Conclusa
senza titolo
dal 26 Apr al 2 Mag 2015
IO
C'ero una volta io, ma non andava bene. Mi capitava di incontrare gente per strada e di scambiare due parole, e per un pò la conversazione era simpatica e calorosa, ma arrivava sempre il momento in cui mi si chiedeva : – Chi sei? – e io rispondevo – Sono Io -, e non andava bene. Era vero, perchè io sono io, è la cosa che sono di più e se devo dire chi sono non riesco a pensare a niente di meglio.Eppure non andava bene lo stesso: l'altro faceva uno sguardo imbarazzato e si allontanava il più presto possibile. Oppure chiamavo qualcuno al telefono e gli dicevo -Sono io- ed era vero , e non c'era un modo migliore, più completo, più giusto di dirgli chi ero,ma l'altro imprecava o si metteva a ridere e poi riagganciava.
Così mi sono dovuta adattare. prima di tutto mi sono data un nome, e se adesso mi si chiede chi sono rispondo : – Chiara Cossu – . Non è un granchè, come risposta : e se mi si chiedesse chi è Chiara Cossu probabilmente direi che sono io. Ma chissà perchè, dire che sono Chiara Cossu funziona meglio. Funziona tanto bene che nessuno mai mi chiede chi è Chiara Cossu: si comportano tutti come se lo sapessero.
Invece di chiedermi chi è Chiara Cossu gli altri mi chiedono dove e quando sono nata ,dove abito,chi era mio padre e mia madre . Io gli rispondo e loro sono contenti.E forse sono contenti perchè credono che io sia quella che è nata nel posto tale e abita nel posto talaltro, o in Tizio e Caia . Se fossi nata altrove in un altra famiglia, sarei sempre io: è questa la cosa che sono. Ma questa cosa non interessa a nessuno : gli interessa dell altro, e quando lo sanno sono contenti.
Una volta c'ero io,e non andava bene. Adesso c'è Chiara Cossu , che è nata a x e vive a y e così via. E io non so niente di tutto questo ma le cose vanno benissimo.
Tratto da : La filosofia in trenta due favole – Ermanno Bencivenga –