Collettiva – Viaggio nella Forma, oltre la Visione – artisti di rilievo nazionale in mostra.
dal 10 Oct al 28 Oct 2026

Alla galleria d’Arte Contemporanea STUDIO C di via Giovanni Campesio 39 si inaugura sabato 10 ottobre, alle ore 18, la Rassegna Nazionale “ Viaggio nella Forma, oltre la Visione – artisti di rilievo nazionale in mostra”.
Un titolo ampio, che ci consente di spaziare all’interno di varie espressioni e di vari momenti creativi. Tutta la Storia dell’Arte, infatti, non è altro che un viaggio straordinario e avvincente dentro i due elementi fondamentali che, da sempre, stanno alla base della pittura: la forma e il colore.
Si tratta pertanto di una rassegna che spazia dal “Figurativo interpretato” all’espressione Informale mettendo però in evidenza, di ogni artista, i percorsi, le ricerche, le evoluzioni e i risultati conseguiti nel corso degli anni.
Una mostra, dunque, che si preannuncia particolarmente variegata e interessante perché propone ai visitatori, come ormai è tradizione della galleria, un itinerario storico-cronologico all’interno della Storia, dagli anni cinquanta fino ai nostri giorni, ricorrendo a nomi già noti e apprezzati dal pubblico piacentino per le loro precedenti apparizioni in svariate manifestazioni d’arte e ad alcune new entry di particolare interesse.
Questi i nomi degli artisti invitati e le città di provenienza: Deni Alfieri (PR), Cesare Borsacchi (PI), Adriano Deandreis (IM), Isabella D’Ortona (PC), Rosangela Giusti (PV), Pierluigi Granata (VA), Antonella Laila Iannilli (PV), Lorena Lavezzo (PV), Sabina Romanin (PN), Tiziana Trezzi (MB).
Deni Alfieri (PR): nato a Parma ma residente e attivo a Langhirano, sempre in provincia di Parma, Deni Alfieri è ormai un artista di rilievo nazionale e come tale vanta un ampio e articolato curriculum critico-espositivo fatto di mostre, personali collettive, tenute in tutta Italia. Dopo aver frequentato l’Istituto Paolo Toschi, ha iniziato la sua attività partendo dal “figurativo” con opere di grande impegno e fortemente scenografiche ma poi, gradualmente, è approdato ad un Astrattismo geometrico raffinato ed elegante, morbido ed essenziale. Una ricerca lunga e costante, quella di Denis Alfieri, portata avanti con metodo e rigore quasi scientifici, affrontando vari periodi e diversificate tematiche (la mente, il pensiero, lo spazio, l’ordine cosmico, ecc), seguendo sempre il filo diretto dei suoi pensieri, del suo linguaggio, del suo modo di intendere e concepire la comunicazione artistica. Le sue opere attuali si presentano allora come un armonico insieme di forme e colori al cui interno scorrono segni, percorsi e traiettorie dove si uniscono cuore e ragione, riflessione e sentimento. In esse c’è sempre grande attenzione alla geometria, alla costruzione e al movimento astratto delle forme che si rincorrono sui supporti in un gioco straordinario e piacevole fatto di incastri e sovrapposizioni, di improvvise interruzioni e ripartenze. Guardando questi lavori il pensiero, quasi istintivamente, corre al Costruttivismo e al Neoplasticismo, ma il nostro artista si affranca da tutto questo per il suo scatto inventivo, per la sua lucida e fervida creatività capace di rompere i freddi schemi della geometria e rendersi completamente autonomo, libero e personale. Allora i percorsi visivi che si rincorrono all’interno dei dipinti diventano un gioco dell’occhio e della mente e ogni osservatore ne può seguire le traccia fino alla loro meta finale.
Cesare Borsacchi (PI): Nato a Pisa, città dove anche attualmente risiede, Cesare Borsacchi sino al 1962 ha vissuto nella Tenuta Presidenziale di San Rossore, oasi naturalistica dove il padre Luigi lavorava come guardiacaccia. Dal 1965, spinto dalla sua innata curiosità e desideroso di conoscere nuove culture e stili di vita, inizia a viaggiare per il mondo registrando impressioni, stringendo amicizie, frequentando artisti e personalità di rilevanza internazionale. Nasce in questo modo la sua espressione artistica, fortemente legata all’uomo e alle sue problematiche. Pittura di derivazione surreale, capace di entrare, con grande efficacia e lirica interpretazione nel profondo dell’animo umano per indagarne percorsi e traiettorie, per interpretare drammi e accadimenti, per decifrare, se possibile, l’incredibile mistero della vita e dell’esistenza. Una pittura, quella di Cesare Borsacchi, che procede per cicli, ma che non si allontana mai dalla vena surreale e visionaria dove sogno e realtà convivono in assurde e imprevedibili combinazioni e dove, molto spesso, la fantasia e la libera creatività dell’artista diventano più vere del vero. Allora le scenografiche opere di Borsacchi diventano un viaggio nel tempo, nei ricordi e nella memoria, si fanno recupero di emozioni e stati d’animo che incidono e feriscono la sua esistenza invadendo ogni attimo, ogni momento della quotidianità. Molto spesso la sua indagine si spinge oltre i confini e la dimensione dell’umano sentire e diventa finissima introspezione psicologica, percorso nell’inconscio, itinerario che supera il puro visibile e penetra in profondità, dentro la coscienza, là dove si formano incubi e pensieri.
Adriano Deandreis (IM): nato a Sanremo, ma residente e attivo a Badalucco, sempre in provincia di Imperia, Adriano Deandreis è un artista dall’ampio e articolato curriculum critico-espositivo fatto di mostre, personali e collettive, tenute in tutta Italia, nelle principali capitali d’Europa e poi in Argentina e Stati Uniti d’America. Da sottolineare, inoltre, il suo percorso formativo perché non accademico ma libero ed autonomo, costruito giorno dopo giorno attraverso lo studio e la ricerca, l’applicazione e il lavoro costante. Veramente belle e suggestive le due opere che l’artista presenta in questa rassegna dove luce, forme e colori si fondono insieme in un armonico e stupendo equilibrio. Una pittura, quella del nostro artista, percorsa sempre da un intimo sentimento e da una specie di meditazione interiore che, partendo dal dato reale, gradualmente si modifica e trasfigura elevando il tutto ad intima visione, a poesia pura, a spirituale sensazione. Così i suoi lavori, immediati e sintetici, luminosi e puliti, pur nella loro naturale e realistica descrizione, spesso sono percorsi da svariate e diversificate forme geometriche, da percorsi e tracciati che creano vita e movimento, distanze e profondità: armonica fusione tra tradizione e contemporaneità, tra figurativo ed astratto geometrico. Adriano Deandreis sente in modo particolare la luce, o meglio, sente il colore in funzione della luce, come magico sentimento tonale e tutta la sua pittura non è altro che una straordinaria opera di re-interpretazione della realtà vista con occhi puliti, con l’incanto della poesia e il fiato leggero dello spirito. Pittura intensa e sentita, dunque, fatta di forza espressiva e di straordinario gusto cromatico, ma anche di ricercata eleganza formale e di poetica leggerezza.
Isabella D’Ortona (PC): Nata a Cremona, attiva per lunghi anni a Roma e attualmente residente a Piacenza, Isabella D’Ortona è un’artista dal lungo curriculum e dall’intensa attività, con mostre prestigiose tenute in spazi pubblici e privati di tutta Italia e di molte capitali d’Europa.
Numerose anche le sue opere entrate a far parte di importanti collezioni ed Enti Istituzionali: tra queste è senza dubbio da segnalare una grande “Deposizione” collocata a Montecitorio, sede del Parlamento Italiano.
Di tutto riguardo anche il suo bagaglio critico con nomi di rilevanza nazionale: Elda Fezzi, Mario Monteverdi, Giorgio Mascherpa e poi l’indimenticabile Mario Ghilardi, il mio più stretto collaboratore degli anni settanta e ottanta. Nomi che hanno lasciato una traccia indelebile e che, con le loro critiche e i loro saggi, hanno profondamente inciso sul percorso dell’arte moderna e contemporanea. Nel corso della sua lunga e intensa attività, Isabella d’Ortona ha senza dubbio sentito il fascino e l’attrazione dell’Espressionismo tedesco e poi del nostro Realismo Esistenziale, ma questa volta la sua espressione si è profondamente modificata concentrandosi con forte emozione e sentimento sulla natura e sulle cose belle che la vita ci offre. Belle e suggestive le due opere che l’artista presenta in questa rassegna: sono due straordinari “Tramonti sul mare” percorsi dalla luce e dal colore, da una specie di meditazione interiore che, partendo dal dato reale, gradualmente si modifica e trasfigura elevando il tutto ad intima visione, a poesia pura, a spirituale sensazione. Così i suoi paesaggi, immediati e sintetici, luminosi e puliti, pur nella loro naturale e realistica descrizione, acquistano la leggerezza del pensiero, sembrano sfiorati da una delicata atmosfera metafisica e da una spinta tutta interiore capace di dare vita e movimento.
Rosangela Giusti (PV); Nata a Vigevano, dove anche oggi vive e lavora, Rosangela Giusti è un’artista dal lungo e articolato curriculum critico-espositivo fatto di mostre prestigiose, personali e collettive, tenute in tutta Italia e nelle principali capitali d’Europa.
Dopo aver frequentato la Scuola di disegno e pittura presso l’Istituto Roncalli di Vigevano sotto la guida della professoressa Anna Strada, si è poi perfezionata con la nota acquerellista Giovanna Siviero iniziando ben presto una propria personale ricerca all’interno dei vari linguaggi artistici. Artista poliedrica e dotata di indubbie capacità, si cimenta dunque in svariate tecniche espressive anche se quella da lei maggiormente sentita e interpretata è quella dell’acquerello. Arte intensa e sentita, questa di Rosangela Giusti, un bisogno autentico di esternare emozioni, sentimenti e stati d’animo, per un’espressione libera e istintiva, immediata e sentita, quasi un atto liberatorio, un’esigenza intima di trasmettere messaggi e farsi veicolo di comunicazione. E chiaramente lo dimostrano le due opere che l’artista presenta in questa rassegna. Rosangela Giusti, infatti, ormai da diverso tempo ha raggiunto una piena maturità professionale che rivela nei tagli compositivi, nelle essenzialità delle composizioni, nelle proiezioni lunghe dei suoi paesaggi che si presentano puri e inondati di luce. Ma quello che più colpisce, nell’espressione di questa bravissima artista, sono proprio le atmosfere e cioè la sua straordinaria capacità di entrare in sintonia con la natura, con i suoi silenzi, i suoi ritmi e le sue pause. Espressione intensa e giocata quasi sempre su tinte tenui e delicate, su toni caldi, morbidi e pastosi che, nell’insieme, sembrano voler echeggiare e richiamare le memorie di un Impressionismo personale e straordinariamente lirico.
Pierluigi Granata (VA): nato a Milano, ma residente e attivo a Varese, Pierluigi Granata è un artista contemporaneo di grande interesse. Affascinato fin dalla giovane età dal gioco magico dei colori e del disegno, si iscrive alla Scuola Superiore degli Artefici di Brera assimilando e perfezionando svariate tecniche espressive. Di pari passo con l’arte cresce in lui anche l’amore viscerale per i cavalli e il cavallo diventa così il soggetto maggiormente ricorrente della sua produzione artistica. Ma accanto a questo nobile e fiero animale, nelle sue opere compaiono anche figure, ritratti e svariate altre tematiche. Per questa rassegna l’artista ha deciso infatti di presentare il dipinto di un cavallo e poi un magnifico ritratto eseguito con la raffinata tecnica del disegno. Espressione autentica e preziosa, questa di Pierluigi Granata, perché tutta concentrata sul “segno” e la “forma”, sulla rappresentazione, quasi iperrealistica, di cose, oggetti e persone senza però tralasciare la sua libera interpretazione, il suo intimo sentire, la sua straordinaria capacità di entrare dentro le sfumature del reale e dell’animo umano. Ecco perchè le sue opere, pur nella fedele riproduzione della verità, non cedono mai alla scontata e banale narrazione e neppure al freddo e impersonale messaggio fotografico, ma restano invece sempre e profondamente autentiche, sentite e personali. E ancora, in questi lavori percorsi dal segno grafico minuzioso e preciso, lavorati e cesellati, si coglie non solo l’amore e la passione dell’autore per il suo nobile e alto “mestiere” e i soggetti rappresentati, ma anche la novità esecutiva allorché, attingendo dalla sua fantasia e creatività, sintetizza le visioni vestendole di un’atmosfera sognante, surreale e metafisica capace di catturare l’attenzione dell’osservatore per portarlo a pensare, a riflettere sulla vita e sulle bellezze che essa ci offre.
Antonella Laila Iannilli (PV): nata a San Donà del Piave ma residente e attiva a Pieve del Cairo in provincia di Pavia, Antonella Laila Iannilli è ormai un nome importante del panorama artistico internazionale e vanta dunque un variegato e interessante curriculum critico-espositivo fatto di mostre, personali e collettive, tenute in tutta Italia, nelle principali capitali d’Europa e negli Stati Uniti d’America. Dopo aver frequentato l’Accademia di Brera ha iniziato con determinazione un lungo e interessante percorso multidisciplinare che ha attraversato la performance, la Body Art e la scrittura poetica, elementi che oggi nutrono e completano l’espressione della pittura digitale, tecnica innovativa e rivoluzionaria di cui la nostra artista è maestra e autorevole rappresentante. Degna di particolare studio e approfondimento, dunque, la sua espressione che, partendo dal figurativo, si espande all’espressionismo lirico per giungere fino all’astrattismo geometrico. E proprio con quest’ultima espressione Antonella Iannilli si presenta a questa importante rassegna. Particolarmente belle e suggestive le due opere esposte, tutte rivolte all’interiorità, all’ascolto delle voci misteriose e segrete dell’animo umano. Sono percorse da forme e tracciati geometrici, da volumi e profondità ma il risultato finale risulta delicato e leggero, sensuale e poetico: c’è, in quest’artista, un senso innato del colore e un timbro cromatico che, pur attingendo dalla grande e storica tradizione del’astrattismo europeo, riesce tuttavia a farsi moderno e contemporaneo per le felici intuizioni tecniche, per la personalissima interpretazione e l’uso libero e spontaneo della materia pittorica. Espressione tutta concentrata sulla forza esplosiva del colore e sulla sua funzione evocativa dove sogno e memoria, verità e trasfigurazione si fondono in una sola ed unica atmosfera fatta di emozioni e silenzi che conduce inevitabilmente lo spettatore verso la riflessione e il lirico raccoglimento.
Lorena Lavezzo (PV): nata a Tortona, dove anche oggi vive e lavora, Lorena Lavezzo è un’artista di rilievo nazionale che vanta un ampio e variegato curriculum critico-espositivo fatto di mostre, personali e collettive, tenute in tutta Italia. Dopo aver frequentato l’Accademia di Brera a Milano, si è pure specializzata nella difficile tecnica della vetrata presso la Scuola Superiore d’Arte Applicata all’industria del Castello Sforzesco. In seguito ha inoltre collaborato con diverse Associazioni promuovendo e collaborando attivamente all’organizzazione di svariati eventi culturali. Tutto questo senza mai dimenticare la pittura, sua grande e innata passione. Dopo un periodo dedicato al “Figurativo Tradizionale” ha iniziato a sentire il fascino dell’Espressionismo e dell’Espressionismo Lirico in particolare, iniziando una graduale e significativa metamorfosi che oggi è pervenuta ad una particolare sintesi espressiva recuperando l’uso spontaneo della macchia fondendolo con diversificati interventi materici. Una tematica particolarmente sentita dalla nostra artista è senza dubbio la figura umana e il rapporto ragione-sentimento, pensiero-fantasia, spirito e materia. Bellissime e coinvolgenti le due opere che l’artista presenta in questa rassegna. Accostate l’una all’altra vengono a formare un suggestivo dittico che l’artista ha intitolato “Figure nella luce”. Pittura intensa e percorsa sempre da grande poesia, emozione e sentimento. Fedele interprete dell’ espressione realista, con i suoi lavori intensi e partecipati, percorsi dalla verità e dall’emozione, ci immerge letteralmente nella vita, nel lungo e diversificato cammino dell’umano esistere: i suoi colori e le sue tematiche, espresse sempre con grande forza e vitalità, ci calano nella realtà del quotidiano passando da una raffigurazione essenziale e diretta ad una profonda interpretazione psicologica dei personaggi, quasi una rappresentazione teatrale dell’esistenza, con le sue fobie, le sue passioni, le sue paure e le sue speranze.
Sabina Romanin (PN): l’artista, che vive e lavora a Pordenone, è ormai un nome di rilievo internazionale e come tale vanta un curriculum critico-espositivo di grande interesse fatto di mostre importanti, personali e collettive, tenute in spazi pubblici e privati di tutta Italia. Dopo una laurea in lingue e letterature straniere presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, ha conseguito pure il diploma di pittura all’Accademia di Belle Arti della stessa città e poi, ancora, ha frequentato l’Accademia di Plymout (GB) con la borsa di studio Erasmus. Dopo un avvio artistico tradizionale, ha iniziato un avvincente periodo di studio e ricerca all’interno dell’Arte Contemporanea e delle più innovative Avanguardie Storiche concentrandosi in modo particolare sulla “poesia Visiva”, sul mondo delle Installazioni e Ambientazioni fino a pervenire all’Arte Tessile e al “segno cucito”, corrente artistica contemporanea conosciuta anche con il termine di “Fiber-Art” e che, nelle sue mani, diventa simbolo della vita e dei suoi segreti percorsi. Ma in questa rassegna piacentina l’artista presenta due opere eseguite ad acrilico su tela di straordinaria esecuzione ed eleganza Un’espressione, questa di Sabina Romanin, fatta di creatività e fantasia, di luce e colori sulla quale inserisce i suoi segni, le sue traiettorie, le sue scritture. Pittura segnica, dunque, ma arricchita da felici intuizioni spaziali, da un innato e prorompente gusto cromatico che, sovente, lascia intravedere un certo divertissement esecutivo, quasi una forma di liberazione interiore quando la sua sintesi grafica riesce a farsi talmente libera e istintiva da rasentare il magico mondo infantile, la semplicità ingenua e disarmante della pura e semplice fantasia. Allora tutto diventa poesia, emozione e lirico sentimento.
Tiziana Trezzi (MB): nata a Magenta, ma residente e attiva a Seveso, Tiziana Trezzi è ormai un nome di rilievo internazionale e vanta dunque un variegato e interessante curriculum critico-espositivo fatto di mostre, personali e collettive, tenute in tutta Italia e nelle principali capitali d’Europa. Interessante e degno pertanto di essere segnalato anche il suo percorso formativo iniziato diversi anni fa all’Accademia di Belle Arti di Brera sotto la guida di Domenico Purificato, direttore della stessa Accademia e poi del grande maestro dell’Astrattismo Luigi Veronesi, allora docente di cromatologia. Nel 1978 consegue pure l’abilitazione all’insegnamento di Educazione Artistica e, dall’anno successivo, diventa docente di ruolo, professione che svolgerà fino al 2017, affiancando per decenni l’attività didattica alla ricerca artistica. Bellissimo e coinvolgente il dittico che l’artista presenta in questa rassegna. Un’espressione forte e sentita, questa, che si allontana dalla semplice e pura descrizione, pur vissuta e partecipata, per aggiungervi carica vitale, energia, forza prorompente. Prende vita in questo modo una pittura tutta d’emozione, dove i colori perdono contatto con il mondo reale per diventare sentimento, stato d’animo, condizione psicologica. Ne sono chiara ed evidente dimostrazione le sue pennellate intense e precise, i suoi segni ripetuti e calibrati, il suo gesto, morbido e deciso allo stesso tempo. Tutto, nei quadri di Tiziana Trezzi è segno e colore, tutto è gesto e luce e tutto viene modificato e descritto a seconda dell’estro e dello stato d’animo dell’artista. Espressione senza cedimenti, dove pittura e disegno hanno lo stesso ruolo e la stessa funzione raggiungendo un perfetto equilibrio ed una magica fusione, creando straordinari effetti di vita e movimento, trasportando l’osservatore in rarefatte atmosfere di eterea e delicata sospensione.
La Rassegna, che chiuderà il 28 ottobre, sarà illustrata dal gallerista e critico d’arte Luciano Carini.
ORARI: feriali e festivi dalle 16,30 alle 19,30
Lunedì, giorno di chiusura