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Conclusa

Mediated Images

dal 1 Lug al 5 Set 2015

Brand New Gallery è lieta di presentare Mediated images, mostra collettiva con opere di Matthew Brandt, Joshua Citarella, Jessica Eaton, James Hoff, Chris Wiley e Letha Wilson.

Gli artisti presentati in mostra superano i confini della fotografia contemporanea grazie alla sperimentazione di nuove tecniche. La fotografia esce dal confine classico della bidimensionalità, dettata dall’uso della sola macchina fotografica, arricchendosi, tramite la sperimentazione di nuovi materiali e processi produttivi, di nuovi elementi costitutivi che creano così un prodotto ibrido di difficile e nuova categorizzazione.

Matthew Brandt presenta quattro lavori della serie Burnout. Il “burnout” è una tecnica utilizzata nell’industria tessile per il trattamento del velluto tramite l’utilizzo di acidi. Nei suoi lavori le fotografie di torsi umani vengono riprodotte sul tessuto grazie all’impiego di questa tecnica. Durante questo processo il velluto, a contatto con gli acidi, si corrode creando lacerazioni e strappi. L’azione del tempo, che diviene parte integrante dei suoi lavori, continua a modificare la superficie tessile così come nel tempo, le fotografie stesse, tendono a sbiadire fino a scomparire.

In Hourglass in Lattice Configuration V & VI Joshua Citarella sperimenta una nuova tecnica di produzione fotografica. L’artista costruisce una griglia, un reticolato a grandezza naturale, entro cui comporre immagini e materiali differenti ma che allo stesso tempo crea una barriera tra lo spettatore e lo spazio costituito. Dietro queste sbarre Citarella assembla immagini tratte dal Web, spesso elaborate al computer, con fotografie di reazioni chimiche riprese in studio e che hanno l’aspetto di rendering digitali. L’elemento naturale diviene così il dato reale, concreto, l’elemento con cui valutare il realismo e la capacità descrittiva della fotografia contemporanea, influenzata ormai dall’utilizzo dei software.

Jessica Eaton presenta due lavori della serie XPOL, ossia “Polarizzazione incrociata”, tecnica con cui sono realizzati. L’artista fotografa nel suo studio dei materiali plastici con una fotocamera di grande formato intervenendo sull’immagine tramite un filtro polarizzatore e l’utilizzo di una fonte luminosa.

Nei lavori di James Hoff la fotografia della tela e quella dei supporti monocromatici è aggredita da un virus capace di distorcere le immagini e realizzare delle nuove composizioni che vengono successivamente fissate tramite processi di sublimazione. L’azione del virus produce nuove forme e colori, creando una matrice astratta composta da linee sottili scalfite nel supporto di alluminio. Il risultato finale offre una nuova possibilità di lettura dell’arte concettuale estendendo il concetto di arte e del fare arte.

I lavori di Chris Wiley sono oggetti totali, dove la cornice, sempre differente, diviene parte fondante del lavoro stesso. La serie Dingbats, presentata in mostra, prende spunto dalla definizione di alcuni edifici caratterizzati da un basso profilo modernista che si sono sviluppati nella California del Sud e nel Sud Ovest statunitense tra gli anni ’50 e ’60 e anche da un carattere spesso utilizzato nei segnaposto. Come una citazione a quel contesto architettonico, le cornici sono costituite da materiali edili poveri, come stucchi dai colori brillanti, formica, moquette industriale.