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Apre il 19 Sep

UNA NUOVA UMANITÀ

dal 19 Sep al 3 Oct 2026

UNA NUOVA UMANITÀ – Michele di Erre

Nella Primate Collection Michele di Erre punta l’obiettivo sul volto dell’animale, trasformando il ritratto in un confronto diretto, quasi un faccia a faccia. I primati, incontrati dall’artista durante un viaggio nella foresta pluviale, escono dal registro della semplice documentazione naturalistica per diventare individui riconoscibili, con un’espressione che disorienta chi guarda.

L’idea che ogni volto custodisca una storia percorre la serie dall’inizio alla fine. Nel volto del primate l’artista coglie infatti qualcosa che va oltre i tratti tipici di una specie: un carattere, un vissuto, una possibile biografia. Il ritratto diventa così un modo per trattare l’altro come individuo e, allo stesso tempo, per mettere in discussione il confine che abbiamo tracciato tra noi e gli altri animali. Se attribuiamo a un volto la capacità di raccontare qualcosa di sé, siamo ancora di fronte a un oggetto da osservare o abbiamo già iniziato a riconoscere un soggetto?

È una domanda particolarmente significativa quando il soggetto è un primate. Tra gli animali, sono quelli che ci restituiscono con maggiore immediatezza qualcosa di familiare: la struttura del volto, lo sguardo, i gesti, le espressioni. Sono, per vicinanza evolutiva e fisionomica, gli esseri viventi più simili a noi. Eppure, almeno nella cultura occidentale, occupano un posto sorprendentemente marginale nell’immaginario collettivo. Altre specie — il lupo, il cervo, il serpente, l’orso, il cavallo — sono diventate figure archetipiche, capaci di incarnare paure, desideri, forze e aspetti profondi dell’esperienza umana. Il primate, invece, è stato spesso relegato ai manuali di zoologia o ridotto a caricatura dell’uomo.

È proprio questa contraddizione a rendere il primate un soggetto così efficace. L’animale che più ci assomiglia è anche quello che sembra più difficile da collocare nel nostro immaginario. Troppo vicino per rappresentare semplicemente l'”altro”, troppo altro per essere ricondotto all’umano. La sua presenza ci costringe a fermarci in una zona intermedia, dove somiglianza e alterità, familiarità e lontananza smettono di essere categorie nettamente separate.

Il bianco e nero accentua questa condizione. Privato del colore e del contesto, il soggetto viene ridotto all’essenziale: il volto, gli occhi, la presenza fisica. La natura non è più uno sfondo esotico in cui collocarlo, ma l’ambiente da cui proviene, e a cui anche l’uomo appartiene.

Da questa prossimità nasce una domanda più ampia sul posto dell’uomo nel mondo naturale. Se ogni volto custodisce una storia, come suggerisce l’artista, allora guardare il volto di un animale significa anche interrogare qualcosa di noi stessi. L’esistenza dell’uomo non si può separare da quella delle altre specie, eppure la cultura occidentale ha costruito una gerarchia che ci ha messi fuori dalla natura, assegnandoci il ruolo di chi osserva, classifica e rappresenta un mondo trasformato in oggetto.

Davanti al volto del primate questa separazione vacilla. Chi osserva viene a sua volta osservato da uno sguardo che, pur senza parlare, sembra porre la stessa domanda: chi siamo noi, se chi guardiamo ci somiglia così profondamente?

È qui che il ritratto acquista un peso diverso. Il primate non è più soltanto il soggetto rappresentato, ma diventa il punto da cui l’artista mette in discussione questo ordine gerarchico radicato nella cultura occidentale: quella che assegna all’uomo il ruolo di soggetto e all’animale quello di oggetto da osservare.

Tra somiglianza e alterità, la Primate Collection non cerca dunque di avvicinare semplicemente l’animale all’uomo. Al contrario, mostra quanto sia precario il confine che abbiamo costruito tra i due. E proprio nel volto — capace di apparire insieme familiare e profondamente diverso — la serie ci porta a considerare una possibilità più radicale: che l’uomo non sia fuori dalla natura, ma una delle sue molte forme, costretto a riconoscersi proprio dove ha scelto di vedere un altro da sé.

Enrica Benedetto

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