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Conclusa

Alice Lissoni COLLAGE

dal 14 Nov al 20 Nov 2013

Alice Lissoni nasce a Vimercate il 15 Aprile 1980.
Durante una prima formazione in ambito scientifico sviluppa un forte interesse per l'anatomia umana e animale, con una particolare sensibilità ed attenzione all'estetica della patologia (chirurgia, deformazione corporea, protesi articolari…).
Abbandonati gli studi scientifici, continua un'insistente ricerca intima e personale che ruota intorno al corpo nella sua nuda fisicità. La dimensione estetica del corpo, unita alla passione per il disegno, la conduce a intraprendere studi in Fashion Design.
Il corpo diventa manichino da vestire.
Lavora per otto anni come stilista presso una nota casa di moda milanese e ha l'occasione di riportare nuovamente la sua attenzione sul corpo insegnando Disegno di Moda 'dall’ anatomia al figurino'. L'interesse per anatomia, corpo, moda si nutre da sempre di una ricerca e archiviazione meticolosa di immagini strappate da riviste, ritagli di giornale, particolari tipi di carta (stampata e non).
Nel 2010 i diversi ambiti di indagine si incontrano e concretizzano trovando espressione nella tecnica del collage, con la quale Alice restituisce a nuova vita vecchi libri, albi e cataloghi macchiati e ingialliti dal tempo, quotidiani di stampa estera, parole di paesi lontani in una  rielaborazione dell’immagine patinata di riviste di moda e arte.                                                                                                                                                                                                                   La sua è una instancabile ricerca che indaga la figura umana in un’analisi tormentata, sofferta. Le mani si addentrano strato dopo strato, fin nel suo interno, portandone  a galla l’ essenza; corpi e volti, vivisezionati si ricompongono in nuove armonie o nuove dissonanze.        Così il soggetto  prende vita ed identità, mostrandosi nella sua duplice forma, carnale e ascetica.                                                               Le donne che Alice racconta sono ora ‘aperte’ allo spettatore, ora ‘elevate’ ad un immaginario sacro; figure evocatrici delle varie forme dell’identità umana.
"…infine non siamo che questo, scheletro, sangue, viscere. La realtà di una figura aperta".