Sky is the limit

Inaugura

Mercoledì, 9 Giugno, 2021 - 18:00

Presso

DRIM | Contemporary art ground
Corso Regina Margherita 94

A cura di

Andrea Sbra Perego e Marzia Gentile

Partecipa

Sara Crepaldi Simone Lucà Massimo Mancini Mauro Zulianello

Fino a

Sabato, 3 Luglio, 2021 - 19:00

Sky is the limit

Comunicato

Non essere timoroso, fai le cose solo quando te lo dice il cuore…
Il cielo è il limite e tu sai che devi continuare.

The Notorius B.I.G.

Il limite del mondo è il limite del mio linguaggio.
Ludwig Wittgenstein

Lìmite1 s. m. [dal lat. limes -mĭtis]. – 1. a. Confine, linea terminale o divisoria.
In senso più astratto, confine ideale, livello massimo, al disopra o al disotto del quale si verifica
normalmente un determinato fenomeno. O, infine, il termine spaziale o temporale, o comunque
quantitativo, che non può o non deve essere superato, e il cui superamento ha per effetto un
mutamento di condizioni.

Sky is the limit racconta l’ambizione che conduce a porre le basi per superare i propri limiti,
partendo dalla volontà di riconoscerli.

Limite tra sé e il mondo.
Limite tra emozione e azione.
Limite tra pensiero ed emozione. Limite tra pensiero e azione.
Limite tra ciò che è proprio e ciò che è altrui.
Limite tra ciò che si può fare e ciò che non si può fare.
Limite tra fare e non fare, tra giusto e sbagliato, tra reale e irreale.

1 da https://www.treccani.it/vocabolario/limite/

In principio, il limite rappresentava una barriera, spesso fisica, che separava e circoscriveva uno
spazio, definendo una proprietà, un possedimento; o persino designava una costrizione, che era
impedimento. Ma, come spesso accade, se non sempre, a una interpretazione negativa ne
corrisponde una positiva. La stessa linea che è confine può diventare qualcosa da seguire, un
percorso, che si insinua tra realtà differenti e concede a due o più entità di condividere un
aspetto, dando vita a una continuità che apre verso l’ignoto – altro elemento centrale nella
storia dell’arte.
Da sempre il concetto di limite è stato associato all’arte. Indagarlo, analizzarlo, conoscerlo e
superarlo sono alcuni dei modi in cui l’opera d’arte vi è entrata in contatto.
L’ignoto è la terra della paura e il suo popolo è un popolo di mostri, creature terrifiche, ctonie.
L’iconografia classica così come il mondo dei miti rende l’ignoto l’ambientazione ideale per
sfide eroiche e altresì perdizioni indicibili. Soltanto i folli e i coraggiosi osavano addentrarvisi
per portare a compimento la propria missione di conoscenza, a rischio di fatali sconfitte.
Il limite, dunque, costringe, preserva e, al contempo, apre. Intraprendere un viaggio alla
scoperta di cosa significhi limite vuol dire partire da sé per affrontare altro, combattendo la
paura dell’ignoto. Ogni limite è un tratto condiviso, è tenere assieme, per recuperare identità,
capacità simboliche e riflessive, oltre che le coordinate spaziali e temporali di una ritrovata linea
di demarcazione tra un qua e un là, un prima e un dopo, un alto e un basso, un dentro e un
fuori. Il limite, che è un νόστος (ritorno), invita a perdersi per potersi ritrovare. Il viaggio di
Ulisse, che oltrepassa i confini del mondo conosciuto, sfidando il noto e arricchendosi dell’ignoto
come dono di cui godere nell’incerto, si fonda su un necessario ritorno a casa.
Il limite si carica dei suoi opposti: distruggere per costruire e infine superare.
Ciascuno di noi, recita un motto cinese, va a dormire ogni notte con una tigre accanto. Non puoi
sapere se questa, al suo risveglio, vorrà leccarti o sbranarti. Con questa metafora la saggezza antica
vuole ricordare la relazione che ognuno ha con i propri limiti. Solo cercando di migliorarci
costantemente possiamo renderci amica la nostra tigre, in quanto nessuno ha la capacità di evitare
quella che può essere la peggiore o la migliore delle compagnie: la nostra persona.
La sfida costante ai nostri limiti è da sempre quella che alimenta l’entusiasmo e la gioia di
vivere: il brivido della scoperta e del nuovo, che si oppone al fascino di una stasi rassicurante e
subdola.
L’arte sembra appropriarsi di questa sfida e si destreggia tra normalità e follia.
Donald Winnicott, importante pediatra e psicanalista, affermava che la creatività è presente
nell’uomo come spazio potenziale di incontro tra la realtà interna e quella esterna.
Per lui la creatività ha a che fare, non tanto o non necessariamente con delle produzioni artistiche,
ma con il sentirsi vivi all’interno del confine della propria fragilità interiore.
La creatività riguarda il modo in cui ci relazioniamo con la realtà esterna ed è ciò che, secondo
lo stesso Winnicott, permette all’uomo di essere felice. Di toccare quel cielo con un dito o,
come nel caso di Sky is the limit, con la propria arte.
Alla domanda emblematica fin dove spingersi? si potrebbe rispondere con un passo dei
“Colloqui con sé stesso” (IX, 29, 6) di Marco Aurelio: Non attendere la giusta città di Platone, ti
deve bastare una cosa: un po’ di miglioramento, anche minimo.

SARA CREPALDI
Torino, 1987.
Figlia di padre pittore, la sua passione per la creatività e la manualità la spingono a frequentare la
scuola per orefice, professione che in seguito inizia a praticare, salvo poi abbandonare per
mancanza di nuovi stimoli. Scopre la via della pittura come mezzo espressivo poco più di un anno
fa, inizia infatti a dipingere durante il periodo del primo lockdown. I suoi soggetti sono perlopiù
figure e ritratti e lo stile è quello istintivo e viscerale caro agli espressionisti. Ama definire i suoi
soggetti espressioni corporee. Sky is the limit è la sua prima mostra.

SIMONE LUCÀ
Torino, 1972.
Inizia a disegnare all’età di 16 anni. Frequenta il Liceo Artistico “Primo”, poi l’Accademia di Belle
Arti con indirizzo Scenografia Teatrale, non portandola a termine a causa delle troppe fughe per
andare a lezione di modella.
La prima mostra nel 1997 a San Raffaele Cimena apre il via a una serie di partecipazioni a concorsi
d’arte e di poesia e a mostre collettive e personali. Scrive di lui Ernesto Boldrini: “Fa della sua
pittura una sorta di guida spirituale per combattere il costante conflitto esistenziale, che lui intende
non essere solo suo ma di tutti noi.”

MASSIMO MANCINI
Torino, 1967.
Da sempre appassionato di fantascienza, si avvicina all’arte frequentando – come Lucà – il Liceo
artistico “Primo” di Torino e specializzandosi poi in disegno pubblicitario.
Film epocali come “Blade Runner” e la saga spaziale di “Stars Wars” contaminano lo stile di questo
artista che fa del disegno e della costruzione di manufatti con materiale di riciclo le sue tecniche
espressive. Utilizzando carta, scotch e colori acrilici crea personaggi e ambientazioni lunari che
sembrano uscire dai libri di Isaac Asimov. Nel 2018 espone alcune delle sue opere presso il
“Mu.fant Museolab del Fantastico e della Fantascienza” di Torino.

MAURO ZULIANELLO
Torino, 1968.
Il suo lavoro è fortemente incentrato sulla ricerca dell’equilibrio; un equilibrio che traccia un
parallelismo tra condizione mentale e parte creativa e in cui entra in maniera prepotente, quasi
ossessiva, la simmetria, impiegata come strumento principale per specchiarle e ricongiungerle a uno
stato ideale. Al disegno a mano libera, nell’ultimo periodo, affianca l’uso della tavoletta grafica,
espandendo così la sua tecnica e manipolando le sue opere analogiche attraverso il digitale.

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