Tamara, Brigitte e un calice di vino in metropolitana

Brigitte passeggia per le vie di Parigi, sognando, pensando, annientandosi tra le parole e i pensieri di chi le è intorno, non parla mai di se, lei è solo immagine, vive solo nelle tele, vive solo nei ricordi e nella fantasia del suo creatore.
Tamara de Lempicka è il suo specchio, sono anime irrequiete, insoddisfatte, essenze mistiche che vivono e si confrontano con realtà quotidiane sempre troppo lontane da loro.
Alessandro Lombardo, in arte Zenok, crea Brigitte pensando a Tamara, non solo alla produzione artistica di quest’ultima ma principalmente al prototipo di donna che doma il tempo e la storia, che vive pienamente tra eccessi e debolezze, probabilmente ha semplicemente dipinto una donna così come esiste nel suo immaginario, raccogliendo i diversi input che provenivano da arte, metropoli e stampa, partendo dal cubismo e dal futurismo unendo elementi tipici della street art, correlati da ricerche di stile influenzate dalle mode odierne.
Un continuo contrasto, tra raffinatezza eleganza e semplicità.
Come i colori si mescolano sulla tela così l’osservatore deve diventare un tutt ’uno con essa, per comprenderne a pieno i caratteri essenziali.
Il tratto deciso rende il disegno elementare, ma sarebbe superfluo limitarsi a questo, i colori sempre caldi non lasciano dubbi all’osservatore, Brigitte è curata in ogni suo particolare, è dipinta come se fosse viva, come se tutte le mattine scegliesse i suoi abiti, i suoi accessori, paga e serena affronta la metropoli e ne esce vincitrice, tutto ciò in realtà è solo un’illusione. Tornando a casa Brigitte si denuda e come un personaggio di Pirandello abbandona la maschera, spogliandosi dei vestiti, si spoglia anche della sua forza e da “superdonna” torna umana.
Zenok mette in risalto le debolezze della società odierna, l’ineluttabile lascività di Brigitte senza abiti, non è altro che uno smacco al perbenismo borghese che troppo spesso cancella corpi e anime creative, che soffocano sotto il peso di schemi e false ideologie.
L’artista compie il passaggio inverso, dall’esterno verso l’interno, le sue opere si trasformano negli anni e i personaggi sempre realizzati sui muri di città, si cristallizzano su tela, la realizzazione an plein air lascia spazio alla pittura in atelier, non occorre osservare la luce per disegnare e dare anima a Brigitte, lei è artificiale, nei modi, nelle forme nel suo essere.
E così chiudendo gli occhi si può percepire lo spirito di Brigitte, la vediamo con il suo calice di vino, mentre aspetta la prossima metropolitana, è ferma e tutto intorno cambia, si muove, è una donna degli anni trenta che vive nell’oblio del XXI secolo.
Scrutatela, osservatela, ammiratela, lei farà finta di non accorgersene, sarà lei a fruire di voi, il vostro sguardo alimenterà il suo ego e ancora una volta la sua fragilità lascerà posto alla fierezza che le è intrinseca.
(Laura Marasco)

 

www.alessandrozenok.com

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