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FORMER THINGS | Luiza Samanda Turrini

Luiza Samanda Turrini · 2 Maggio 2011

 (english version below)

FORMER THINGS

di Luiza Samanda Turrini

 

 

“Mi fa piacere che tu parta finalmente per l’Egitto, piccola Rondine.”, disse

 il Principe, “ Ti sei fermata troppo tempo qui; ma mi devi baciare sulla bocca,

perché io ti voglio bene.”

“Non è in Egitto che vado” disse la Rondine.

“Vado nella Casa della Morte.

 La Morte è la sorella del Sonno, non è vero?”

Oscar Wilde, Il Principe Felice

 

In my glass coffin, I’m waiting

Pj Harvey

 

 

La più macroscopica differenza fra la vita e la morte sta forse nel movimento. Nei corpi vivi, anche nel sonno più profondo o nel coma, rimane una lievissima vibrazione. I morti invece sono fermi. Congelati in stop-motion nella loro ultima posizione, come statue.

L’arte nasce nel Paleolitico con la composizione rituale dei cadaveri dentro le sepolture. Oggetti, pose, corredi con significati trascendenti. Polly Morgan applica lo stesso tipo di procedimento a piccoli animali, allestendo camere funerarie, luoghi di attesa, oppure composizioni simboliche sulla falsariga delle nature morte seicentesche.

Black Fever, la febbre nera è un grappolo di ali mozzate, come un serafino nero senza testa. Nella morte avvengono tutte le trasformazioni, e capita che un mazzo di fiori sbocci di uccellini al posto delle corolle. Morning: un pettirosso si conficca nel vetro di una finestra, diventando metafora di prigionia letale, dell’inganno dei sensi, di ciò che non si può prevedere. Receiver, un nido di volotti urlanti si è trasferito sul ricevitore di una cornetta del telefono, per affidare all’etere la propria fame, che è la stessa fame di contatto di chi si avvicina all’apparecchio telefonico.

La tecnica di cui Morgan si serve è la tassidermia, che rappresenta una delle tante sfide dell’essere umano alla morte, e che, come sempre, si risolve nella sconfitta. La mano dell’uomo riesce a bloccare il disfacimento, a conservare la forma. Ma nulla può contro la realtà ultima della perdita. Della creatura deceduta rimane solo l’immagine, il sembiante. Mai la sostanza.

Un volpacchiotto dorme acciambellato dentro ad una coppa di vetro, sotto a stalattiti di cristallo. Il bianconiglio ha scelto invece la sommità del cilindro del mago. Un pettirosso giace riverso all’indietro, sopra ad un vecchio breviario tascabile, dentro ad un micro-mondo di vetro. Queste teche spesso hanno la forma delle cupolette di plexiglass con la sospensione liquida e la neve finta, oppure i glitter. Lo stesso mondo perfetto dove va ad abitare Susy Salmon, la protagonista di Amabili Resti (Peter Jackson, 2009), dopo la propria dipartita.