Lipatti

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Venerdì, 20 Ottobre, 2017 - 09:45

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Lipatti

Comunicato

 

Altrove – Il tocco di Dinu Lipatti

 

Cent’anni fa nasceva, in Romania, Dinu Lipatti. Sarebbe morto giovanissimo (a 33 anni) per una malattia allora incurabile. Nei pochi anni di vita ebbe tuttavia modo di esprimere la sua grande sensibilità musica. Fu un maestro del pianoforte. La sua abilità con lo strumento fu notata da George Enescu, affascinante compositore, tra l’altro, di travolgenti rapsodie. La musica di Enescu ha qualcosa di zingaresco nell’accezione migliore del termine dietro il quale, nel caso, si cela una straordinaria voglia di vivere e di farlo con apparente spensieratezza. È un po’ lo stesso clima culturale che c’è nei primi film di Emir Kusturica. Di Lipatti sono memorabili le esecuzioni di Schubert e di Chopin, dove il pianista va ben oltre lo spartito e sposa una necessità interpretativa quanto mai legata al concetto artistico per eccellenza. Lipatti conosce bene quel che esegue, ne conosce i più riposti meandri. Insegue la composizione come fosse una continua scoperta, di fronte alla quale sbalordisce e s’infiamma, rende omaggio e si esalta, facendo emergere l’armonia, eletta a sottofondo ideale della poesia che accompagna la musica che conta. Sono moti dell’animo che trovano una pacificazione nel fulgore esecutivo, molto ben eseguito e ordinato secondo uno scrupolo naturale di notevole spessore. A Lipatti è molto congeniale la musica romantica (Schubert, appunto, Chopin) per quell’ampiezza sentimentale che essa consente, per quei voli pindarici non impossibili, per quella speranza ricolma di fantasie positive, costruttive, a loro modo infallibili. È incredibile il coinvolgimento emotivo (mai dozzinale) che Lipatti sa evocare. Immaginiamo di essergli accanto, mentre seguendo un proprio ordine interno, che è poi vocabolario universale, egli reinventa suono eternamente reinventato: è il suono della vita vera, quella che sta nelle cose (Dario Lodi).