Napoli
Il serpente incantatore!
“Domenico, o come preferisce farsi chiamare, Mimmo Di Caterino, è un artista contemporaneo del ‘73 con una biografia molto ‘accesa’, dal punto di vista artistico ma non solo.
Artista napoletano, legato molto alla sua città, ma in qualche modo anche Cagliaritano, dato che metà della sua vita l’ha passata in esilio sull’isola, citandolo.
Figlio d’arte, suo padre pittore figurativo, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli dove inizia la sua carriera, ma anche il suo attivismo artistico che poi sfocerà negli anni in vere e proprie diffide legali da parte del mondo dell’arte.
Negli anni novanta e primi duemila infatti, con una posse d'artisti da lui guidata, che si muoveva tra un centro sociale occupato e l’Accademia di Belle Arti, il collettivo "Mario pesce a fore", fa happening e interventi anche violenti, irrompendo in congressi ed eventi con tanto di passamontagna e armi giocattolo.
Questo per parlare di tematiche che dovrebbero stare a cuore a ogni artista, in particolare la privatizzazione e l’elitarismo dell’arte: la sua era una forte critica al mercato, al sistema dell’arte, e al conflitto tra pubblico e privato che l’Accademia genera.
Con una spiccata intelligenza, un certo carisma e un’orazione da incantatore di serpenti, era molto seguito e ammirato e allo stesso tempo molto stimato come artista già dai suoi anni di formazione.
Fedelissimo ai suoi ideali, i suoi dipinti, gestuali, molto espressivi e dai colori forti, li abbandonava per la città, regalava, e quando esponeva in galleria dava egli stesso il permesso di portarli via gratis ai visitatori, entrando in contrasto coi galleristi stessi.
Mimmo Di Caterino si può quindi dire non solo artista ma artivista, termine coniato in Spagna per definire gli artisti attivisti.
Quello che ha fatto non è di sicuro facile, specialmente in un periodo in cui il mercato dell’arte si faceva sempre più presente e speculativo, e lui questo l’ha scritto, insieme a un sacco di altri articoli, non solo contro il sistema dell’arte, riticando pesantemente colleghi e artisti da lui non ritenuti tali.
Grazie al suo atteggiamento da Black Block ottiene anche per qualche anno una rubrica dedicata ai suoi scritti in quella che nei primi duemila era l’unica e la più importante rivista d’arte, FLASH ART, diretta da Giancarlo Politi.
Tutto ciò negli anni però non fa altro che portargli diffide su diffide, alla fine anche dal direttore della rivista stesso, e sfortunatamente ad un allontanamento sempre più brusco dal mondo dell’arte e tutto ciò che lo riguarda.
Non ho idea di come sarebbe potuta andare diversamente, ma so che quello che ha dato all’arte e per l’arte è molto, e sono certa che avrebbe potuto ancor di più.
Si allontana da Napoli, prende cattedra al liceo artistico Foiso Fois di Cagliari, e ci rimane per più di vent’anni, lottando per la nascita di una Istituzioni di alta formazione artistica mai avvenuta; sviluppando progetti in un’isola povera e realmente isolata che arte ne vede ben poca, con nessuna alfabetizzazione artistica: segno di quanto conta l’arte nella sua vita.
La sua vita è una grande performance artistica, di quelle che fanno riflettere e interrogare.
Conoscerlo mi ha lasciata scossa e piena di stimoli e domande.
Per due anni ho avuto il piacere di scambiare con lui una fitta corrispondenza sul suo lavoro, non abbandonerà mai l’arte, la pittura, la scultura, per lui unica terapia e religione, ma ho compreso con dispiacere che la sua visione è cambiata, rimprovera il giovane attivo che era, mi consiglia come artista di comprendere certe logiche senza opporre troppa resistenza o polemica.
Si sente maturato e riavvicinato molto alla religione cattolica, ma io non posso fare a meno di vederci un’energia di cambiamento artistica che soffocata è impotente di fronte a qualcosa di più grande."
Caterina Incani, 2026
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