Intervista ad Angelo Di Dedda – (Parola agli artisti n.29)

Ogni mese chiediamo ad un artista di confrontarsi con alcuni temi, cerchiamo di scoprire cosa pensa dell’arte contemporanea, quali sono i suoi gusti e quali metodologie di lavoro utilizza…
Lobodilattice incontra ANGELO DI DEDDA
Dove sei nato e in che città vivi?
Milano.
Un aggettivo per definire la tua arte?
Archetipica
Un aggettivo per definire il tuo temperamento?
Acceso, spesso poco filtrato.
Potresti descrivere come costruisci un’opera, che materiali usi, e come?
Faccio molti disegni o lavori piccoli su carta, alcuni dei quali diventano idee per tele più grandi. Utilizzo colori acrilici e bombolette spray, smalti, matite colorate e grafite.
Col tempo ho imparato a smettere di pensare mentre lavoro e lasciare che le cose vengano fuori, al massimo copro di bianco e rifaccio. O le lascio nascoste.
Cosa rende un artista affermato? il consenso della critica, il consenso del pubblico, o le vendite?
L’essere “affermato” può essere una sensazione soggettiva spesso veicolata da un gran consenso di pubblico, cosa gratificante ma non necessaria e non sufficiente.
Il consenso della critica invece viene naturale se il lavoro ha una sua ragione d’essere, e sul lungo periodo è quello che conta davvero.
Arte è anche o sopratutto vernissage e mondanità?
Arte è lavorare a qualcosa in cui credi facendo sacrifici poco comprensibili da chi non vive la tua stessa situazione.
Vernissage e mondanità? Spesso a Milano e nelle altre grandi città le due cose si mischiano e alcune inaugurazioni sono un’occasione per conoscere persone e confrontarsi con artisti dei quali magari si conosceva solo il lavoro, altre invece momento di puro svago.
Che musica ascolti?
Ad esempio buona parte di ciò che ha a che fare con chitarre distorte e batteria pestata fa per me.