Slow Matter

Inaugura

Venerdì, 19 Ottobre, 2018 - 18:15

Presso

AMY D Arte Spazio
Via Lovanio 6 Milano

A cura di

Anna d'Ambrosio

Partecipa

Matteo Naggi solo show

Fino a

Giovedì, 1 Novembre, 2018 - 18:15

Slow Matter

Comunicato

SLOW MATTER  

Matteo Maggi     solo show

omaggio a  Sou Fujimoto

 

19 oct -01 nov

Opening

19 oct h.18,30

project economART di AMY D Arte Spazio MI

 

a cura di Anna d’Ambrosio

testo critico di Massimo Mazzone

 

“Compromessi con i sordi ed il loro rumore ci scordiamo il silenzio”.

L'uomo post-moderno vive nella fretta, sempre in emergenza di tempo. Nella fretta

esistenziale dell'uomo siamo in emergenza temporale, non abbiamo tempo. Non

abbiamo la giusta disponibilità per capire cosa succede, per riflettere ed elaborare

concetti, la fretta trascura e non permette l'elaborazione di un pensiero critico come

esseri creativi. Riconsiderare il tempo in una dimensione differente, nella lentezza,

per riappropriarsi del concetto di essere umano. Il “costruttore” ha una differente concezione di tempo, distante da ciò che va veloce è una figura lenta, marginale,

indifferente al tempo che deve venire e vive con attenzione e dedizione il suo gesto:

qui e adesso.

L'attenzione al gesto presente e alla sua ripetizione sono un omaggio alla lentezza;

il singolo gesto o passo, è anche un suono che si ripete nella sua testa,

che scandisce il tempo e lo modella. La modularità del materiale è funzionale

all'opera, come fosse una preghiera o un cammino. Il gesto si ripete in modo

disinteressato, non porta necessariamente ad una ricerca formale, piuttosto a scolpire

il tempo nello spazio attraverso un materiale che origina una forma. La lentezza del

fare artistico in un costruttore, non consiste tanto nei tempi produttivi piuttosto nel

valore che egli attribuisce al tempo; il valore consiste nella consapevolezza che riesce

ad ottenere nello spazio.

L'atto costruttivo riconsidera il tempo come un valore primario, necessario alla

riflessione. Costruire l'opera significa costruire se stessi, un esercizio di pulizia

mentale che non rappresenta nulla, inutile, ma rallenta il tempo dagli eventi che

impediscono la contemplazione e il ritmo.

Costruire è un esercizio che nel lavoro scultoreo si concretizza con materiali

minimamente invasivi, in cui prevale ripetizione e leggerezza. La riduzione dei

materiali a minimamente invasivi, significa poco espressivi, eliminare il superfluo,

utilizzare un modulo semplice e ripeterlo, il quale darà origine ad un'opera libera,

svincolata dal significato e dall'illusione. Questi materiali devono favorire il processo,

riducendo il pensiero a favore di una maggiore sensibilità.

L'opera deve realizzarsi in modo naturale, disinteressata dal risultato, in cui quello

che conta è il processo esecutivo che porti a soluzioni sempre differenti. La progettazione si riduce

ad un'idea di partenza, in modo da non esaurire la forza espressiva in una asfissiante

elaborazione mentale fatta di significati e giustificazioni.

 “La gratuità che mostra un'opera concepita senza fini o contenuti invadenti, è come

un atto d'amore: non chiede nulla”.

I “Giardini di carta” sono stati i primi lavori in cui ho cominciato a riconsiderare il tempo sul fare processuale, in cui lentezza, cura e ripetizione, sono stati necessari per determinare il suo vero

valore.

Le “Preghiere mute” sono i lavori più recenti, realizzati in terracotta e nel metodo si

rifanno ai “Giardini di carta”, modulo e ripetizione. Le preghiere mute non emettono

suoni e sono sinonimo di silenzio, alleato del tempo e della lentezza, accompagna il

gesto che si ripete in modo sempre differente.

L'argilla, la carta, il ferro, sono i materiali che ho utilizzato fin ora, sono materiali lenti,

materiali del “fare”, che richiedono molto tempo, cura ed attenzione, inoltre

hanno memoria di ogni gesto il quale determina il risultato come un tempo vissuto:

un tempo scolpito.

La lentezza in qualche modo crea spazio, permette la relazione e lo scambio, è compagna dell'umiltà, anch'essa sempre alla ricerca e ben disposta. È di spazio che si tratta.

Lentezza ed umiltà sono come un monocromo, creano spazio, spazio per accogliere.

Un “monocromo” è minimamente espressivo nei contenuti e questo, paradossalmente favorisce lo scambio e la creatività in colui che guarda l'opera, invertendo il suo ruolo.

Lo spettatore trova lo spazio per ragionare ed esprimersi in modo creativo, proietta su di esso la propria esperienza partecipando all'opera in modo differente;

senza l'eccesso di contenuti ingombranti il monocromo suscita l'autoanalisi e provoca, come nella lentezza una partecipazione creativa .

 

Su questa ricerca si collega una personale riflessione sul fare scultura nel contemporaneo e sulle

nuove possibilità dell'architettura. Il rapporto tra scultura ed architettura diventa

sempre più evidente, potrei dire quasi necessario per la loro sopravvivenza in una crescente

idea di esperienza e di luogo. Da qui nasce la convinzione che le mie opere non siano solo delle

sculture bensì delle “costruzioni”: la scultura rifonda il proprio linguaggio interagendo con la costruttività dell'architettura, viceversa l'architettura sembra aver bisogno dell'intimità e libertà

della scultura, dando origine alla tipologia, quella “costruzione”. Il materiale

utilizzato è sempre quello modulare, utilizzato anche nei mie primi lavori della serie

“Cattedrali primitive”, dove nasce l'idea di costruzione e di processo disinteressato.

Le mie costruzioni nascono in questa forma ridotta come un esercizio di Purificazione.

Un atto religioso che considera il tempo come valore primario e la loro condizione di esistere

è l'assenza di senso: un gioco insensato.

 La gratuità, l'assenza di senso, ci alleggerisce e insinuando in noi il dubbio, paradossalmente

introduce nuove opportunità interpretative .

La possibilità che queste costruzioni possano diventare anche dei luoghi architettonici, riconsidera

l'oggetto scultoreo come forma latente, un prototipo in attesa di assumere una dimensione ambientale.

La “costruzione” non assumerà mai la funzione di edificio architettonico e nemmeno sarà una scultura in scala maggiore bensì un compromesso tra i due, qualcosa che assomigli ad un “santuario”, un luogo di aggregazione.

“La costruzione è qualcosa che sta poco prima dell'architettura e appena dopo l'istinto”

 

 

Note tecniche

Con la personale Slow Matter di Matteo Naggi , la galleria inizia un programma di solo show , SMART esposizioni temporali brevi e dinamiche con affondi mirati tra produzioni esistenti e sperimentazioni nate dall’incontro artista-galleria. M.Naggi , noto per i suoi lavori con e su carta ,sperimenterà per Amy d Arte Spazio  un nuovo materiale della linea capaver-system, resistente al fuoco, atossico e con alta resistenza meccanica grazie alle fibre di vetro.

Grazie Caparol

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