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  • Helidon Xhixha, la luce in viaggio. Un 2026 tra arte, paesaggio e memoria

    Helidon Xhixha, la luce in viaggio. Un 2026 tra arte, paesaggio e memoria

    Ci sono artisti che scelgono il luogo in cui esporre le proprie opere e altri che, nel tempo, arrivano a fare del luogo stesso una parte dell’opera. Helidon Xhixha appartiene a questa seconda categoria. La sua scultura non si esaurisce nella materia, nella forma o nella dimensione monumentale: vive nel rapporto con ciò che la circonda, con la luce che la attraversa, con il paesaggio che vi si riflette e con lo sguardo di chi la osserva.
    Nato a Durazzo nel 1970, Xhixha cresce in una famiglia profondamente legata all’arte. Il padre, Sali Xhixha, è scultore, e proprio all’interno di questo ambiente l’artista sviluppa molto presto una familiarità con la materia e con il gesto creativo. La sua formazione lo porta poi in Italia, all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, e successivamente a Londra, alla Kingston University. È in questi anni che prende forma quella ricerca che diventerà il tratto distintivo della sua produzione: il confronto tra la scultura e la luce, tra la materia e lo spazio, tra ciò che è fisicamente presente e ciò che viene restituito dal riflesso.
    L’acciaio inox lucidato a specchio diventa il suo materiale privilegiato. Un materiale apparentemente freddo, industriale, pesante, che Xhixha riesce invece a rendere mobile e quasi immateriale. Le sue superfici riflettenti catturano il cielo, gli alberi, gli edifici, l’acqua, le persone. È una caratteristica fondamentale della sua poetica: la scultura non rappresenta il mondo, lo incorpora.

    È proprio questa idea a rendere particolarmente significativo il percorso intrapreso da Xhixha nel 2026. Un anno nel quale la sua ricerca sembra mettersi letteralmente in viaggio, attraversando territori, architetture e culture differenti. Non una successione casuale di esposizioni, ma un percorso nel quale la luce diventa il filo invisibile che unisce i paesaggi culturali più riconoscibili e suggestivi del nostro tempo.
    A San Galgano, in Toscana, il dialogo nasce con una delle architetture medievali più potenti e visionarie d’Italia. L’antica abbazia cistercense, con la sua celebre struttura gotica priva di copertura, sembra già costruita intorno alla luce: quella che entra dall’alto, attraversa le navate e cambia continuamente la percezione dello spazio. È qui che Oltre le mura, curata da Carlo Pizzichini, sviluppa il percorso iniziato l’anno precedente con Giubileo di Luce. Le sculture di Xhixha non rimangono confinate all’interno dell’abbazia, ma si spingono nel paesaggio circostante, mettendo in relazione l’acciaio con la campagna della Valle del Merse.
    Poche settimane più tardi, questa stessa ricerca cambia scenario e raggiunge il Lago Maggiore. Con Sul Lago Luccica, le opere vengono distribuite tra Vira Gambarogno, Ascona, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio e San Nazzaro-Vairano, costruendo una mostra diffusa nella quale il territorio diventa esso stesso spazio espositivo. Qui il rapporto con la luce assume una dimensione quasi naturale: l’acciaio specchiante incontra l’acqua e restituisce un paesaggio continuamente in movimento.
    Il lago, le montagne e il cielo entrano nelle sculture e ne modificano la percezione. Basta cambiare posizione perché cambi l’immagine riflessa; basta che una nuvola attraversi il cielo o che il sole scenda verso l’orizzonte perché la superficie dell’opera assuma un’altra identità.

    A Roma il viaggio prende una direzione ancora più profonda. Lumen ex Terra, ospitata nelle Case Romane del Celio, porta le sue opere in un luogo sotterraneo, stratificato, dove la contemporaneità entra in contatto diretto con una memoria antichissima. Qui il titolo stesso — la luce che emerge dalla terra — diventa una chiave di lettura dell’intervento.
    L’acciaio contemporaneo incontra la materia della storia. Le superfici lucide delle sculture restituiscono frammenti dell’ambiente circostante e sembrano aprire, all’interno degli spazi archeologici, una dimensione ulteriore. Ancora una volta Xhixha non cerca di ricostruire il passato, né di mimetizzarsi con esso. Lo mette in movimento attraverso il riflesso.
    E poi arriva Assisi, forse la tappa più intimamente legata alla dimensione spirituale della sua ricerca.
    In occasione dell’VIII Centenario della morte di San Francesco, Un Fiat… Dialoghi di Luce trasforma il centro storico della città in un percorso diffuso. Sei opere monumentali vengono collocate in alcuni dei luoghi più significativi di Assisi, dalla Basilica di San Francesco a Piazza del Comune, dalla Rocca Maggiore a Piazza Santa Chiara.

    Qui il tema della luce acquista un significato ulteriore. Il Fiat del titolo richiama il gesto della creazione, il momento in cui la luce viene chiamata all’esistenza. Ed è difficile non vedere in questa scelta una particolare consonanza con il lavoro di Xhixha, per il quale la luce non è un semplice elemento visivo, ma una materia capace di trasformare la scultura e lo spazio.
    Il viaggio geografico dell’artista diventa così anche un viaggio attraverso modi diversi di intendere lo spazio: il sacro, il paesaggio, l’archeologia, la città, il museo. Eppure, davanti alle sue sculture, il principio rimane sempre lo stesso.
    Le sue opere cambiano con il trascorrere delle ore. Cambiano con il sole, con le stagioni, con il clima. Cambiano perché cambia il paesaggio che riflettono e cambia lo spettatore che vi si avvicina. L’acciaio nella sua apparente fissità diventa quindi un materiale sorprendentemente dinamico. Perché una superficie specchiante, in fondo, non restituisce mai soltanto ciò che ha davanti ma il modo in cui scegliamo di guardarla.

    Ed è forse questo il senso più profondo del viaggio di Helidon Xhixha nel 2026: attraversare luoghi diversi per ricordarci che la bellezza non è qualcosa di immobile, da contemplare a distanza. È un incontro che cambia con la luce, con lo spazio e con il nostro sguardo.

  • Xiuzhou. Modern Folk Painting

    Xiuzhou. Modern Folk Painting

    La Pittura Popolare Moderna di Xiuzhou, nata a Jiaxing, nel Jiangnan cinese, è una particolare espressione della cultura rurale della regione. Xiuzhou, situata nel nord-est della provincia dello Zhejiang e nell’entroterra della pianura di Hangjiahu, nel delta del fiume Yangtze, è una tipica città d’acqua dalla lunga storia, caratterizzata da una ricca cultura e da un intenso rapporto tra territorio, vita comunitaria e tradizioni popolari.
    La sua affermazione iniziò nel 1983, quando nove giovani contadini di Xiuzhou vinsero il primo premio alla prima Mostra Nazionale di Pittura Contadina, dando impulso alla diffusione della pittura rurale nella regione. Le opere si distinguono per colori vivaci, forme esagerate e composizioni ricche, ispirate alle tradizioni locali e all’artigianato popolare, come tessuti, ricami, ritagli di carta e decorazioni.
    È in questo contesto che si inserisce la mostra «Xiuzhou Modern Folk Painting», in programma al Centro Culturale di Milano fino a martedì 22 settembre. L’esposizione presenta 26 opere realizzate prevalentemente con la tecnica della gouache da 18 artisti contemporanei provenienti dal distretto di Xiuzhou.
    La mostra, curata da Giovanni Cerri e Renato Galbusera, nasce da un’idea di Luo Qi, docente all’Accademia di Belle Arti di Hangzhou, pittore e calligrafo, nonché instancabile promotore di progetti di scambio artistico internazionale, tra cui AAmA, iniziativa che ciclicamente presenta opere di artisti provenienti da diverse parti del mondo.
    L’esposizione permette di confrontarsi con un fenomeno particolarmente interessante perché, per sua natura, si colloca in parte al di fuori delle modalità tradizionali del cosiddetto «sistema dell’Arte», generalmente orientato verso la produzione di artisti professionisti, riconosciuti dalle istituzioni e dal mercato. Qui, al contrario, viene valorizzata la produzione artistica di una comunità che sceglie di rappresentare se stessa attraverso la pittura.
    Nelle ventisei opere esposte emergono le ritualità e i costumi della comunità rurale, la navigazione dei fiumi, la pesca, il paesaggio e il territorio. Questi elementi della tradizione convivono con immagini della contemporaneità: tablet, macchine fotografiche, scooter e altri segni della vita moderna entrano nelle rappresentazioni senza modificare il carattere fortemente personale e comunitario di questa pittura.
    Dal punto di vista formale, le opere sono caratterizzate da un uso vivacissimo e antinaturalistico del colore, da forme semplificate o volutamente deformate e da composizioni ricche e dinamiche. In alcuni casi emerge una dimensione quasi pop, che può richiamare alla memoria, per l’uso della linea, del colore e dell’immaginario contemporaneo, esperienze come quelle di Ugo Nespolo o, guardando alla storia dell’arte italiana, di Fortunato Depero. Si tratta tuttavia di accostamenti utili soprattutto a suggerire una possibile chiave di lettura occidentale di un linguaggio nato da una cultura e da una tradizione completamente differenti.
    Questa produzione si presenta inoltre molto distante dalla grafica politica della Repubblica Popolare Cinese del Novecento, caratterizzata dalle modalità realistiche di derivazione sovietica. La pittura popolare di Xiuzhou non sembra infatti costruire una rappresentazione ufficiale della società, ma nasce piuttosto dal desiderio di raccontare la quotidianità, le tradizioni, il territorio e le trasformazioni vissute dalla comunità.
    Centro Culturale di Milano
    Largo Corsia dei Servi 4
    20122 Milano

  • Con Mario Carrieri Milano torna in scena attraverso la fotografia

    Con Mario Carrieri Milano torna in scena attraverso la fotografia

    Ci sono fotografi che raccontano una città e altri che ne cambiano per sempre lo sguardo. Mario Carrieri appartiene alla seconda categoria. Scomparso lo scorso 12 aprile a 93 anni nella sua casa di Milano, Carrieri ha fatto della luce uno strumento di conoscenza e della fotografia il luogo in cui la realtà poteva rivelare ciò che normalmente resta nascosto.

    Dal 18 novembre 2026 al 20 febbraio 2027, il Centro Culturale di Milano gli dedica la mostra “Mario Carrieri. Il teatro della fotografia. Milano, Italia 1959”, ideata da Camillo Fornasieri e curata da Roberto Mutti, con il patrocinio del Comune di Milano e della Regione Lombardia. L’esposizione presenta per la prima volta in forma ampia e organica il progetto “Milano, Italia” realizzato tra il 1957 e il 1959 e considerato uno dei capolavori della fotografia italiana del secondo Novecento.
    In esposizione 100 fotografie originali, selezionate da Mutti in collaborazione con Pietro Carrieri, fotografo e figlio dell’artista.

    Tra il 1957 e il 1959 Carrieri percorse instancabilmente Milano, realizzando oltre 3.500 scatti. Da quel materiale ne selezionò 134 per costruire “Milano, Italia”, pubblicato nel 1959 da C.M. Lerici con la stampa di Amilcare Pizzi. Non un semplice libro fotografico, ma un vero poema visivo articolato in dieci “Scene”, costruito attraverso immagini spesso accostate in dittici e contrapposizioni.

    Ne emerge una Milano sospesa tra la memoria del dopoguerra e l’imminente boom economico: una città fatta di immigrati e pubblicità, periferie e luoghi della devozione, matrimoni e locali notturni, San Siro e i Navigli, la Scala e San Vittore. Una città moderna e insieme inquieta, nella quale Carrieri cerca non tanto di documentare il cambiamento quanto di penetrarne le contraddizioni.

    Il libro fu accolto con sostanziale indifferenza dalla critica dell’epoca. A intuirne subito la portata fu invece Ugo Mulas, con cui Carrieri avrebbe instaurato un profondo sodalizio umano e artistico. Nello stesso periodo alcune fotografie entrarono nelle collezioni del Museum of Modern Art di New York, segnando il primo importante riconoscimento internazionale dell’opera.

    Figlio del critico d’arte Raffaele Carrieri, Mario crebbe in un ambiente frequentato da artisti e intellettuali, entrando in contatto con figure come Picasso, Modigliani, Marino Marini, Ungaretti e Guttuso. Dopo gli esordi alla Mondadori nell’archivio fotografico di Epoca e le esperienze nel cinema e nei cortometraggi pubblicitari, sviluppò un linguaggio fortemente influenzato dalla luce cinematografica, dalla pittura di Bacon e dalla tradizione di Rembrandt e Caravaggio, oltre che da fotografi come Arnold Newman, Weston e Avedon.

    Poi arrivò la frattura. «Cessai completamente, rifiutai tutto quel mondo e cominciai a fare Milano, Italia: come sono io, una frattura, con un’ascia», raccontò lo stesso Carrieri.

    Da quel momento la fotografia non fu più per lui semplice documento. La città divenne un palcoscenico e i suoi abitanti attori inconsapevoli di una rappresentazione collettiva. «Milano io la consideravo un grande palcoscenico dove recitavo una tragedia. Io non volevo riprodurre una città, ma produrla», spiegò.

    Il bianco e nero di Carrieri è fatto di forti contrasti, neri profondi, sgranature e superfici volutamente imperfette. La luce costruisce lo spazio come farebbe uno scenografo e trasforma ogni soggetto — un volto, un edificio, un animale, una strada — in una presenza dotata di una propria intensità.

    In questa prospettiva, “Milano, Italia” diventa anche il punto di partenza per leggere tutta la sua successiva produzione internazionale. Carrieri avrebbe lavorato in tutto il mondo, dagli Stati Uniti a Tokyo, dall’Africa al Messico, realizzando progetti e libri per musei, fondazioni e importanti aziende del design, tra cui Cassina, Knoll e Unifor, e fotografando architetti come Aldo Rossi, Renzo Piano, Richard Meier, Norman Foster e Rem Koolhaas.

    Ma è nella Milano degli anni Cinquanta che si trova la matrice della sua ricerca. Una città osservata attraverso la luce, capace di diventare metafora della condizione umana. Più che fotografare oggetti, volti o architetture, Carrieri fotografava ciò che la luce rendeva visibile, ovvero il passaggio del tempo, le contraddizioni della città e quel «fondo luminoso» della realtà che cercò per tutta la vita.

    la mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale con la direzione artistica di Andrea Lancellotti.
    Inaugurazione: mercoledì 18 novembre ore 18.30

  • YICCA 26/27
Concorso internazionale per l’arte contemporanea

    YICCA 26/27
Concorso internazionale per l’arte contemporanea

    Il Concorso Internazionale d’Arte YICCA 26/27 è una prestigiosa piattaforma internazionale che invita artisti da ogni angolo del globo a mostrare la propria abilità creativa. Questo concorso d’arte globale trascende i confini e accoglie sia professionisti affermati che talenti emergenti, indipendentemente dalla loro origine geografica. Offre un palcoscenico vibrante per un’eclettica gamma di espressioni artistiche contemporanee, che comprende diverse tecniche come disegni, dipinti, sculture, fotografie, grafica, tecniche miste, installazioni video e performance accattivanti. Questa varietà artistica persegue un duplice scopo: elevare il profilo degli artisti partecipanti e facilitare il loro ingresso nel dinamico e in continua evoluzione mercato internazionale dell’arte contemporanea.

    Il concorso si propone di fungere da trampolino di lancio per gli artisti, offrendo loro un’opportunità unica per affermarsi sulla scena artistica internazionale. Partecipando a YICCA, gli artisti hanno accesso a un’influente rete globale che può avere un impatto significativo sulla loro carriera.

    Il concorso YICCA mira a migliorare la visibilità degli artisti, a promuovere i contatti con critici, curatori, galleristi e istituzioni artistiche e a garantire la massima visibilità attraverso la campagna pubblicitaria. Le opere degli artisti selezionati saranno inoltre pubblicate nel catalogo “YICCA”, distribuito ai finalisti e ai professionisti del settore durante l’inaugurazione della mostra.

    Candidature
    Il concorso è aperto a tutti gli artisti o gruppi di artisti e professionisti di qualsiasi paese. Sono ammesse al concorso opere d’arte contemporanea di ogni tipo: disegni, dipinti, sculture, fotografie, grafica, tecniche miste, video, installazioni e performance.
La decisione finale della giuria porterà alla selezione di 18 artisti che parteciperanno alla mostra finale.

    Premi
    I vincitori riceveranno i seguenti premi:

    • Primo premio: 3000 euro

    • Secondo premio: 1000 euro

    • Terzo premio: 500 euro

    • Premio speciale per gli studenti: 1000 euro

    Inoltre, i 18 finalisti potranno:
    • esporre le opere selezionate a Venezia.
• accrescere gli scambi con critici, curatori, galleristi, istituzioni artistiche pubbliche e private che avranno accesso a questa importante mostra
• ottenere la massima visibilità attraverso la campagna pubblicitaria che seguirà il concorso e tutte le sue fasi
• pubblicare le proprie opere nel catalogo “YICCA” che sarà distribuito gratuitamente ai finalisti e sarà disponibile per i professionisti e le istituzioni invitati durante l’inaugurazione dell’evento

    Date e scadenze
    8 Ottobre 2026: scadenza iscrizioni
26 Ottobre 2026: comunicazione delle opere selezionate

    Info
    Tutte le informazioni sui termini e le condizioni di iscrizione sono pubblicate sul sito web ufficiale www.yicca.org
Per registrarsi, compilare il modulo di registrazione sul sito web ufficiale.

  • ATF – Art Talent Fair

    ATF – Art Talent Fair

    Il premio ART TALENT FAIR, premio per l’arte contemporanea dedicato agli artisti visuali, ti offre la possibilità di esporre la tua arte, partecipando al programma espositivo fieristico della galleria “Moho Art Gallery”.

    Una grande opportunità per 8 artisti che verranno selezionati ed esporranno la loro opera presso lo stand della galleria.

    Art Talent Fair si inserisce nel progetto voluto dalla galleria “Moho Art Gallery” dedicato ai talenti emergenti nel contesto prestigioso delle fiere dedicate all’arte contemporanea.

    Una importante opportunità per i migliori talenti internazionali dell’arte contemporanea. Il premio è rivolto a tutti gli artisti, grafici, designers, pittori, fotografi, ecc., professionisti e non, provenienti da qualsiasi paese del mondo.

    SCADENZA ISCRIZIONI: 23 Settembre 2026
    Tutte le informazioni del concorso sul sito ufficiale :
    www.arttalentfair.com