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Premio ariane de Rothschild 2011 – Alla scoperta dei giovani artisti italiani

Valentina Fenu · 13 Aprile 2011

 

Arte contemporanea, specchio del nostro tempo.

Forma di ribellione, socializzazione, attivazione della mente e delle mani.

Chi dice che l’arte ora non è più arte, dovrebbe passare da Palazzo Reale, che per la prima volta ospita la mostra del Premio Rothschild: diciotto giovani artisti a 360°, carichi di entusiasmo e creatività, espongono, propongono, ci fanno gustare le loro opere straordinariamente vivaci, originali e dense di espressioni e significati. Il tutto ci travolge, quasi emergesse una preponderante voglia di rompere gli schemi e creare particolari connessioni tra la realtà e il sostrato dell’immaginario.

Il viaggio di questa splendida esposizione si compone di cinque tappe, ciascuna delle quali ospita differenti opere di pittura, scultura, fotografia, installazione e arte digitale.

L’impatto è da subito forte ed espressivo, in quanto le sale che ospitano la mostra corrispondono agli storici appartamenti di Palazzo Reale, perciò si crea un contrasto culturale molto stimolante tra il neoclassicismo dei decori e degli arredamenti, tripudio di un’epoca di sfarzo, e le opere esposte, emblemi della linearità e dell’interpretativismo dell’arte contemporanea.

Su quest’onda, possiamo dal principio concepire come in questa rassegna, ci si proietti verso una concezione dell’arte quale concatenazione di passato e presente, poiché nonostante le palesi differenze stilistiche, tutto si aggancia e il passato offre una cornice per l’arte attuale.

Tanti artisti, tante opere che ci parlano di aspetti e momenti differenti della socialità;

nella prima stanza, si passa dall’ “Orchard” di Christian Tripodina, una teca in vetro contenente piume, cocci, rami quasi fossero ossa e ossa vere, il tutto volto a creare un ponte tra realtà quotidiana e i prodigi religiosi spesso sottovalutati, con l’idea quindi di filtrare lo spazio attribuendo importanza all’elemento irrazionale, al “Landscape project” di Margherita Moscardini, che componendo un mosaico con i vetri comuni trovati per le vie della centro, forma una mappa che identifichi la città, senza tralasciare l’opera di Maria Domenica Rapicavoli, che con un’installazione video “A dirti la verità” e con due foto di grandi dimensioni, una sui tetti e l’altra sui dorsi degli schedari di un archivio, ci presenta la situazione di una realtà contrastante come quella di Corleone.

Nella seconda stanza, prevale una sensazione di staticità e di “analisi” sulle situazioni sociali, attraverso i due video di Anna Franceschini (uno rappresentante un mantello stellato che si gonfia e l’altro due spazio orizzontali che vibrano), i 12 disegni dei due artisti del Barbara Guerrieri group, tutti su sfondo giallo, rappresentano in matita diversi momenti di aggregazione, tutti rinchiusi in “gabbie” rosse realizzate con lo spray, i 9 scatti fotografici in bianco e nero di Cleo Fariselli che raffigurano stelle in modo quasi scientifico, e due installazioni, una di Nicola Martini,poggiata sul pavimento ci da un senso di vischiosità fermo immagine del movimento, l’altra di Ludovica Carbotta rappresenta una sorta di pozzo in legno, che in realtà è una perfetta riproduzione della cupola del Guareschi.