Lobodilattice Arte e cultura on line dal 2004

Eventi

Conclusa

IL POEFONO Spazio di Interrogazione

dal 18 Apr al 31 Mag 2026

IL POEFONO

Spazio di Interrogazione

Il progetto si inserisce nel tema della Manipolazione, fulcro della quarta edizione di Madonne – movimentazione artistica, un progetto che riunisce pratiche di resistenza in spazi artistici eterogenei, diffusi sul territorio italiano e in dialogo con realtà oltre i confini nazionali.

Il Poefono nasce in un contesto in cui le tecnologie del linguaggio influenzano profondamente il modo in cui percepiamo il mondo e gli altri. L’opera rende visibili le logiche con cui oggi voce, parole e gesti vengono analizzati e trasformati in risposte, riconfigurando il telefono come uno spazio di interrogazione.

L’installazione è composta da un telefono a rotella anni Settanta, un block-notes e una scatola. La loro semplicità è solo apparente: il telefono non è più un mezzo di comunicazione, ma un’interfaccia che invita a soffermarsi sul gesto del chiamare e dell’ascoltare. Al suo interno, un sistema tecnologico analizza la voce, elabora sequenze numeriche e combina testi poetici di Tommaso Correale Santacroce in risposte sempre diverse. Le poesie vengono restituite attraverso una voce selezionabile — maschile o femminile — che orienta la qualità dell’ascolto e la percezione della relazione.

L’interazione prende forma come un dialogo aperto. Comporre un numero non significa raggiungere qualcuno, ma attivare un campo di possibilità: un altrove, un interlocutore indefinito, una soglia. La poesia emerge da questa attivazione, come risposta che non coincide mai pienamente con l’intenzione iniziale. Se il visitatore interviene, la lettura si interrompe; le sue parole occupano lo spazio e, al termine, una nuova poesia si innesta su quanto è stato detto, modulando la risposta in risonanza con la voce.

Il dispositivo reagisce, si adatta, si riconfigura. La voce viene analizzata secondo criteri psicolinguistici e sociolinguistici che individuano campi valoriali e orientano la selezione dei testi. Tecniche affini a quelle dei sistemi di profilazione vengono qui sottratte alla logica estrattiva: il sistema è chiuso, non accumula dati, non costruisce profili. L’intelligenza artificiale non prevede né indirizza, ma restituisce: produce un’eco, una corrispondenza instabile che apre uno spazio di interrogazione. Non esiste un tempo unico di fruizione. Il ritmo si costruisce nella relazione: può essere rapido o dilatato, continuo o frammentato. È il comportamento di chi interagisce a modulare l’andamento, mentre il dispositivo risponde, interrompe, rilancia.

Il Poefono mette in discussione anche l’idea di autorialità: il poema finale non è mai dato una volta per tutte. È una co-costruzione tra autore, algoritmo e visitatore, un processo che si riattiva a ogni interazione, generando configurazioni sempre diverse, nuove domande e possibilità di senso. In un’epoca in cui la manipolazione percettiva opera in modo invisibile, il Poefono propone un’altra direzione: non imporre significati, ma creare le condizioni perché il gesto dell’interrogare e dell’ascoltare possa riemergere. Chiamare e ascoltare diventano pratiche critiche, atti minimi che riaprono lo spazio della relazione — con l’altro, con la macchina, con il nulla, con il tutto e con il tempo stesso.

Enrica Benedetto

18 aprile – 31 maggio 2026
Vernissage: sabato 18 aprile, ore 16:00
Orari: ven-sab-dom, 15:00 – 18:00 (su appuntamento)