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Physis

dal 27 Aug al 16 Sep 2026

La mostra nasce attorno a un tema centrale nella ricerca dell’artista: il rapporto simbiotico fra uomo e natura e, insieme, la tensione fra esattezza e vaghezza, fra ciò che lo sguardo riesce a determinare e ciò che inevitabilmente gli sfugge.
Cuore della mostra è Physis, monumentale opera composta da dodici tavole di pittura acrilica, di oltre quattro metri di larghezza e tre di altezza. La dimensione dell’opera non è soltanto una scelta formale: impone allo spettatore un’esperienza fisica della pittura, invitandolo a entrare nello spazio della rappresentazione e a viverla con tutto il corpo.
Il dipinto mostra un bosco osservato dal sottobosco, dal punto di vista di chi è immerso nella natura e, attraverso la vegetazione, cerca la luce e il cielo. Lo sguardo non è più quello di un soggetto posto di fronte a un oggetto, ma quello di un essere che percepisce dall’interno della realtà di cui fa parte. La pittura di Montà sembra così sospendere la tradizionale separazione fra osservatore e osservato, privilegiando la percezione rispetto alla conoscenza, il sentire rispetto alla pretesa di possedere il reale attraverso il concetto.
In questa prospettiva, la pittura di Montà si costruisce su un apparente paradosso: un segno estremamente preciso e meticoloso genera un’immagine volutamente vaga, nella quale la luce che filtra fra gli alberi rende incerta e sfuggente la visione. L’artista è, in questo senso, il pittore del vago attraverso la precisione.
È qui che Physis incontra la poetica leopardiana dell’indefinito: ciò che non può essere completamente delimitato non costituisce un limite della rappresentazione, ma diventa precisamente la condizione della sua apertura estetica e immaginativa. La rigorosa geometria dell’ellisse che struttura l’opera si confronta così con il fluire indefinito della percezione.
La mostra diventa infine una riflessione sulla nostra appartenenza alla natura. Il segno di Montà non cerca semplicemente di rappresentare il mondo naturale, ma di ricostruire la relazione percettiva che ci lega ad esso. In questa esperienza, la pittura diventa uno spazio nel quale la distinzione fra uomo e natura si fa più incerta e nel quale l’impossibilità di conoscere e possedere completamente il reale si trasforma in una possibilità diversa: sentirlo, abitarlo, riconoscersi in esso.
Physis è dunque un invito a sospendere, almeno per un istante, la necessità di comprendere tutto ciò che vediamo e a lasciare che sia la percezione, nella sua inevitabile incompletezza, a condurci verso ciò che resta oltre lo sguardo.
Riccardo Dellaferrera, agosto 2026

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