DOPPIO UGUALE (performance e opere in dialogo con il duale
dal 27 Nov al 3 Dic 2016
DOPPIO UGUALE
Performance e opere di
Emanuela Barbi, Franco Fiorillo, Lea Contestabile,
Antonella Di Girolamo, Marika Saonari, Jolanda Spagno
A cura di Italia Gualtieri
dal 27 novembre al 3 dicembre 2016
SPAZIO MAW
Via Morrone 71 Sulmona AQ
INAUGURAZIONE DOMENICA 27 NOVEMBRE ORE 11.00
Domenica 27 novembre 2016, alle ore 11, Spazio MAW inaugura DOPPIO UGUALE,
performance e opere di Emanuela Barbi, Franco Fiorillo, Lea Contestabile, Antonella Di
Girolamo, Marika Saonari, Jolanda Spagno a cura di Italia Gualtieri, all’interno del Festival
ControViolenza – Le Giornate della Consapevolezza, organizzato dall’associazione La
Diosa.
Ispirato al significato e alla suggestione del simbolo matematico, il progetto mette a
confronto cinque artiste ed un artista tra i più rappresentativi di vari linguaggi espressivi
della scena contemporanea italiana sul tema del genere e del duale, nella sua ampiezza di
sensi e di connessioni con il pensiero, la metafora, i vissuti.
“Il doppio uguale è la misura di una relazione, la verifica di una corrispondenza spinta al
risultato assoluto: vero o falso. Inoltrandosi nel territorio “insicuro” della dicotomia, gli artisti
si confrontano con le categorie femminile/maschile testando la validità di un’uguaglianza
desiderata.” (Italia Gualtieri)
L'azione presentata da Emanuela Barbi e Franco Fiorillo è un gioco a due volto ad
innescare una sintonia comunicativa. I due artisti sono seduti di fronte ai rispettivi bicchieri
riempiti di liquido rosso collocati su un tavolo-postazione: inumidendo i polpastrelli nel
liquido, frizionano l’orlo del bicchiere con moto costante e rotatorio ottenendo ciascuno
una vibrazione sonora di frequenza vicina ma differente che l’uno proverà ad accordare
alla frequenza dell’altro, nella ricerca dell’uguale vibrazione, fino al raggiungimento della
sovrapposizione dei due suoni, il “battimento”, culmine dell’azione.
Il carattere performativo dell’esperienza viene poi sviluppato dai fruitori, i quali sono invitati
a replicare il gioco di coppia portando a compimento quella relazionalità del lavoro che è
tratto costante della produzione dei due artisti, mossa da un bisogno di sentimento –
orientato ad ogni creatura vivente, agli spazi, ai luoghi – e da un valore di protezione
annesso all’arte contro le distonìe del reale.
Il lavoro di Lea Contestabile è un viaggio alla ricerca della propria casa, del proprio
paese, della propria identità. Odori, sapori, giochi, animali, silenzi, modalità di lavoro
femminile sono riportati alla luce attraverso foto, ricordi, piccoli oggetti mai dimenticati
composti alla maniera di offerte votive, preghiere per ricomporre distanze, fratture,
differenze. L’artista si mette in gioco esponendo il proprio vissuto, sperimentando
attraverso l’arte la possibilità di trasformare il dolore, la paura della malattia, della violenza
nella capacità di ricucire e tradurre in positivo non solo fisicamente le ferite subite. La
fragilità emotiva delle opere e la solidale complicità con il mondo femminile trova una
corrispondenza nella scelta dei materiali utilizzati e nelle tecniche di realizzazione: fili,
cuciti, plastiche trasparenti, teli tessuti da donne del paese, garze, cerotti.
Libertà e curiosità caratterizzano il lavoro di Antonella Di Girolamo, fotografa free-lance
impegnata nell’editoria e nel reportage. Libertà di esprimere il proprio sguardo in maniera
totalmente indipendente a partire da un bisogno personale; curiosità perché la fotografia è
il suo “alibi” per avvicinarsi a differenti mondi che ama e che ha scelto di raccontare, fuori
da retorica e convenzioni: i più fragili, i giovani, gli anziani, l’universo femminile.
Un fatto di cronaca è occasione di due scatti “diversi”, nati per liberare il dolore irrisolto di
una foto-documento: nella sospesa atmosfera di un perfetto still-life, l’enorme guscio di un
uovo-ventre rosato invade lo spazio nero di un universo senza luce. Ma il guscio è
spezzato da una terribile crepa, una frattura che taglia in due chi la guarda; che spacca
percorsi, utopie. Pure, ogni metà rimane composta e trasla la sua integrità nell’immagine
speculare di un intero: uovo-vita, uovo-mistero, uovo istanza di fecondità ancora una volta
affermata… La costruzione fotografica è catarsi e rigenerazione esistenziale.
Il lavoro presentato da Marika Saonari è parte di un progetto volto alla realizzazione di
diverse situazioni in cui donne provenienti da vecchie fotografie degli anni ‘30, ‘40, ‘50 si
fanno largo in un mondo prevalentemente maschile e ritrovano, in modo ironico,
un’autorevolezza e un potere che non era concesso a quei tempi. La tecnica usata nella
creazione è una tecnica mista: antiche fotografie ritrovate in soffitte, mercatini e vecchie
scatole dimenticate si uniscono a ricami leggeri e geometrici. La scelta della fotografia
vernacolare (fotografia di natura familiare per eccellenza) è necessaria per raccontare un
evento passato in concomitanza con l’intervento del ricamo dal tocco contemporaneo della
mano dell’artista. La ricerca artistica di Marika Saonari è basata sul bisogno di
rappresentazione del mondo che la circonda e del quotidiano in maniera
anticonvenzionale e insolita, scavando oltre la superficie visibile all’immaginario collettivo.
Jolanda Spagno spinge costantemente l’osservatore ad interrogarsi sulla certezza delle
sue facoltà percettive munendo l’opera di un dispositivo suo proprio, tematico e materiale,
volto a disfare l’univocità della narrazione: figure androgine di ineffabile bellezza e
magistrale disegno si duplicano in un dubbio esasperato dall’uso della lente olf, applicata
alla carta o alla tela. Ma, stillato dal ricchissimo patrimonio visivo e dall’intenso
immaginario dell’artista, un ritratto evocante un celebre dipinto femminile – la Muta -, posto
in dittico con l’immagine di una lamiera arrugginita, nega il suo mistero e dirige i rimandi
all’irrefutabile del dolore femminile, dichiarato come erosione, consapevolezza definitiva: lo
scatto fugace impresso dall’artificio ottico è una parola che sprigiona e immediatamente si
ritira, in chiusa e tassativa coscienza dell’incomprensione con l’altro. La ruggine
dell’oggetto consumato dal mare, cifra della densa rilettura, è metafora di una distanza, di
una rappresentazione impossibile di una relazione.
DOPPIO UGUALE è un progetto promosso dal MAW – Laboratorio d’arte Men Art Work,
spazio indipendente no profit che promuove le poetiche e i linguaggi dell’arte
contemporanea. Nato nel 2014, il suo nome rende omaggio al progetto della galleria che si
configura non solo come spazio espositivo ma come luogo di ricerca, incontro, produzione,
dove si possano sviluppare sinergie artistiche ed emozionali.
INFO
DOPPIO UGUALE
Performance e opere di Emanuela Barbi, Franco Fiorillo, Lea Contestabile, Antonella
Di Girolamo, Marika Saonari, Jolanda Spagno
A cura di Italia Gualtieri
Inaugurazione: 27 novembre 2016 ore 11.00
Spazio MAW
Via Morrone, 71 – 67039 Sulmona AQ
Dal 27 novembre al 3 dicembre 2016
Orari di visita: tutti i giorni 10.30/12/30 – 17.00/20.00