BIVACCO 17
dal 24 Set al 31 Dic 2016

TITOLO: BIVACCO 17
ARTISTI: CLAUDIO COSTA – DANIELE GIRARDI
A CURA DI: LUIGI MENEGHELLI
PERIODO: 24 SETTEMBRE – 31 DICEMBRE 2016
INAUGURAZIONE: 24 SETTEMBRE, ORE 18.30 – 21
SEDE ESPOSIZIONE: LA GIARINA ARTE CONTEMPORANEA, VERONA
ORARIO: DAL MARTEDÌ AL SABATO 15.30-19.30 (E SU APPUNTAMENTO)
Claudio Costa (Tirana 1942 – Genova 1995) e Daniele Girardi (Verona 1977). Due artisti di generazioni
diverse e di diverse modalità espressive: il primo che cerca di comprendere ciò che ci viene dal profondo,
dalle stagioni trascorse, dalla vita passata e il secondo che cerca di investigare lo scorrere di un tempo di cui
non conosciamo ancora le coordinate, i sensi, gli umori. “Vorrei che il mio lavoro fosse un fiume lavico che
dalla foce risalga alla sorgente”, ha scritto Claudio Costa. Forse Daniele Girardi potrebbe scrivere: “Cerco di
uscire dalla realtà del presente, per sperimentare un cammino quasi spirituale alla scoperta delle primordiali
leggi della natura”.
Due artisti lontani, ma anche vicinissimi, perché entrambi cercano di far affiorare immagini segrete,
seppellite o ancora nascoste. Se per Costa la creazione è un “work in regress”, per Girardi è sempre un “work
in progress”. Per entrambi, comunque si tratta sempre di esorcizzare la morte ed esaltare la vita.
Lo stesso ferro arrugginito, il materiale degradato, distrutto, intaccato dagli agenti atmosferici, roso dall'uso,
che impiega Costa, lascia emergere potenzialità espressive eccezionali. E le colle, i legni, le argille, le
fotografie, le radiografie che potrebbero suggerire un'idea di fissazione, in realtà diventano interminabili
interrogazioni, scambi, cortocircuiti visivi. L'operazione di Girardi ha qualcosa di più introverso e mentale.
Consiste nella pura esperienza del camminare, del perlustrare luoghi incontaminati. Ma è proprio
nell'esplorazione, nel rapporto con la natura che si realizza il suo sapere. Nel video MYR, ad esempio, egli
riprende il suo procedere incerto attraverso le lande deserte della Norvegia, con i passi che esitano, perché
non sanno se sotto la superficie si celino profondi strati d'acqua. Così, ogni incedere è insieme scoperta e
minaccia, conquista e smarrimento. E se nella decina di lavori (su tela o su legno) di Costa sembra salire il
gran fiato dei secoli per portare i suoi documenti antropologici, nelle azioni di Girardi i documenti sono
l'esperienza stessa dell'agire.
“Bivacco 17” è il titolo dato all'esposizione e nasce da uno dei rifugi di Girardi, che viene letteralmente
ricostruito in galleria: una sorta di accampamento in cui è raccolto tutto il materiale necessario alle
esplorazioni: appunti, mappe, foto, zaini, corde. Una “grotta” in cui sono radunati progetti ed evocazioni,
strumentazioni e ricapitolazioni. Un po' come nelle ”tavole alchemiche” di Costa, dove lo stato di “sonno” si
mescola e passa invariabilmente a quello di risveglio e di nuova consapevolezza.