Il vertice della memoria. Apice, mostra fotografica di Valeria Laureano a Lecce

La ricerca fotografica spesso attinge alla memoria, alla restituzione della stessa e alla sua pronunciata visibilità in termini di suggestione iconica e materica.

Non di rado accade che fotografie datate emergano insieme a volti, corpi, luoghi a metà strada tra genealogie diffuse e una topografia sentimentale ed emotiva di indubbia evocatività. Quando, però, la ricerca artistica non si limita, nè si aggrappa alla sola vivificazione vibrante del ricordo, ma si apre, piuttosto,ad un'indagine compositiva e creativa di un nuovo linguaggio, la questione diventa più interessante, assumendo tratti e contorni non più individuali ma collettivi.

Valeria Laureano,fotografa classe 1989, indaga i solchi della memoria di Apice, borgo beneventano segnato e raso al suolo da due terremoti, come occasione di una sua più approfondita ricerca ed analisi sperimentale. Dall'evocativa toponomastica, al recupero, in situ, di elementi come lastre di vetro, negativi in medio formato, negativi 35mm scandagliati e recuperati dall'oblio di un negozio di bare, sottratti alla sepoltura nel terreno umido. Da aspetti apparentemente irrilevanti, alla costruzione di un impianto narrativo, l'artista si muove, come nella scrittura sismografica, tra vette di piccoli paradisi scoperchiati e discese nelle viscere della terra. Un'acme così intensa concettualmente da diventare, non soltanto un asse cronologico di anni di ricerca, ma anche la nomenclatura esatta di una mostra, con la curatela di Roberta Fuorvia, che restituisce il percorso e il sentimento, lo stato d'animo, di un'esperienza complessa e delicata.

Così, se il sostrato iniziale si compone del ritrovamento fotografico di ambienti e paesaggi, attraverso riti e gestualità quotidiane, come in un perfetto idillio teocriteo, ascrivibile a qualsiasi luogo di squisita e ancestrale memoria rurale, la lettura si sviluppa anche in categorizzazione di insiemi che lasciano una libera connessione al fruitore, di temi e e concetti.

L'esperienza e l'intervento dell'artista, filologicamente rispettoso e non troppo manipolativo, trova spazio e forma compiuta nelle installazioni multimediali. Da un veccho televisore retroilluminato vengono "trasmessi" i negativi recuperati, guidando lo sguardo in una storia amplificata e trattenuta, mai interrotta. L'utilizzo di elementi "altri" come la resina e la colla vetrificano e cristallizzano la nostalgia di un luogo che sembra ormai essere della mente, all'interno di box metallici, cornici di altre epoche, gualciture di superficie e matrici di lastre di vetro incastonate in lightbox.  La Laureano scandisce, come un metronomo, il rintocco del tempo fuori dal mito della precarietà dei resti, dell'obsolescenza da cui non ci separa mai definitivamente, della seduzione magnetica e gravitazionale del fatiscente, che tra strappi rinasc, riempiendo le crepe.

L'archetipo della memoria, oltrepassa la corrosione dei lembi e degli angoli, inserendosi nel ritmo narrativo di un romanzo realista in cui convergono sentimento tenue, approccio antropologico e un velo di malinconia.

E se la memoria non inganna, ma connette e crea nuovi tessuti e legami, si può portare con sè, un piccolo segmento di Apice; una scatolina realizzata a mano da Legatoria Artigiana Napoli con incisione a caldo in bronzo e oro fino, in edizione limitata, contenente una piccola raccolta delle immagini prodotte.

La mostra è visitabile fino al 6 luglio presso LO. FT, via Simini 4,6,8, Lecce.

Lara Gigante