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Conclusa

NUOVE ACQUISIZIONI FRANCESCO LOCATELLI A SPHERE IN THE HEART OF SILENCE ( II )

dal 16 Mag al 26 Lug 2013

Il MAC di Lissone arricchisce le sue collezioni permanenti con l’acquisizione dell’opera A Sphere in
the Heart of Silence (II) di Francesco Locatelli, una china su carta montata su legno e vetro fumè.
Nelle intenzioni dell’artista, «il disegno di una montagna si sviluppa mescolando diverse tipologie di
tratteggio: i volumi, i dettagli delle ombre e i riflessi danno forma ad improvvise geometrie e
inaspettate prospettive. Il vetro che copre l’immagine è racchiuso in una cornice inclinata che offre
al disegno una profondità e una presenza scultorea, il colore scuro del vetro proietta la
composizione in una dimensione notturna, in cui la danza tra il bianco e il nero, l’astratto e il
figurato, è immersa in una silenziosa sospensione».
Tutt’altro che obsoleto, il paesaggio è stato definito il genere «des plus riches, des plus agréables
et des plus féconds de la peinture». Il locus amoenus degli inizi, scenario di miti e temi letterari, ha
conquistato un ruolo di primo piano col vedutismo italiano – divenuto romanticamente sublime alla
fine del XIX secolo – sottoponendosi a continui ribaltamenti di segno e di senso. Francesco
Locatelli non sfugge alla tradizione del paysage moralisé impostosi nel momento in cui gli artisti
avevano compreso di poter infondere nel soggetto qualità e valori umani in un rapporto di
reciprocità emotiva. Con un disegno al tratto, che potremmo equiparare a un’incisione a
puntasecca, Locatelli ha dato vita a uno scenario arido e allo stesso tempo denso, formato da
acrocori imponenti, granitici, vertiginosi – giacimento della materia e del pensiero, oltre che
sorgente del divenire e dell’essere.
Da Annone fino ai giorni nostri la Terra è stata sottoposta a innumerevoli esplorazioni (e
conseguenti spoliazioni), in lungo e in largo, in profondità e in altezza; viaggiatori d’ogni epoca
hanno ricercato un nuovo paradiso terrestre, ma ovunque andassero la loro presenza risultava
incompatibile con gli idilli naturali. Presi dalla smania di conoscere/conquistare dimenticavano di
purificarsi. Proprio per questo motivo Locatelli estromettere l’uomo dal paesaggio, lo relega in
disparte a guardare, quasi volesse costringerlo a riflettere sulle proprie responsabilità
deontologiche.
Immaginando un’altra via – meglio ancora: un altro ciclo della vita – l’artista ci obbliga a espiare e a
purificarci, per meglio comprendere, accettare e rispettare il pianeta in cui viviamo. Non si tratta
tuttavia di ricreare un Eden terrestre, né di dar forma a una novella Arcadia, ma di optare per un
climax di “revisionismo vedutista”, sorta di formazione olistica del mondo che è (sempre e
comunque) un precipitato della natura umana. Palcoscenico geologico che contrappone allo slargo
paesaggistico uno slancio in verticale, un’alta quota in cui la contemplazione si fa più assorta e
intima, com’è lecito aspettarsi dall’arte che funge sia da baricentro sia da barometro. La visione
diventa quindi un vagheggiamento che esorta lo spettatore a tornare ai territori senza veleni
dell’immaginazione.
L’acquisizione dell’opera di Francesco Locatelli è anche un riconoscimento all’attività culturale nonprofit
presente sul territorio. Attento a monitorare il fermento artistico della provincia di Monza e
Brianza, il MAC di Lissone intende infatti rendere merito allo Studio Apeiron di Sovico che nei mesi
scorsi ha ospitato una mostra personale dell’artista.