Dialogo con Casiraghy

Dialogo con Casiraghy
di Gianni Cuomo
Le edizioni Pulcinoelefante nascono trent’anni fa nella casa di Osnago di Alberto Casiraghi (in arte Casiraghy), poeta, artista, liutaio, musicista e naturalmente tipografo.
Varcare il cancelletto di Alberto vuol dire entrare nel mondo fantastico di chi ha deciso di vivere dentro una favola circondato da migliaia di libri, opere e oggetti bizzarri. Estraneo ai ritmi e alle mode del mondo circostante, forse anche per questo alcuni lo definiscono un folletto.
GC: Alberto, la tua carriera inizia da giovanissimo nella tipografia Same di Milano, dove negli anni Ottanta si stampano La Notte, Il corriere d’informazione, l’Avanti e soprattutto Il Giornale di Indro Montanelli, che ti prende particolarmente in simpatia
AC: Indro Montanelli era una persona dotata di un grande carisma, era un vero giornalista, come ce ne sono pochi. Quando entrava lui, la tipografia si fermava per ripartire solo secondo le sue indicazioni. Diciamo che più che simpatia aveva di me un’ottima considerazione per il fatto che rispetto ad altri io avessi una particolare predisposizione alla manualità. Infatti mi incaricò quasi subito di occuparmi della realizzazione tipografica della prima pagina del giornale, che a quel tempo era una questione anche manuale, visto che le pagine dei giornali erano “costruite” interamente con caratteri in piombo.
GC: Poi nell’85 decidi di lasciare la tipografia portandoti a casa una delle macchine su cui lavoravi, una Audax Nebiolo degli anni Sessanta destinata alla demolizione e che ancora oggi è la tua inseparabile e funzionante compagna di viaggio
AC: Sai, quelli sono stati gli anni in cui in seguito alle innovazioni tecnologiche il modo di lavorare a tutti i livelli era cambiato radicalmente, si è passati dal piombo all’informatica in un attimo, buttando via tutto questo mondo. Macchine come questa e molte altre sono state demolite, io ho visto montagne di caratteri tipografici in piombo grandi come questa casa che sono stati spazzati via in un attimo, un bene dell’umanità, miracoli di meccanica distrutti in pochissimo tempo… io almeno ho salvato l’Audax che come vedi basta lubrificarla a dovere e stampa che è una meraviglia…
GC: Nasce l’avventura Pulcinoelefante, ovvero una produzione artistico-editoriale che nell’arco di trent’anni pubblica oltre 8.000 libriccini di 5.000 autori di differenti estrazioni artistiche. Otto pagine in tutto, con disegni, acquerelli, fotografie, aforismi, riflessioni. Libri cuciti a mano in circa 30 copie, che si possono trovare soprattutto a casa tua e…
AC: Beh, le mie pubblicazioni si possono trovare in qualche rara libreria italiana e qualcuna anche a New York, ma il rapporto con queste è sempre stato molto complicato. Mi piace comunque disporle qui a casa mia, le vendo a dieci euro l’una ma spesso le regalo a chi mi viene a trovare per un caffè o per condividere un risotto, che faccio sempre volentieri.
GC: La nascita dei “pulcini” è stata una storia in cui hai creduto profondamente, rendendo realtà un’idea che per molti poteva apparire visionaria e fuori mercato
AC: I miei librini sono sicuramente fuori mercato, ma non bisogna essere ingenui. Due soldi bisogna anche guadagnarli per avere la possibilità di affrontare la vita pratica di tutti i giorni, la legna per il camino, la stufa, la carta per stampare, i colori, l’inchiostro…
GC: «Notte tempo / il vecchio portò suo figlio / sul monte dell’elefante, / ma lo salvò il pulcino / perché dovevano nascere / i librini di Alberto». (Alda Merini).
Per lei, raffinatissima poetessa scoperta dal grande pubblico solo molto tardi, hai prodotto il numero zero della collana Pulcinoelefante, il primo di una serie che conta circa un migliaio di titoli, di cui molti dei quali illustrati direttamente da te. So che il vostro è stato un rapporto di grande intesa e amicizia, in cui non solo hai potuto condividere un’esperienza artistico-letteraria di grande valore culturale, ma hai anche conosciuto parte della sua esistenza segnata spesso da eventi dolorosi e dall’esperienza sconvolgente del manicomio. Cosa ti porti dietro, di lei?
AC: Quella con Alda è stata un’esperienza inimitabile e inarrivabile, fatta di montagne di luce e di profondissimi abissi vissuti per tanti anni, Molti pensano che fosse una donna afflitta da mille dolori e perennemente presa dai suoi problemi esistenziali, ma invece giocavamo moltissimo, ridevamo moltissimo, era una donna ironica capace di trasmettere una gioia incontenibile. Incontrando lei ho incontrato la poesia, perché lei non era le sue poesie, lei era la poesia.