Se bastasse l’oblio
dal 22 Mar al 27 Apr 2014
Attraversare le parole di Domenico Brancale
significa muoversi in un racconto che non
svela del tutto, ma neanche nasconde. Il
tempo delle intense performance del poetaautore
è piuttosto un ritmo ininterrotto di
suggestioni e appunti, luoghi e immagini
accavallate, finanche aggrovigliate. Strumento
principale del narrato è la voce, che l’autore
definisce come il "luogo dello scarto".
Dal 2000 Brancale collabora con Jacopo
Mario Gandolfi, sodalizio che il MAC di
Lissone ospita con il video Se bastasse l’oblio
che documenta un’azione ambientata in una
vecchia colombaia in Puglia, ove un uomo
deposita un foglio in ogni loculo. I singoli loculi
racchiudono il messaggio di una parola
che nel suo svanire ritrova il proprio destinatario,
trasformando lo spazio nell'immaginario
collettivo di una "biblioteca dell’avvenire".
Il titolo del video è tratto da uno scritto di
Domenico Brancale contenuto nel libro Incerti
umani: «(se bastasse l’oblio, se almeno
bastasse per mettere a fuoco quell’unico punto
dove il luogo non ha più dimora, dove il
verso non dichiara direzione… nel vicinato
nulla… presso quel sempre cominciamento…
a finire… in cui fiato e sangue impastano lo
scafo del nostro avvenuto… in quella periferia
lontana indiscriminata anima al largo di un
possibile incontro… se solo ci fosse nell’oblio
uno spiraglio per la memoria… di cedere… di
cedere… di cedere…. se solo bastasse la
cancellatura di ogni debita distanza… se tu
fossi qui e io smettessi di dire tu… qui immediatamente…
portando ogni mio arto dentro il
tuo… ognuno alle prese con le proprie giunture…
a farsi innesti… essendo illimiti… avverandosi
al di là della nostra pietanza… e tu
smettessi di essere qui… dove saprei solo…
essendo diverso dove ora voltarti ora prenderti
ora stretta ora scavi ora vene… e poi
tacere fino al prossimo sussurro dell’attimo
vivo… l’orizzonte in luogo di noi… eufrasia)».
Sabato 22 marzo, alle ore 19:30, Brancale
accompagnerà la proiezione con una performance
in cui la voce canta le cose mancate
(da e per sempre) attraverso un gemito soffocato
e rifiatato che è condannato all’erranza,
a un precipizio su cui è possibile affermare il
proprio frammento d’incertezza.
Domenico Brancale, nato a Sant’Arcangelo
nel 1976, è poeta e performer. Ha scritto Cani
e Porci (Ripostes, 2001), L’ossario del sole
(Passigli, 2007), Controre (Effigie, 2013) e
Incerti umani (Passigli, 2013). Dal rapporto
con alcuni artisti sono nati alcuni libri: Canti
affilati e Frantoi di luce con Hervé Bordas,
Ghiacciature con Clemens-Tobias Lange e
Brace con Giacinto Cerone. Ha curato il libro
Cristina Campo In immagini e parole (2006) e
tradotto Emil Cioran, John Giorno, Henri
Michaux, Claude Royet-Journoud. Collabora
con la Galerie Bordas curando le edizioni
"Prova d’Artista".
Jacopo Mario Gandolfi, nato a Bologna nel
1980, è un regista, scrittore e produttore
indipendente. Ha vissuto a Lisbona, Londra e
da alcuni anni a Istanbul. Ha prodotto
cortometraggi e documentari. Tra i suoi titoli
visti in festival internazionali: Quante cose
non sono chiamate amore!, Donme Istanbul,
Emilio Isgrò C’è e non c’è, Zuid, Canti di un
pellegrino. La sua pratica cinematografica e
la ricerca visuale trova stimolo nei contesti
urbani e nei motivi territoriali degli abitanti per
generare narrative sui e a partire dai luoghi.