Adriana Zoudine. Il Rio
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Adriana Zoudine. Il Rio
Comunicato
Adriana Zoudine dopo l’esordio a Mantova nel 2024 presso la Galleria Arianna Sartori con le opere dei cicli «I nostri laghi» e «Una in ogni porto», torna a presentarsi nel 2026 con la mostra titolata «Il Rio».
La Galleria Arianna Sartori di Mantova, nella sala di via Ippolito Nievo 10, presenta la mostra personale dell’Artista Adriana Zoudine intitolata “Il Rio”.
La mostra si inaugura Sabato 14 febbraio alle ore 17.00 alla presenza dell’Artista e con presentazione in Galleria di Serenella Minto.
Per l’occasione è stato edito un catalogo monografico con testo critico di Serenella Minto.
La personale, curata da Arianna Sartori, rimane aperta al pubblico fino al 26 febbraio 2026, con orario dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30, Domenica chiuso.
Informazioni: Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.eu
Adriana Zoudine trasforma acqua e luce in memoria visiva, cifra poetica della sua ricerca artistica
di Serenella Minto
Dopo il debutto mantovano del 2024 presso la Galleria Arianna Sartori, con le serie I nostri laghi e Una in ogni porto, l’artista torna nel 2026 con la mostra Il Rio, proseguendo la sua indagine sul dialogo tra acqua, luce e memoria visiva, cifra poetica della sua opera.
Tra queste immagini dipinte da Adriana Zoudine si instaura una relazione peculiare: esse rispondono a una percezione comune di uno spazio privo di profondità. Si tratta di vedute dall’alto del canale di Mantova, in cui si coglie una visione inusuale e imprevedibile della città: un tessuto composto da punti, linee e superfici, dove ogni relazione prospettica tra gli elementi costitutivi — piazze, strade, giardini, il Rio, le case — è volutamente esclusa.
Questa rappresentazione del mondo, che rinuncia alla gerarchia tra primo piano e sfondo, esprime il desiderio di tradurre e interpretare ogni elemento del visibile — terra, alberi, case, cielo, acqua — con pari dignità. Tutti diventano motivi equivalenti di pittura, di invenzione poetica e concettuale, e al tempo stesso oggetto di uno sguardo analitico e preciso che inizia a leggere il reale attraverso l’atto critico di un’interpretazione soggettiva.
Dalla visione retinica a quella mentale
Nelle opere di Adriana Zoudine il paesaggio non è mai rappresentazione fedele, ma esperienza percettiva decantata. L’artista osserva il Rio di Mantova — il corso d’acqua che attraversa la città — come un dispositivo ottico naturale, un luogo in cui la materia dell’acqua scompone il reale e lo restituisce in forma di ritmo, luce e memoria.
La sua attenzione per i riflessi del Rio per ciò che appare e subito si trasforma, la colloca in una tradizione che attraversa la storia dell’arte: dalle vibrazioni luminose degli impressionisti alle rarefazioni atmosferiche di Whistler, fino alle dissoluzioni di J. M. W. Turner, dove il dato visibile si apre al dominio dell’emozione.
Il lavoro di Zoudine, tuttavia, non è citazione né derivazione. In lei l’acqua non è un semplice specchio, ma una superficie vivente che frantuma l’immagine in cellule cromatiche, in frammenti che ricordano mappe, tessiture, architetture liquide.
La prospettiva dall’alto: uno sguardo distaccato e poetico
In quest’opera [Nottetempo ], l’artista sembra voler evocare la malinconia di un paesaggio urbano sospeso nel tempo. La visione dall’alto del ponte crea un punto di osservazione privilegiato: non siamo immersi nella scena, ma la guardiamo dall’esterno, come se entrassimo in punta di piedi. Questo distacco contribuisce alla tonalità malinconica, quasi meditativa.
La prospettiva non è rigorosa, ma appena suggerita: gli edifici pendono, si deformano, vibrano. Il canale assume così una qualità fiabesca, come se il reale fosse solo un pretesto per evocare un ricordo o uno stato d’animo. Le architetture si riflettono nell’acqua come apparizioni, e il movimento fluido della superficie frammenta la composizione, dissolvendo i contorni e immergendo le forme nelle ombre della sera.
Il paesaggio si trasforma in una meditazione visiva sul confine tra realtà e sogno, dove la città si lascia attraversare da una luce tenue e da una vibrazione cromatica che ne accentua il carattere poetico e introspettivo.
Riflessi d’acqua, echi di luce
Nei suoi dipinti — come in Riverbero — il riflesso diviene una trama di forme morbide e intersecate, un mosaico in movimento che trasforma la visione in un’esperienza astratta e sensoriale. L’occhio scorre lungo le campiture gialle, verdi, terrose, seguendo una pulsazione interna che appartiene alla natura del Rio ma anche al gesto pittorico dell’artista.
Zoudine non si limita a osservare: interroga continuamente l’acqua come soglia, come luogo in cui il tempo prende forma. Ciò che l’artista vede non è mai stabile: ponti, edifici, il cielo stesso si disgregano e si ricompongono in configurazioni imprevedibili, rivelando un mondo parallelo, fragile e cangiante.
Il pensiero dell’artista trova conferma nelle sue stesse parole:
«Osservo il canale mentre si affaccia o si cela… Le immagini che il canale mi fa intravedere… rivelano scenari decostruiti, mutevoli. Nei riflessi del Rio che regala i suoi giochi, mi immergo e con la mia fantasia produco immagini distorte generando pitture astratte.»
Questa dichiarazione d’intenti segna il tratto distintivo della sua ricerca: il riflesso come soggetto autonomo, come realtà seconda. Da qui nasce la sua sfida: rendere pittoricamente l’istante effimero, la vibrazione che precede la forma, l’immagine che è già altro da sé.
Oltre il paesaggio / La trasformazione incessante del visibile
In Zoudine l’attenzione non si concentra tanto sul soggetto rappresentato — il corso d’acqua che attraversa Mantova — quanto sull’atmosfera che lo avvolge e lo trasforma. La luce diviene il vero oggetto della rappresentazione, principio dinamico che determina la percezione e rende visibile l’incessante metamorfosi del reale.
La serie dedicata al Rio di Mantova, ripreso da diverse angolazioni e in differenti ore del giorno, si configura come un corpus unitario e concettuale: non è l’acqua del Rio il tema centrale, ma il tempo e la memoria, intesi come consapevolezza dell’inesauribile fluire della realtà. Per l’artista non si tratta dunque di cogliere dei momenti irripetibili della realtà, ma, al contrario, di dimostrare come non esista un momento, bensì un continuo divenire dei fenomeni nei quali la presenza umana non è neppure presa in considerazione: tutto evolve anche senza la nostra testimonianza.
Eppure, oltre la riflessione critica, vi è la suggestione poetica: ogni riflesso, ogni vibrazione luminosa diventa canto silenzioso, testimonianza di un istante irripetibile. L’opera si fa così meditazione sulla luce e sul tempo, sulla fragilità del visibile e sulla sua continua rinascita. In questo intreccio di rigore e lirismo, Zoudine ci invita a contemplare non solo un paesaggio, ma l’eterno mutarsi della vita stessa.
L’origine
Con radici che intrecciano Russia e Italia, Adriana Zoudine nasce a San Paolo del Brasile nel 1961.
Dopo la laurea in ingegneria meccanica, conseguita nel 1984, vive e lavora tra San Paolo, San Francisco, Buenos Aires e l’Italia: luoghi ed esperienze che arricchiscono la sua visione internazionale, ne ampliano lo sguardo e affiancano alla professione tecnica un impegno e una crescente tensione verso l’arte e la ricerca artistica.
Dal 1996 frequenta la Scuola di Educazione Artistica di San Paolo, diplomandosi nel 1999.
In ambito accademico approfondisce la xilografia e la pittura su vetro fuso, tecniche che diventeranno segni distintivi del suo linguaggio visivo.
Negli anni successivi la sua ricerca si orienta soprattutto verso la pittura a olio su tela, che diventa il suo campo privilegiato di sperimentazione: uno spazio di meditazione cromatica, dove contrasti e emozioni si stratificano in una riflessione pittorica sempre più consapevole. (…)
Serenella Minto
L’elemento etereo: la quintessenza plastica del Rio di Mantova
Osservo il canale mentre si affaccia o si cela; negli scorci dove si mostra, il Rio mi dona punti privilegiati dai quali riesco a lanciare sguardi furtivi.
All’affacciarmi ai muretti delle arcate e alle ringhiere dei giardini del nostro Rio, assorta a guardare il fluire delle sue acque a volte mosse, temporaneamente quiete, spesso splendenti, lo studio nel suo riverbero soffermandomi su come scorra il tempo.
Le immagini che il canale mi fa intravedere lungo i suoi meandri, e in lui si rispecchiano ponti, antichi edifici e il cielo, rivelando scenari decostruiti, mutevoli.
Nell’emozione di queste viste, provo a raccogliere i riflessi e restituirli per tramandarli. Nella mia sfida improbabile sta il desiderio di rappresentarli.
Nei riflessi del Rio che regala i suoi giochi, mi immergo e con la mia fantasia produco immagini distorte generando pitture astratte.
Adriana Zoudine
Adriana Zoudine
Nata a San Paolo del Brasile nel 1961, discendente di immigrati russi e italiani, è cittadina italiana.
Laureata in ingegneria meccanica nel 1984, ha viaggiato molto, vissuto un anno a San Francisco, in seguito quattro anni a Buenos Aires, è venuta innumerevoli volte in Italia. Pur svolgendo quasi senza sosta il lavoro di ingegnere, non ha mai smesso di fare arte.
Il suo percorso artistico inizia fin dall’infanzia da autodidatta con la pittura e lo studio della storia dell’arte, poi frequentando workshops e partecipando a mostre.
Nel corso dell’attività artistica si è dedicata soprattutto alla pittura a olio su tela.
Dal 1996 frequenta la Facoltà di Educazione Artistica sempre a San Paolo, dove si laurea nel 1999. All’università apprende la tecnica della xilografia, e successivamente la pittura su vetro fuso, tecniche entrambi per le quali ha grande passione.
A poco a poco è passata dalla figurazione pura a una configurazione pressoché astratta, dove le forme sono comunque ancora leggibili.
È sempre stata particolarmente interessata al riflesso delle immagini e della luce sull’acqua, sia nei paesaggi naturali e urbani, producendo immagini fugaci catturate al volo.
Va compresa quindi, la grande attrazione che ha per i paesaggi acquatici, al contempo naturali e urbani: la natura e le città dove l’acqua gioca il ruolo di personaggio fondamentale.
Ed eccola a Mantova, “luogo-ispirazione”: l’eco della bellissima architettura dei canali o dei vasti paesaggi acquatici le offre una gamma infinita di temi possibili.
Così facendo, dopo l’esordio a Mantova nel 2024 presso la Galleria Arianna Sartori con le opere dei cicli «I nostri laghi» e «Una in ogni porto», torna a presentarsi nel 2026 con la mostra titolata «Il Rio».
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