitture sono decorative e non si deve provare timore a ridimensionarle per quello che sono: superbe decorazioni, atte alla nostra gaiezza e ristoro spirituale. Chiuse in loro stesse come tabernacoli, ma sorpassate dal basso verso l’alto da una spinta ascensionale che trasmette altrove.
Vent’anni di attività senza, volontariamente, inediti: una perniciosa esplorazione delle stanze della soffitta, senza timore della polvere, né del sedimentato e nemmeno della scoria inaspettata. Perché quello che si archivia, non è mai quello che, giocoforza e poi, si rinviene.
Annamaria Targher è nata a Trento nel ’74. Si è diplomata con lode in Pittura all’Accademia di Belle Arti e si è laureata col massimo del punteggio in Scienze dei Beni Culturali con una tesi in Botanica Generale, relatore prof. Patrizio Giulini.
Vive tra San Sebastiano di Folgaria e Vicenza.  
www.annamariatargher.it
 

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