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Impressionisti, Capolavori dalla Fondazione Clark | Valentina Fenu

Valentina Fenu · 7 Marzo 2011

 

IMPRESSIONISTI. CAPOLAVORI DALLA COLLEZIONE CLARK.

di Valentina Fenu

 

A Milano, Palazzo Reale si veste di emozioni, sensazioni, percezioni. Il giorno 2 Marzo, i battenti si aprono all’ Impressionismo, attraverso la mostra "Impressionisti. Capolavori dalla collezione Clark", curata da Richard Rach e che raccoglie, fino al 19 Giugno, 73 splendidi capolavori dei maggiori esponenti della seconda metà dell’Ottocento francese, quali Degas, Monet, Manet, Toulouse-Lautrec, Corot, Morisot, Pissarro e Renoir.

Il percorso espositivo, dopo un breve excursus cronologico correlato dalle immagini fondamentali, che ci permette di collocare l’Impressionismo in una posizione di distacco e quasi di "ribellione" dal passato romantico e realista, si sviluppa in dieci sale diverse, ognuna pregna di momenti e innovazioni differenti: Impressione, Luce, Natura, Citta’ e campagna, Mare, Viaggi, Societa’, Corpo, Volti e Piaceri.

"Impressione" termine coniato casualmente da Monet nel 1869 presso uno studio fotografico, è anche il primo passo che conduce nel mondo dell’esposizione. Ecco che qui entriamo in contatto con la tecnica a pennellate decise e veloci, la poesia densa di emozioni e interpretazioni e lo stile non più realista e fedelmente riproduttivo bensì altamente interpretativo, dei paesaggi di Monet, Sisley e Pissarro e delle composizioni floreali di Manet, Morisot e Renoir.
Questo ingresso, ci riconduce ad atmosfere di transito tra una società prettamente rurale e la sua nuova trasformazione in industriale. A tale livello, anche le sensazioni degli artisti si incarnano in questi sconvolgimenti, evocando un tipo di pittura in continuo movimento, fluente, innovativa; c’è un distacco completo dal Realismo e dal Romanticismo a favore di uno sconquassamento a livello emotivo, quasi come se attraverso i paesaggi si volesse creare una sorta di empatia con il fruitore, per suscitarne, appunto, impressioni personalissime.

La seconda sala, ci proietta in una delle caratteristiche principali dell’Impressionismo: la "Luce", sostrato fondamentale per la pittura di ogni tipo di soggetto, partendo dai paesaggi rurali, dove la prospettiva en plein air sottolinea un tipo di luce carezzevole, che si impossessa quasi della natura in un abbraccio dove persino a livello cromatico tutto pare essere caldo e avvolgente, come nel "Tramonto" di Renoir, dove un sole vero, quasi carnale eppure sublime, come un amante si insidia in alto, ama l’aere e ne avvolge in focosi abbracci le membra; un tramonto che non è la fine di un giorno, ma il momento di totale abbandono tra cielo e terra e cose e respirii, fino a giungere agli scorci della città impressionista per eccellenza, Parigi.

Proseguendo, incontriamo in ordine "Natura", "Mare" e "Città e campagna"; nelle tre sale, si respira l’atmosfera en plein air tipica dell’Impressionismo. Grandi scorci di purezza, dove l’incontaminato regna e l’industrializzazione è ancora una presenza minuscola, una forza minore che sembra cercare di insinuarsi ma nulla può davanti alla magnificenza delle pennellate rapide e incisive dell’ erba, dei campi di fiori colorati, della vita rurale.
Nella "Natura", ci immergiamo in ambienti spaziosi e delicati, paesaggi intrisi di emozioni eppure dediti alla perfezione di forma.
E’ in questa sezione che, dall’inizio del percorso, incontriamo per la prima volta l’opera di Corot, definito "pére"(padre) dell’Impressionismo, non quanto per essere iniziatore del movimento (che abbiamo già detto essere Monet), quanto per averne per primo gettato le basi delle linee principali.
La sala "Mare" ci offre splendidi scorci marini, particolarmente efficace quello di Jongkind che propone un particolare taglio dell’immagine, in quanto il mare appare da dietro due verdi cespugli rigogliosi e in lontananza, quasi a volerne sottolineare l’estraneità al momento, si erige una fabbrica.
E proprio da quest’opera, Monet si ispirerà per le sue ricerche illustrative sugli scorci della Normandia.
Infine, l’ultima delle tre sezioni dedicate ai paesaggi, "Città e campagna", ci dona una stupefacente prospettiva del rapporto tra l’ancora immacolata vita rurale e la frenetica vita parigina, quasi fossero in stretto contatto e dialogo.
La scelta cromatica è la medesima, quasi a voler riportare la gentilezza delle campagne anche in città. L’utilizzo della luce enfatizza i momenti agricoli e quelli urbani in maniera forte. I dipinti rurali, presentano la tecnica della pennellata marcata tipica, incentrandosi particolarmente sull’ambiente e poco sui personaggi, che nel più dei casi sono piccoli soggetti in penombra, permettendo così la focalizzazione sul moto fluente del vento sui campi, sulle estensioni di fiori, sui selciati.
Potremmo quasi definirlo una sorta di raccolta della memoria rurale, come se non se ne volesse perdere nemmeno un dettaglio poichè la fase dell’industrializzazione è così incalzante che pare esserci coscienza che quelle grandi estensioni incolte presto spariranno.
Per quanto riguarda i dipinti urbani, la fantastica sorpresa è trovare la raffinatezza di Boldini nel suo "Attraversando la strada", nel quale si ferma un momento spontaneo cittadino di una donna che attraversa una strada parigina. Colpisce la perfezione del volto della donna, quasi dipinto con precisione fotografica (e allo stesso modo, il cammeo del Boldini stesso a bordo di un’auto), contrastante con la leggiadria e la morbidezza del drappeggio della gonna, e il tratto veloce e breve dell’ambiente intorno. Un’opera che esprime libertà, e che potremmo definire "modaiola", in netto contrasto con la ridondante raffigurazione della vita nei campi.