Lobodilattice Arte e cultura on line dal 2004

Eventi · Sutri

Apre il 26 Sep

FORMA MENTIS Immagini e suoni ai confini dell’astrazione

dal 26 Sep al 4 Oct 2026

FORMA MENTIS Immagini e suoni ai confini dell’astrazione
A cura di Enrica Benedetto
IL PROGETTO

Il 26 settembre 2026 il Casale d’Arte XXX Miglia presenta “Forma Mentis – Immagini e suoni ai confini dell’astrazione”, un progetto che mette in relazione pittura, video, performance e musica contemporanea, costruendo un percorso dedicato alla percezione e alle diverse possibilità della forma.

Al centro del progetto è “Sine forma”, mostra personale di Paola Cordischi, la cui ricerca si muove tra astrazione, paesaggio e costruzione dello spazio. Nelle sue opere campiture cromatiche, segni, sovrapposizioni e strutture geometriche compongono immagini sospese tra paesaggio reale e paesaggio mentale.

La pittura di Cordischi non descrive un luogo preciso, ma ne conserva tracce e suggestioni: una linea d’orizzonte, una materia, una struttura, una tensione tra pieni e vuoti. Il colore diventa spazio e il segno interviene come elemento capace di modificare la percezione dell’immagine.

In dialogo con la mostra, “Persefone”, performance video di Claudio Marani, con Monica Limongelli al flauto.

Persefone è una performance costruita intorno a tre brani di musica contemporanea scritti per flauto, che nasce dal dialogo tra il suono e la luce: entrambe forme “eteree”, due elementi fisici che esistono solamente in forma di onda e che, ciascuno secondo la sua natura, attraversano lo spazio vibrando nell’aria. Ciascuna si espande creando la sua forma. Queste forme eteree, come la materia dei pensieri, si fondono nello spazio e si trasmutano. La tecnologia di Persefone è una proiezione interattiva dove il suono trasforma l’immagine in tempo reale: le vibrazioni si trasformano, attraverso l’interpretazione dell’artista, in un immenso quadro multiforme, mutevole nel momento stesso in cui prende vita.

Forma Mentis nasce così dall’incontro tra linguaggi differenti: la pittura costruisce uno spazio mentale, il video introduce il tempo e il movimento, la proiezione modifica il paesaggio e la musica aggiunge una dimensione percettiva e immateriale. Non una semplice successione di eventi, ma un unico percorso attraverso immagini e suoni, ai confini di una forma astratta che può essere osservata, ascoltata e attraversata.

GLI ARTISTI

Paola Cordischi — Pittrice e scultrice

La sua ricerca si sviluppa tra astrazione e costruzione dello spazio, indagando il rapporto tra paesaggio, materia e memoria attraverso campiture cromatiche, segni e strutture geometriche.

Claudio Marani (Roma, 1964) — Artista multidisciplinare

Diplomato in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma e in Incisione alla Scuola dell’Arte della Medaglia dell’IPZS. Da oltre trent’anni la sua ricerca si concentra sulla luce come elemento visivo e spaziale, realizzando videoinstallazioni e opere ambientali in cui immagini e spazio ridisegnano l’esperienza dello spettatore.

Monica Limongelli — Flautista e docente

Diplomata al Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia, si è perfezionata con maestri internazionali quali Julius Baker, Maxence Larrieu, Raffaele Trevisani e Giuseppe Nova. Ha collaborato con prestigiose realtà tra cui la Filarmonica di Lviv. La sua attività è fortemente orientata alla ricerca sul repertorio contemporaneo, cameristico e ai progetti multidisciplinari con le arti visive.

PROGRAMMA — 26 SETTEMBRE 2026

18.00

Inaugurazione

Paola Cordischi — “Sine forma”, mostra personale di pittura e scultura

20.00

“Persefone” — video-performance

Claudio Marani (videoproiezioni) e Monica Limongelli (flauto traverso)

La mostra sarà visitabile dal 26 settembre al 4 ottobre 2026, tutti i giorni su appuntamento.

LE OPERE DI CORDISCHI

Osservando le opere di Paola Cordischi, lo sguardo intercetta immediatamente il segno del costruito umano: forme impresse, geometrie, tracce industriali che affiorano dal colore. Attraverso questi elementi si delinea il nucleo della ricerca dell’artista e, in filigrana, si riconosce il volto della Natura. Non una natura ingenua o incontaminata, ma una presenza evocata, frammentaria, mai completamente restituita. Lo sguardo è così chiamato a immaginare il rapporto tra umano e naturale come una forma mentis, un esercizio di consapevolezza critica.

Ma cosa resta oggi dell’ambiente naturale? Poco, o forse nulla. Secoli di progressiva trasformazione degli spazi hanno modificato in profondità le strutture di ciò che ci circonda, ci protegge e talvolta ci sovrasta. Nelle opere di Cordischi questo processo trova espressione nel gesto pittorico rapido e istintivo e nell’intervento della mascherina e della formina, strumenti utilizzati per costruire corpi geometrici definiti che guidano, contengono e interrompono la pennellata. Segni che non appartengono più alla sfera del naturale, ma che sulla superficie si imprimono come testimonianza dell’azione antropica.

La pennellata scivola e poi si arresta. In questa alternanza tra flusso e impronta si definisce la relazione tra le due nature, quella umana e quella naturale, come espressione di un tempo stratificato. Il colore conserva una vitalità organica, primordiale, mentre la forma imposta introduce una misura razionale, storica, legata all’agire umano. Ne deriva un paesaggio in tensione, in cui le immagini si celano e si disvelano, restituendo il tempo non come istante, ma come durata: un processo continuo di trasformazione che attraversa il giorno e la notte, la presenza e l’assenza, inscrivendosi in ogni epoca.

La trasformazione operata dall’uomo non coincide necessariamente con la distruzione, sebbene la storia recente ne mostri con evidenza le derive. È tuttavia attraverso la cura, la responsabilità e l’applicazione consapevole dell’ingegno umano — proprio del costruire, dell’inventare, del creare — che può delinearsi un’idea diversa di progresso. Così come nelle opere di Cordischi colore, forma e gesto pittorico trovano un equilibrio dinamico, allo stesso modo uomo e natura possono immaginare un futuro condiviso.

Un futuro consapevole, in cui l’Antropocene non sia soltanto il segno di una frattura irreversibile, ma diventi un passaggio critico verso un domani più equo, armonioso e sostenibile.

Enrica Benedetto

Condividi