Articoli di Giovanni Scucces

Nel cuore dell’arte - Palazzo della Cultura - Modica

Un’occasione unica per ammirare, in un sol colpo, le opere di 34 artisti italiani che hanno fatto la storia dell’arte del Novecento. “Nel cuore dell’arte”, a cura di Alfredo Mazzotta e Alberto Ghinzani, è la mostra promossa dal Comune di Modica nell’ambito del cartellone “Modica Miete Culture” che sarà possibile visitare fino al 31 luglio (ingresso 4 euro. Orari: tutti i giorni 9-13, 16.30-20). Un evento frutto della collaborazione fra il Museo della Permanente di Milano e il Centro Studi sulla Contea di Modica, i quali hanno voluto “spostare”  temporaneamente nelle sale di Palazzo della Cultura della “Città della Contea”, parte della collezione del più antico museo milanese. Opere che vanno dal futurismo di stampo fascista di Sironi (approdato successivamente anche a un certa metafisicità), al verismo di matrice politica-sociale di Guttuso, dall’astrattismo informale di Turcato alle opere del poliedrico Salvatore Fiume, pittore, scultore, architetto, scrittore e scenografo di Comiso.

Un avvenimento di grande importanza, non solo per una città come Modica, ma per la Sicilia intera, dovuto al fatto che la mostra permette di cogliere talune analogie e differenze di alcuni tra i principali protagonisti dell’arte italiana del secolo scorso. Da Emilio Gola ad Ambrogio Alciati, da Anselmo Bucci a Mario Sironi, continuando con Carlo Carrà, Felice Casorati, Aldo Carpi, Ottone Rosai, Fausto Pirandello, Renato Guttuso, Bruno Cassinari, Mauro Reggiani, Luigi Veronesi, Alfredo Chighine, Giuseppe Ajmone, Franco Francese, Giulio Turcato, Franco Rognoni, Cesare Peverelli, Salvatore Fiume, Giuseppe Banchieri, Tino Vaglieri, Mino Ceretti, Emilio Tadini, Mario Schifano, Giancarlo Ossola, Attilio Forgioli, Enrico Della Torre, Lucio Del Pezzo, Sergio Dangelo, Mimmo Paladino, Togo (Enzo Migneco), Giovanni Blandino e Michele Cannaò.

 

 

L’esposizione è presentata, però, in modo sintetico e superficiale. Infatti, a parte i quattro pezzi di Schifano che formano un tutt’uno tra di loro, ogni artista è rappresentato con una sola opera e ciò fornisce un’idea fin troppo frammentaria del lavoro svolto da ognuno di essi. Oltretutto, sono assenti qualsivoglia tipo di testi o cartelli che traccino sinteticamente la storia del periodo artistico presentato (il Novecento), le biografie e/o il contesto di produzione dell’opera, elementi che sicuramente sarebbero risultati utili per sopperire, almeno in parte, alla carenza espositiva.

A conclusione della mostra le stesse sale (due) ospiteranno, in modo permanente, la Collezione Quasimodo, la prestigiosa raccolta di opere d’arte appartenuta al celebre poeta modicano Premio Nobel per la letteratura.

Evento collaterale all’inaugurazione, avvenuta il 25 giugno, è stato “Welcome to Paradise”, un happening artistico in notturna che si diramava lungo le vie del quartiere Madonna delle Grazie di Modica. Una festa dell’arte a cui hanno preso parte artisti di diverse nazionalità per condividere con la città e la sua gente esperienze ed espressioni artistiche diverse.

“Again and Again” alla galleria LAVERONICA di Modica.

 

Again and Again” alla galleria LAVERONICA di Modica.

di Giovanni Scucces

 

Tempo e spazio si intersecano, si confondono, vengono ridefiniti. “Again and Again” (tradotto in ancora e ancora, più volte) è un titolo che racchiude in sé il concetto di tempo e spazio, e in particolare di ripetitività e ciclicità, presente nelle opere dei cinque giovani artisti Giulia Marin, Claudia Campus, Emma Ciceri, Susana Pilar Delahante Matienzo e Driant Zeneli, in mostra alla galleria LAVERONICA di Modica fino al 3 luglio.

I lavori video sono caratterizzati da azioni, situazioni di stallo e visioni statiche. Ad accomunarli vi è un’atmosfera carica di tensione, una certa ostinazione nel mostrare determinate circostanze e condizioni. Spesso trapelano discrepanze che portano a manifestazioni di incompiutezza e fallibilità.

Come scrive Adrian Paci, per l’occasione in veste di curatore, “questi lavori mostrano la presenza dell’atemporale nell’attimo preciso del tempo, ci invitano a intuire l’universale nel frammento del particolare”.

In Silenzio riflesso causato da assordante caos”, un’inquadratura a piano fisso mostra gli effetti della luce sul volto dell’artista Claudia Campus che, indossando degli occhiali riflettenti, diventa soggetto passivo degli episodi che si susseguono tutt’attorno. Non può far nulla se non lasciare che gli avvenimenti abbiano il suo corso.

I lavori di Emma Ciceri vertono spesso sull’analisi delle masse in relazione agli eventi e agli spazi che li ospitano. E’ pure il caso di “Lode”, un’inquadratura fissa che riprende la curva di uno stadio dopo una partita. Suscitano un profondo senso di desolazione quei fogli di giornale mossi dal vento, frammenti di vita abbandonata in un luogo svuotato ma pullulante di presenze. In questo modo, l’artista trasferisce sui luoghi e sugli oggetti le facoltà dell’essere umano.

Giulia Marin ci mostra, invece, come sia possibile, con l’ausilio di un semplice gessetto, modificare la percezione dello spazio. Nel video si osserva l’artista spostarsi in diversi luoghi per poi tracciare un cerchio attorno a sé, un gesto apparentemente effimero ma capace di alterare il costrutto sintattico dell’immagine. La performance “Relazione melodica” vuole esprimere, invece, la difficoltà nello stabilire armonie durature.

 

 

Due carillon, manovrati dall’artista insieme al suo compagno, sono stati privati di parte della dentellatura che dava vita alla melodia originaria. Insieme cercano di ricrearne una nuova, irripetibile. Le mancanze dell’uno vengono compensate dall’altro, ma i fallimenti sono inevitabili. Si insiste, ma è impossibile stabilire un equilibrio che perduri.

La cubana Susana Pilar Delahante Matienzo ha spesso a che fare con temi quali la violenza e la morte. Il lavoro video Foundry” è frutto di una residenza all’interno di una fabbrica di armi, un luogo deputato a creare mezzi per offendere. Attraverso un processo di somatizzazione il suo corpo diviene emblema delle memorie di quello spazio, un edificio vuoto inquadrato solo in parte. All’interno, il corpo spoglio dell’artista inizia ad apparire e scomparire seguendo dei movimenti circolari. Più passa il tempo e più i movimenti diventano nervosi, compaiono delle storpiature sino ad assumere posture e atteggiamenti animaleschi. Il corpo si tramuta, reagisce e mostra, allo stesso tempo, la sua fragilità.

L’ansietà per una mancata coincidenza, l’arrivare in ritardo rispetto a qualcosa d’importante, di desiderato, magari per un nonnulla, vuol dire disattendere delle aspettative. Questo è il significato intrinseco del video “Too Late” dell’artista albanese Driant Zeneli. Una riflessione breve ma efficace sul concetto di spazio-tempo.

Poiché, sebbene il tempo sia un entità astratta, convenzionale, tuttavia condiziona fortemente il nostro vivere e le nostre interrelazioni con lo spazio.

 

INFO MOSTRA:

vento: AGAIN AND AGAIN
Orario vernissage: 23-04-2011 ore 21
Sede: La Veronica arte contemporanea
Indirizzo: Sicilia - Ragusa - Modica | Via Clemente Grimaldi 93
Orari: 15-22
Telefono Sede: +39 0932948803
Sito Web: www.gallerialaveronica.it
Email: info@gallerialaveronica.it

 

Carla Accardi. Segno e trasparenza | Giovanni Scucces

Carla Accardi. Segno e trasparenza
di Giovanni Scucces

 

Fino al 12 giugno la Fondazione Puglisi Cosentino di Catania rende omaggio a un artista, la siciliana Carla Accardi, capace di riscrivere i stilemi artistici del Novecento. E lei ha ben pensato di “ricambiare il consenso” realizzando la grande opera permanente Vie alternative, che accoglie i visitatori all’ingresso del cortile interno del palazzo. Si tratta di un ampio pannello bianco e nero in gres e smalto ceramico (mt 6,50x5,90) che riprende la caratteristica bicromia positivo/negativo determinata dal contrasto superficie/colore che ha contraddistinto parte dei suoi lavori noti con il nome di “negativi o labirinti”.

Il curatore, Luca Massimo Barbero, ha deciso in questa occasione di mettere da parte ogni riferimento cronologico optando per un allestimento basato sulle diverse tipologie di lavori, accostando cioè, tra di loro, opere che ribadiscono lo stesso concetto.

Un percorso che parte dai primi segni cromatici degli anni Cinquanta, da quelle integrazioni inconsulte frutto del manifesto dell’arte astratta italiana sottoscritto dai membri del gruppo Forma 1, di cui la Accardi faceva parte, e sfociati nei positivo-negativo in bianco e nero. Al centro della sala l’installazione Casa Labirinto, un’opera/struttura in plexiglas disseminata di segni grigi e neri, percorribile al suo interno, in cui lo spettatore, a causa del gioco di trasparenze, perde il reale rapporto dimensionale fra opera e ambiente.

Proseguendo lungo le sale ci si imbatte nella serie dei tondi o cervelli e delle griglie, opere a carattere centrifugo/centripeto che giocano sul rapporto luce-colore con il risultato di suscitare un brulichio agli occhi, di provocare un bagliore dall’effetto accecante e irritante attraverso la disposizione di centinaia di segni e simboli e l’accostamento di colori intensi e fluorescenti. Ci troviamo di fronte ad alcune opere degli anni Sessanta, il periodo in cui si affermava in Europa la Optical Art.

 

 

Ma come ci suggerisce il titolo “Segno e trasparenza”, la mostra vuole porre l’accento anche sulla produzione in sicofoil dell’Accardi, un materiale trasparente con cui l’artista vuole superare il concetto di superficie in pittura, mettendo in relazione l’interno e l’esterno del quadro, rivelando il fondo, il telaio e agendo sul materiale plastico con pennellate e tracciati di colore. In alcuni casi, tagli e sovrapposizioni di strisce di socofoil accentuano ulteriormente la percezione della tridimensionalità. Un ulteriore passo avanti fu rappresentato dalla realizzazione di installazioni e ambienti con grandi fogli di plastica dipinti come Rotoli (1965-69), Tenda (1965-66), Cilindrocono (1972), Paravento (1972), fino alle opere più recenti in ceramica come la serie dei Coni in maiolica (2004), Si dividono in vano (2006) e la già citata opera permanente posta nel cortile interno della Fondazione, Vie alternative (2010).

Negli anni Ottanta si assiste nuovamente a un ritorno all’uso della tela grezza come supporto per la sua pittura segnica e cromatica che, adesso come allora, è priva di qualsivoglia riferimento alla realtà, costituendo di per sé un’entità espressiva autonoma.

Completano la mostra altre due sale al piano superiore. La prima contiene i grandi dipinti esposti in occasione della Biennale veneziana del 1988. Nell’altra, a fianco, è sistemato un pavimento di piastrelle in gres dipinto con segni verdi e bluastri su sfondo bianco associato a un’installazione sonora eseguita dalla rockstar Gianna Nannini. In questo modo, all’esperienza visiva si accompagna anche quella sonora attraverso un brano concepito per simulare e guidare i passi del pubblico sul pavimento (Superficie in ceramica e Passi di Passaggio, 2007). Ai lati, tre opere dell’Accardi, una su ciascuna parete, tra cui un lavoro Grigio azzurro appositamente realizzato per l’occasione.

La mostra offre l’opportunità unica di ripercorrere l’intera carriera di Carla Accardi dagli anni Cinquanta fino ai giorni nostri. Lavori singolari che si prestano a una doppia lettura, una più intima, come un’esamina al microscopio, l’altra più generale e istintiva. Opere che spesso sembrano perdersi nel vuoto e racchiudere in sé un intero universo.

 

 

INFO MOSTRA:
Carla Accardi. Segno e trasparenza
quando: dal 06/02/2011 al 12/06/2011
dove: Fondazione Puglisi Cosentino - Palazzo Valle
Via Vittorio Emanuele, 122 Catania
tel: +39 095 7152118
Orari: Da martedì a domenica: ore 10.00 - 13.00 e 16.00 - 19.30
Sabato chiusura: 21.30
Chiuso lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio, 24 aprile
Aperture straordinarie su prenotazione

Sito: http://www.fondazionepuglisicosentino.it

 

Modigliani, ritratti dell'anima | Giovanni Scucces

 

“MODIGLIANI, RITRATTI DELL’ANIMA” AL CASTELLO URSINO DI CATANIA.

di GIovanni Scucces

 

In occasione del novantesimo anniversario dalla sua morte, anche la Città di Catania ha pensato di rendere il giusto omaggio a un caposaldo dell’arte del Novecento come Amedeo Modigliani (Livorno 1884 – Parigi 1920), in mostra fino all’11 febbraio al Museo Civico Castello Ursino.

Organizzata dal “Modigliani Institut Archives Légales, Paris-Rome”, in collaborazione con il Comune di Catania e la galleria Side A, “Modigliani, ritratti dell’anima” ripercorre la vita dell’artista livornese attraverso opere e documenti che ne ricostruiscono il suo percorso intimo e artistico.

In mostra 32 disegni, 3 oli su tela e 5 sculture, oltre a una quarantina di opere dei suoi più stretti amici tra cui Picasso, Toulouse-Lautrec, Jacob e di altri celebri artisti che ebbe modo di conoscere durante il lungo periodo trascorso nella capitale francese.

Evocativa la cospicua mole di immagini fotografiche, documenti, lettere, cartoline e cimeli esposti nelle varie teche. Ciascun visitatore ha la possibilità di soffermarvisi a indagare la vita, le abitudini e l’indole del Modigliani, ripercorrendone le vicende familiari, gli amori, le malattie, i viaggi, le amicizie e gli incontri, un viaggio che parte dalla sua infanzia sino ad arrivare alla piena maturità.

Le sue opere, dal tratto libero ed essenziale, eleganti, cercano di cogliere l’interiorità dei soggetti. Tuttavia, spesso evitava di raffigurare gli occhi perché riteneva di non potere rappresentare appieno l'anima di una persona.

Ma l’occhio, inevitabilmente, va alla ricerca dell’inedito “Ritratto di Agatae”, un disegno a matita e inchiostri colorati, su carta, che ha fatto alzare un polverone attorno alla mostra a causa dei dubbi sorti in merito alla sua reale autenticità. Il supporto, infatti, è il retro di una lettera risalente alla fine del 1800 a firma di un prelato di Noto. Lo scritto, però, non è indirizzato a Modigliani, il quale ha semplicemente “trovato” quel foglio su cui poi ha disegnato la santa etnea. Difatti, durante il primo conflitto mondiale si era soliti usare, in mancanza d’altro, ogni tipo di supporto, soprattutto se si trattava di carta pregiata come quella della lettera in questione, arrivata fino a noi piuttosto sgualcita e con evidenti pieghe.

La ragione di questa raffigurazione potrebbe essere ricondotta ai suoi studi sull’iconografia dei santi cristiani sui quali realizzò una serie di disegni, perlopiù dispersi. Riconosciuto e archiviato nel 1970 come autentico, e datato dalla figlia Jeanne al 1919, il ritratto porta comunque con sé un alone di mistero difficilmente sfrondabile.

L’allestimento, progettato e realizzato dagli scenografi e dalle maestranze del Teatro Stabile di Catania, lascia un po’ a desiderare. Le opere, infatti, si trovano sospese con dei fili di nylon innanzi a tende rosse da scenografia teatrale. Non sembrano ben collegate tra di loro visto il percorso che li vede alternate ai vari beni e reperti creando non poca discontinuità e confusione. Confido nel fatto che tutto ciò sia giustificabile per via dei vincoli museali e della struttura.

La mostra ha avuto un buon successo di pubblico, in un territorio comunque povero di eventi di rilievo, superando la quota di 21mila visitatori e a cui molti altri se ne aggiungeranno visto l’imminente fine settimana di festa dedicata proprio alla santa protettrice di Catania. Per l’occasione, nel pomeriggio di giorno 5 febbraio, uno speciale annullo filatelico timbrerà il francobollo raffigurante il tanto discusso Ritratto di Agatae sulla cartolina della mostra.

 

IMMAGINI: 

 

“Modigliani, ritratti dell’anima”
dall’11 dicembre 2010 all’11 febbraio 2011
a Castello Ursino, Catania

Orari:
da lunedì a sabato 10-19, domenica 9.30-20.30
11 e 18 dicembre fino all’1.30 (ultimo ingresso ore 24)
1 gennaio 15.30-20.30
6 gennaio 9.30-20.30
5 febbraio (S. Agata) 9.30-20.30

Biglietti:
intero 6 euro
ridotto 3 euro (studenti, allievi delle accademie, militari, ragazzi da 8 a 18 anni, anziani ultra 70enni)
gratis (bambini fino a 8 anni non compiuti)

Urs Lüthi / Art is the better life | Giovanni Scucces

 

E’ leggermente cambiato il motto apparso per la prima volta in occasione della sua personale al Padiglione svizzero della Biennale di Venezia del 2001. Art For a Better Life diventa Art Is the Better Life, una sottile differenza che rafforza ancor più il ruolo dell’arte nella vita di ognuno di noi, da semplice mezzo muta fino a divenire essenza, sostanza.

E proprio a ciò si rifà il titolo della mostra Urs Lüthi/Art is the better life”, ospitata alla Fondazione Brodbeck di Catania fino al 26 febbraio, un compendio del lavoro svolto dall’artista svizzero nel corso dell’ultimo decennio.

Sfruttando a suo favore le potenzialità offerte dai diversi mezzi espressivi (fotografia, pittura, scultura, performance, video e installazione), indaga le forze e le pulsioni che stanno alla base dell’esistenza, le ambivalenze dell’Ego, una ricerca artistica volta al miglioramento della vita stessa.

In mostra la celebre scultura iperrealistica Low Action Games II” esposta proprio in occasione della Biennale veneziana del 2001, risultato di due fotografie (Low Action Games) in cui nella prima foto, si vede Lüthi sdraiato in spiaggia con una pallina nella mano alzata; stessa immagine ripresa nella seconda, ma con la pallina caduta a terra. In una posa dal sapore classicheggiante, la scultura lo ritrae in posizione semidistesa, in tenuta sportiva, con un completo nero, scarpe da ginnastica e occhiali da sole, e gioca con una pallina di gomma. Punto focale dell’opera è la fugacità di alcuni gesti o di certi momenti, come quell’attimo che intercorre da quando viene lasciata cadere la pallina fino al suo impatto al suolo, del quale l’artista ne ha voluto fissare l’istante. E risale alla rassegna veneziana anche l’opera “Happiness” tratta dalla serie “Therapies” in cui delle scritte sovrapposte di diversa grandezza e colore si stagliano su un fondo geometrico multicolore creando un effetto psichedelico. Al centro dell’opera si trova un cerchio bianco, un punto dove concentrarsi per cinque minuti al giorno in modo da trovare serenità e avviarsi alla ricerca della felicità e di una vita migliore.

Di tutt’altra natura sono le quattro sculture in bronzo della serie “Spazio umano” in cui, attraverso braccia e gambe supplementari, cerca di riprendere i movimenti del corpo contraddicendo l’immobilità della materia e divertendosi a trasformare un qualcosa di statico in espressione del movimento, operando, in questo modo, una destrutturazione dell’immagine.

Riprende invece temi etnici, religiosi e culturali la serie scultorea in bronzo dei cinque “Prototypes”, in cui, come accade in tutte le sue sculture, si autoritrae impersonando alcune divinità delle principali religioni di ciascun continente.

Dalla consistenza e solidità del bronzo si passa alla leggerezza e trasparenza del vetro nella nuova serie di sculture “Ex voto”. Una sequenza di tubi e di piccole ampolle di vetro connessi tra di loro, terminano con la testa dell’artista, divenuta oramai un vero e proprio logo. Sin dal primo istante, si ha una percezione di estrema delicatezza e fragilità. La scultura diventa quasi impalpabile, sembra perdere consistenza e confondersi con l’ambiente circostante. Induce un profondo senso di cagionevolezza e di precarietà della vita e qua, più che altrove, sembra immediato il rimando alla sua esperienza personale.

Non potevano mancare, inoltre, alcuni esemplari della serie fotografica “Trademarks”, una rielaborazione in digitale degli ambigui autoritratti degli anni Settanta in cui, travestito da diva o da androgino, prova a mostrare le diverse identità che coesistono in un individuo. Ingranditi, incorniciati e circoscritti da vernice rossa fluorescente, gli autoritratti, connotati da un forte chiaroscuro, acquisiscono un tono quasi mistico.

Le sue opere ruotano attorno al concetto di doppio, alle contrapposizioni universali della vita. L’autorappresentazione non vuole essere una celebrazione di se stesso ma un invito all’autocoscienza.

Il Premio Celeste sbarca a Catania | Giovanni Scucces

 

Il Premio Celeste sbarca a Catania

di Giovanni Scucces

 

 

 

1.865 opere partecipanti suddivise in 4 categorie. Un comitato di 22 critici e curatori scelti per sancire le 40 opere finaliste esposte dal 19 al 23 novembre alla Fondazione Brodbeck di Catania.

Un montepremi complessivo di 20.000 euro da spartire ai 4 vincitori di ogni sezione, scelti mediante il voto espresso dagli artisti finalisti.

Questi sono i numeri principali del Premio Celeste 2010, nato nel 2004 da un’idea di Steven Music e giunto alla sua settima edizione.

Punto di incontro tra artisti e curatori, il Premio offre la possibilità, anche a coloro che sono distanti dai grandi centri dell’arte contemporanea, di confrontarsi e attingere a un circuito altrimenti difficilmente arrivabile.

I vincitori di quest’anno, decretati dalla giuria composta da Julia Draganovic e Gabi Scardi, sono: Laura Bisotti per la categoria pittura, Mario Rossi per fotografia e grafica digitale, Paula Sunday per video e animazione, Quiet Ensemble per installazione, scultura e performance.

 

L’opera “Appunti” di Laura Bisotti è un “mosaico” formato da poco meno di 200 piccole stampe incisorie attaccate sulla parete e accostate tra di loro, su cui è intervenuta imprimendo delle iscrizioni con una vecchia macchina da scrivere e con piccoli schizzi e disegni eseguiti a matita. In mezzo sono presenti alcune fotografie di lenzuola stese al vento, piccole citazioni di ciò che ha ispirato l’artista e dato vita all’opera. Come gran parte dei suoi ultimi lavori, a metà strada fra pittura e installazione, anche questo ha una doppia possibilità di lettura. Da una visione ampia e totalitaria, è possibile ravvisare un vasto paesaggio. Focalizzando lo sguardo sui singoli frammenti si ha, invece, una concezione più intima, si pone l’attenzione su cosa voglia esprimere quella singola scheda, quel particolare.

 

Grandi assemblaggi fotografici a collage caratterizzano il lavoro di Mario Rossi che vince con l’opera “Synchronicity 1”. Scomponendo e riducendo in frammenti la realtà, ricrea una nuova visione, soggettiva, che invita a riflettere sulle relazioni che si instaurano tra l’uomo contemporaneo e i luoghi in cui vive.

 

Madre” di Paula Sunday è il titolo del brevissimo ed efficace video che racchiude in pochi secondi il rapporto odierno tra società e religione. Anche nella devota Napoli, città natale dell’artista, il culto religioso è sempre più “impolverato”. Così una madonnina poggiata sul comodino di una camera da letto, con panno e detergente in mano, è ridotta a “farsi luce” da sola. Abbandonata a se stessa, è costretta a diventare autosufficiente.

 

Infine, i Quiet Ensemble con l’installazione “Quintetto”, cinque acquari equidistanti tra loro contenenti un pesciolino rosso ciascuno. Ogni teca rappresenta uno strumento ben preciso. Il movimento dei pesci, influenzato dall’attivazione di luci poste su ogni vasca, viene catturato e tradotto in musica. In questo modo, l’installazione potrebbe essere accostata all’idea di un'orchestra in cui a dirigere sono dei pesci. L’opera si fonda sul concetto di casualità, basandosi esclusivamente sulla posizione assunta dai pesciolini all’interno dell’acquario. Pertanto, i suoni emessi possono risultare melodiosi e rilassanti o disarmonici e fastidiosi.

 

Ritornando al Premio e alla sezione dedicata alla pittura, mi sovviene una piccola perplessità. Dov’è andata a finire la pittura? Nulla da ridire all’artista vincitrice. Credo solo che l’opera in questione sia stata la meno pittorica fra tutte quelle presenti in finale, difficilmente catalogabile e quindi inseribile in una sezione ben definita in quanto, come detto, è a metà strada fra pittura (molto poco per la verità) e installazione, e “condita”, oltretutto, con alcune foto.

 

A parte questo mio legittimo dubbio, il Premio ha avuto un ottimo riscontro in termini di partecipazione e di pubblico. Per curatori e galleristi, un buon bacino dove poter pescare nuovi talenti, mentre per gli artisti un’occasione di lancio nel mondo dell’arte, ancor più utile per chi, magari, è distante dal circuito e dai grossi centri dell’arte contemporanea.

 


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Others Resident - Fondazione Brodbeck Catania

 

La geografia e la realtà sociale dell’altro vissuta e indagata con gli occhi e l’animo del “residente”.

E’ questa l’essenza del progetto espositivo “Others resident”, in corso alla Fondazione Brodbeck arte contemporanea di Catania fino al 15 novembre. Uno scambio artistico-culturale tra istituzioni e artisti operanti all’interno del bacino Mediterraneo, avviato lo scorso luglio con le esposizioni “Others” proposte negli spazi di Palazzo Riso a Palermo e della Fondazione Puglisi Cosentino a Catania con una selezione di opere tratte dalle biennali di Istanbul, Marrakech e Atene.

 

Da ciò ha preso origine uno scambio di residenze fra tre artisti selezionati dai curatori delle biennali sopracitate (in ordine: Bige Orer, Abdellah Karroum, Xenia Kalpaktsoglou) e altrettanti facenti parte dell’archivio S.A.C.S. (Sportello per l’Arte Contemporanea della Sicilia, l’archivio di giovani artisti siciliani ideato da RISO). Si tratta di /barbaragurrieri/group, Domenico Mangano e Sebastiano Mortellaro che hanno trascorso un periodo di residenza, rispettivamente, a Istanbul, Atene e Rabat. Di contro e nell’ottica dello scambio, Nazim Hikmet Richard Dikbaş, Mohamed El Baz e Vassilis Patmios Karouk hanno soggiornato, invece, in Sicilia, fra Palermo e Catania.

 

 

Prerogativa della residenza è la possibilità di entrare in contatto con contesti diversi rispetto a quelli in cui si è generalmente immersi, un modo per permettere all’artista di conoscere e interagire con differenti realtà sociali permeandone la cultura, il pensiero e le caratteristiche più intrinseche.

L’intento è documentare le possibili trasformazioni che un’opera d’arte può subire quando è pensata al di fuori del contesto usuale in cui agisce l’artista. Il risultato diventa resoconto dell’esperienza vissuta, ne custodisce le emozioni come fa un diario di viaggio.

Molte delle opere in mostra manifestano palesemente la relazione che si è instaurata tra l’artista e il nuovo contesto e rispecchiano la situazione sociale del Paese ospitante.

 

 

/barbaragurrieri/group, sodalizio fra Barbara Gurrieri ed Emanuele Tumminelli, presenta una serie di disegni a carattere illustrativo e narrativo ispirati al cruento assalto, avvenuto in concomitanza con l’inizio della residenza a Istanbul, perpetrato dalla marina israeliana ai danni di una nave turca carica di aiuti umanitari destinati a Gaza. A questi lavori si affiancano degli altri disegni che, in dialogo tra di loro, mostrano come la televisione e l’informazione sia in grado di distorcere la percezione della realtà.

L’austerità della Grecia, colpita dalla grave recessione economica e imperversata da manifestazioni e disordini nella capitale Atene, ha condizionato profondamente le due videoproiezioni di Domenico Mangano che, per mezzo di riprese di tipo amatoriale, “sporche”, e con paesaggi surreali carichi di lirismo, riesce a rievocare l’atmosfera di tensione che si respirava in quel periodo in città.

 

Sebastiano Mortellaro riprende con la sua installazione il simbolo principe del Marocco, ovvero la stella presente sulla bandiera del Paese. Lo fa attraverso la disposizione di alcune antenne paraboliche contenenti cous cous (una pietanza tipica del Nord Africa) che fluttua sotto le continue vibrazioni degli altoparlanti posti sotto a ciascuna parabola, diffondendo gli schiamazzi di un gruppo di manifestanti marocchini, disoccupati, che protestano per la condizione di povertà e fame in cui versano.

L’opera mette in luce il paradossale contrasto tra le tante parabole che “adornano” i tetti della città di Rabat e la povertà diffusa tra la popolazione.

Se i tre artisti siciliani si sono basati molto sui fatti di cronaca e sui problemi che assillano i vari Paesi di residenza, un po’ diverso è stato il caso dei tre artisti arrivati in Sicilia, i quali hanno incentrato il loro pensiero soprattutto sull’arte, la memoria e il potere.

Il marocchino Mohamed El Baz, ad esempio, ha presentato il progetto “Fuck the Death”, un wall drawing raffigurante una carta da gioco che fa da sfondo a una serie di mensole su cui sono sistemate 100 bottiglie riportanti altrettanti nomi di artisti italiani del secolo appena trascorso. In realtà, più che di semplici bottiglie, si tratta di molotov. A fianco, un video mostra le immagini di un qualcosa che va a fuoco e che illumina l’oscurità. Un’opera che vuole rendere omaggio alla genialità degli artisti nostrani e alla loro capacità di innovare, ognuno a suo modo, l’arte dal dopoguerra ad oggi.

Ha lavorato sul concetto di memoria e d’immagine l’artista turco Nazim Hikmet Richard Dikbaş. In mostra presenta una sequela di disegni che riprendono diversi elementi e soggetti che hanno catturato la sua attenzione durante il soggiorno in terra siciliana. A questi si affiancano una serie di fotografie e cartoline d’epoca, recuperate in giro nei vari mercatini, su cui ha agito pittoricamente dando un nuovo senso all’immagine originaria.

Potere, vanitas e monstrum caratterizzano, invece, i lavori dell’artista greco Vassilis Patmios Karouk che, attraverso la pittura e un video, offre due scenari affini e complementari sui rapporti di potere e sulla caducità della vita. Mentre il dipinto dà una visione d’insieme del tema, il video b/n, con una resa tipica di una ripresa in super8, ha come protagonisti tre personaggi che interagiscono fra di loro per la spartizione del cibo, agendo ognuno con le caratteristiche proprie che contraddistinguono ciascuna delle tre forme di governo, cioè democrazia, anarchia e dittatura.

La mostra potrebbe essere vista come uno scambio tra “vicini di casa”, un’occasione per conoscere e rapportarsi con ciò che ci sta accanto ma, tuttavia, è così lontano dalla nostra realtà e dal nostro modo di vedere. Tutto ciò ha permesso ai sei artisti di fare un tuffo in un ambiente diverso, di immergersi totalmente in una nuova cultura di cui ne conservano traccia indelebile le opere presenti in mostra e acquisite dal museo Riso.

 

 

 

 

1 ottobre - 15 novembre 2010
OTHERS RESIDENT
a cura di Giovanni Iovane
artisti:
\barbaragurrieri\group, Nazim Hikmet Richard Dikbaş, Mohamed El Baz, Vassilis Patmios Karouk, Domenico Mangano, Sebastiano Mortellaro.
Fondazione Brodbeck – Catania
Via Gramignani 93, Catania 95121