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Eventi · Pergine Valsugana

Apre il 5 Sep

Viviana Puecher “7 mondi possibili e zucchero a velo”

dal 5 Sep al 10 Sep 2026

Dal 5 al 10 settembre 2026, evento di punta di “Contemporary Art Festival – Maria Giovanna Speranza Memorial Exhibition”, lo storico spazio espositivo di Sala Maier a Pergine Valsugana ospita “7 mondi possibili e zucchero a velo”, la nuova personale dell’artista Viviana Puecher. La mostra raccoglie la produzione più recente dell’autrice, proponendo un viaggio visivo sospeso tra la maestosità della natura alpina e l’incanto fantastico suo caratteristico.

​Il percorso espositivo si snoda attraverso un dialogo continuo tra forme, dimensioni e linguaggi pittorici differenti. Protagoniste indiscusse sono le amate montagne dell’artista, ritratte su grandi tele ad olio dove le vette e i paesaggi si spogliano della pura descrizione geografica per trasformarsi in cattedrali emozionali. Accanto ai giganti di pietra, la pittrice dedica un’attenzione intima e profonda alla fauna del territorio: creature selvatiche che popolano la mostra come custodi silenziosi di un regno incantato. A completare l’esposizione, una selezione di illustrazioni ad acquerello di piccolo formato, impreziosite da dettagli minuziosi e suggestioni quotidiane.

​A tenere unito questo variegato mosaico di soggetti è lo stile inconfondibile di Viviana Puecher: uno stile inconfondibile che muove i propri passi dalle frequenze del pop surrealism per innestarsi su un linguaggio figurativo mai banale, costantemente intriso di meraviglia. Le sue opere sono finestre aperte su dimensioni parallele, dove la realtà si tinge di una patina fiabesca e sottile, uno “zucchero a velo” visivo che addolcisce lo sguardo, rivelando la magia nascosta nelle pieghe del mondo naturale.

Ad arricchire ulteriormente l’evento, ed in omaggio a Maria Giovanna Speranza, nota artista recentemente scomparsa, alla quale è dedicato il festival, le serate del 5, 6 e 8 settembre alle ore 20:00 proporranno un imperdibile appuntamento culturale curato da Marco Meneghini. In occasione del bicentenario dalla pubblicazione di uno dei maggiori capolavori della letteratura americana “L’ultimo dei Mohicani” di James Fenimore Cooper, Meneghini condurrà il pubblico in un affascinante intreccio tra letteratura e arte visiva. Il capolavoro letterario verrà messo in diretta relazione con alcuni magistrali dipinti dell’artista Maria Giovanna Speranza, esposti in Sala Maier per questa speciale ricorrenza. Un dialogo suggestivo tra le frontiere americane del romanzo e le visioni pittoriche della Speranza, per un’esperienza immersiva da non perdere.

CENNI SUGLI AUTORI
Viviana Puecher

Il percorso di Viviana Puecher si snoda come un racconto polifonico, dove la dedizione alla creazione artistica pura si intreccia indissolubilmente con una spiccata visione manageriale e curatoriale. Tutto ha inizio nel 2004, anno in cui si diploma in Tecniche Pittoriche presso l’Accademia di Belle Arti G.B. Cignaroli di Verona. Quello che per molti è un punto d’arrivo, per lei rappresenta il trampolino di lancio verso un’imprenditoria culturale pionieristica: nello stesso anno fonda infatti insieme alla madre Maria Giovanna Speranza, artista già affermata, a Pergine Valsugana lo Studio d’Arte Astrid Nova. Questo spazio diventa rapidamente molto più di un laboratorio personale, trasformandosi in un centro gravitazionale per la comunità artistica dove Viviana coordina la direzione della galleria, del bookshop e di un’innovativa sezione didattica, attirando fin da subito l’attenzione e il sostegno attivo degli enti locali attraverso l’organizzazione di eventi che animano profondamente il territorio.
La sua capacità di guardare oltre la tela la porta a ricoprire il ruolo di Presidente dell’associazione Area Arte La Musa, consolidando una vocazione per la curatela che nel
2012 trova una prestigiosa sponda nel Centro Servizi Culturali S. Chiara. Qui, Viviana assume la guida di nuovi spazi dedicati agli artisti contemporanei, dimostrando una rara abilità nel gestire la complessità delle pubbliche relazioni e della logistica museale senza mai sacrificare la propria crescita espressiva. La sua carriera artistica, infatti, vive una spinta internazionale eccezionale a partire dal 2015, anno in cui inaugura un ciclo di esposizioni annuali in California. Tra le luci di Hollywood, l’eleganza di Santa Barbara e il rigore culturale di Pasadena, l’artista approfondisce lo studio delle nuove modalità di espressione globale, assorbendo influenze che riporta in Italia per arricchire le sue conseguenti esposizioni di rilievo in Trentino, ma anche fuori regione e fino in Tunisia.
A rendere unico il profilo di Viviana Puecher è il costante equilibrio tra la pratica professionale e l’indagine teorica sullo spazio. La sua ricerca si spinge verso una nuova “tradizione” che rompe gli schemi rigidi della pittura o della scultura classica per inseguire una fluidità di senso quasi liquida. In questo processo, l’artista accetta con coraggio la sfida di rinunciare al controllo assoluto sulla propria opera, permettendo al caso, all’ambiente e alle variabili esterne di intervenire e modificare il risultato finale. Questa apertura mentale l’ha portata ad abbracciare con entusiasmo le frontiere della della Land Art e della performance, vincendo anche bandi dedicati ad opere pubbliche, linguaggi che si mescolano al suo stile pittorico distintivo: un’estetica giocosa, vibrante e deliberatamente influenzata dal mondo dell’illustrazione, del fumetto e del Pop Surrealism, dove la profondità del concetto si maschera a volte con la leggerezza dell’ironia.
Il valore del suo operato è certificato dalla presenza costante nelle istituzioni più prestigiose: dalla collaborazione con Fondazione Galleria Civica di Trento con il progetto Giuseppe Sartori Un Artista Mai Esistito ed il MUSE Museo delle Scienze di Trento, alla partecipazione alla prestigiosa Biennale d’Arte Internazionale Manifesta7. Dal 2013, il suo nome è inserito nell’archivio ADAC del MART, a testimonianza di un contributo alla storia dell’arte locale e nazionale che continua a rinnovarsi. Che si tratti di un’opera ambientale per Ledro Land Art, di un intervento di mail art per la F.A.O. a Roma o di un’esposizione che la vede dialogare con le montagne del suo territorio in America, Viviana Puecher si conferma un’artista totale, capace di navigare tra la gestione burocratica dei grandi enti museali e la libertà assoluta della creazione, rendendo l’arte un sistema aperto, accessibile e in perenne evoluzione.
Negli anni più recenti, la ricerca di Viviana Puecher ha vissuto un’evoluzione fondamentale, una sorta di “ritorno a casa” tematico ed espressivo che ha visto la montagna diventare il soggetto assoluto e catalizzatore della sua indagine. Non si tratta di una semplice ritrattistica paesaggistica, ma di un’esplorazione profonda e viscerale dei giganti di pietra che definiscono il suo territorio, il Trentino, e in particolare le Dolomiti. Questo nuovo ciclo non rappresenta una rottura con il passato Pop Surrealista, bensì una sua sofisticata maturazione in un “pop figurativo” di rara potenza evocativa. Le vette non sono più soltanto scenari disabitati e lunari, ma diventano protagoniste totemiche, mappature emozionali e relazionali, “montagne magiche” popolate dalle creature e dalle leggende del folclore alpino: cervi, caprioli, ma anche maghi e krampus che si muovono tra luoghi innevati e atmosfere oniriche. Questa svolta tematica è stata accompagnata da un affinamento stilistico e tecnico di rilievo. Puecher ha abbracciato con rinnovata vigoria la pittura a olio su tela, utilizzandola per ottenere campiture vibranti e una definizione dei soggetti che esalta l’aspetto figurativo, pur mantenendo quell’approccio giocoso e divertente, contaminato dall’illustrazione, che l’ha resa riconoscibile.

Maria Giovanna Speranza

La scomparsa di Maria Giovanna Speranza lascia un vuoto tangibile non solo nelle istituzioni che ha guidato con passione — lo Studio d’Arte Astrid Nova e l’associazione Area Arte La Musa — ma nell’intero panorama artistico contemporaneo. Tuttavia, il suo lascito non resta silente. Grazie alla curatela attenta e filologica della figlia Viviana Puecher, il nuovo spazio espositivo a lei intitolato presso lo Studio d’Arte in Spiaz de le Oche a Pergine Valsugana si propone come una “Galleria Continua”, un luogo dove il tempo si ferma per lasciare parlare le tele dell’artista.
Il corpus pittorico di Maria Giovanna Speranza si distingue per una gestione quasi maniacale della luce. Per l’artista, il raggio luminoso non era un semplice espediente tecnico, ma il medium principale per indagare l’interiorità umana. Nelle sue opere, la luce lega i sogni e i desideri ai luoghi fisici, trasformando vedute reali in scenari dell’anima.
La sua produzione è un atlante emozionale che attraversa i continenti: oltreoceano, dalle maestose e fragorose Niagara Falls alla verticalità iconica della baia di New York, fino ai silenzi immacolati degli inverni canadesi; l’Europa storica: le strade brulicanti di vita di Londra, l’eleganza malinconica di Parigi e il respiro infinito dell’Oceano Atlantico; infine il legame con il territorio: nonostante l’ampio respiro internazionale, l’artista non ha mai reciso il legame con le sue radici (da Grumo di San Michele all’Adige a Pergine), celebrando i rifugi montani e le baite del Trentino con lo stesso stupore riservato alle grandi metropoli.
Speranza non ha mai temuto il confronto con il passato. La sua pittura è un ponte tra l’antico e il contemporaneo. Nelle sue serie dedicate ai ritratti, l’artista proietta lo spettatore in un altrove
romantico: dame dell’Ottocento e cavalieri convivono con autoritratti moderni, tutti accomunati da un tocco pittorico vibrante e materico.
Particolarmente significativi sono i suoi omaggi ai Grandi Maestri, dove la tecnica dell’olio su tela diventa uno strumento di studio e passione accademica, e i suoi carboncini, capaci di restituire con pochi tratti decisi la nostalgia dei luoghi dell’infanzia.
L’impegno di Maria Giovanna Speranza per la bellezza non si è limitato ai pennelli. Nel 2013, con una lungimiranza rara, ha dato vita all’Archivio Storico Arti dei Filati presso la sede di Spiaz de le Oche. Sotto la sua direzione minuziosa, ha raccolto e catalogato una grande quantità di capolavori di fine artigianato d’eccellenza da lei stessa magistralmente realizzati.
“Tombolo, ricamo Caterina De Medici, chiacchierino, pizzi e merletti: l’archivio è un baluardo contro l’oblio, una documentazione necessaria per preservare tecniche che definiscono la più profonda identità culturale del territorio.”
Nello stesso anno, arriva per l’artista, l’inserimento nell’ADAC (Archivio degli Artisti Contemporanei Trentini) del MART di Trento e Rovereto, consacrando ufficialmente, assieme alle numerose esposizioni in America e per importanti musei, il suo ruolo nella storia dell’arte.
Oggi, lo Studio d’Arte Astrid Nova non è solo galleria e fucina di corsi e laboratori per ogni età, ma anche, grazie alla Galleria Continua dedicata all’artista, diventa cuore pulsante di una memoria che continua a battere. Le opere di Maria Giovanna Speranza, con le loro pennellate ricche di materia e vitalità, continueranno a essere esposte ciclicamente, offrendo al pubblico nuove chiavi di lettura di una produzione che ha saputo sviscerare il rapporto tra uomo, natura e storia. La sua natura elegante e sognatrice sopravvive in ogni tela, ricordandoci l’importanza delle piccole cose e la grandiosità dei sentimenti universali.

Marco Meneghini
Nato a Gorizia nel 1973, pratica la speleologia da quasi trent’anni. Si interessa in modo particolare alle cavità artificiali, e, nello specifico, agli ipogei della Grande Guerra del fronte dell’Isonzo e del Trentino, dove vive dal 2003. La passione per la ricerca lo ha portato ad approfondire le proprie conoscenze anche nel campo dell’archeologia, laureandosi in Beni Culturali, presso l’Università di Trento, e successivamente con Laurea Magistrale in Quaternario, Preistoria, Archeologia all’Università di Ferrara.
Gli articoli di Marco Meneghini sono stati ospitati su periodici a tiratura nazionale come Focus e National Geographic Italia, e su Speleologia ed Opera Ipogea, le testate di riferimento della Società Speleologica Italiana. Nel 2002, Marco Meneghini ha contribuito, assieme ad altri autori, al volume «La valle dello Judrio – Progetto Judrio 2000», pubblicato dal C.R.C. Seppenhofer: una monografia su una zona di particolare fascino ed interesse, rimasta tuttora poco conosciuta nelle sue peculiarità, sia speleologiche che, in generale, culturali e naturalistiche.
Le esplorazioni nelle grotte lungo dello Judrio, sono state l’ispirazione per un racconto di Marco a tema speleologico, «Lo spiraglio nella Valle», pubblicato nel 2007 su «Sopra e sotto il Carso», rivista del Centro Ricerche Carsiche «C. Seppenhofer», presentato nel 2024, in vista di una ristampa aggiornata e dedicata esclusivamente ad una raccolta di racconti di Marco, a Contemporary Art Festival.
È del 2019, invece, la collaborazione con Gedi Gruppo Editoriale S.p.A. per il primo volume della collana «Le montagne incantate – In cammino alla scoperta del Sentiero Italia del CAI», con il capitolo dedicato alle grotte e dal carsismo. Lo studio e la documentazione degli ipogei con la successiva pubblicazione dei risultati, tramite il mezzo della scrittura, è il filo conduttore dell’attività speleologica di Marco Meneghini, che, talvolta, si vuole esprimere anche attraverso un racconto emozionale e meno aderente ad una relazione prettamente tecnico-scientifica o a un resoconto descrittivo.
Il 2021 è l’Anno Internazionale delle Grotte e del Carsismo, promosso dall’U.I.S., Union Internationale de Speleologie. «Esplorare, capire e proteggere» il mondo ipogeo, un fenomeno che è così intimamente legato al nostro ambiente, in modo particolare alle risorse idriche, è lo scopo principale dell’iniziativa, ed anche a questa tematica è dedicata una parte del progetto espositivo di Marco Meneghini, che lega la scrittura alla narrazione artistica dei luoghi.
Le più recenti pubblicazioni di Marco Meneghini riguardano quella che è la sua grande passione e specializzazione nell’ambito della speleologia, ovvero lo studio delle cavità artificiali della Grande Guerra.
E’ del maggio 2025 il suo contributo al volume monografico “Ghiacciai del Trentino” edito dalla Società Alpinisti Tridentini, con il capitolo “La galleria del Corno di Cavento: dalla riscoperta al recupero”, assieme a Marco Gramola.
Di quest’anno, l’articolo “Le gallerie cannoniere di Monte Fortin” su uno dei più estesi forti sotterranei del fronte dell’Isonzo, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale “Opera Ipogea”.

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