Visto da qui | André Romão | The destroyer of statues falls into a spell

Inaugura

Giovedì, 16 Luglio, 2020 - 18:00

Presso

Galleria Umberto Di Marino
Via Alabardieri 1

Partecipa

André Romão

Fino a

Giovedì, 30 Luglio, 2020 - 20:00

Visto da qui | André Romão | The destroyer of statues falls into a spell

Comunicato

Nel dicembre del 2019 la Galleria Umberto Di Marino chiudeva l’anno e il ciclo Visto da qui con il dj set Running the Field di Marco Raparelli, per riprendere la normale programmazione della galleria.

Visto da qui è stata una precoce occasione per riflettere sulla struttura della galleria stessa e del fare mostre, con l’obiettivo di eliminare quel surplus generato da una sempre più evidente sovrapproduzione di contenuti e riportando l’attenzione esclusivamente sulle opere.

Con la proclamazione dello stato di emergenza, il conseguente lockdown e la sempre più condivisa necessità di una ridefinizione dei meccanismi standardizzati del sistema dell’arte, la Galleria Umberto Di Marino ha pensato di riproporre quanto già iniziato un anno fa, questa volta però attraverso una newsletter settimanalmente mostrando ogni singolo capitolo di Visto da qui e parte del materiale raccolto per l’occasione, digitalizzato e messo a disposizione del suo pubblico

Impossibilitati, però, a riprendere una normale programmazione, in quanto incompatibile con gli attuali provvedimenti governativi, ancora una volta la struttura a più livelli del progetto Visto da qui solleva questioni e problematiche che in una corsa frenetica alla riapertura e al ritorno alla normalità potrebbero essere state già abbandonate.

Per il terzo episodio di questo nuovo ciclo di Visto da qui, la Galleria Umberto Di Marino è lieta di presentare il lavoro di André Romão (Lisbona, 1984). The destroyer of statues falls into a spell

<<Il distruttore di statue cade in un incantesimo. Uno stato onirico in cui i confini fra il simbolico e il fisico si confondono, una trance catartica di partecipazione e creazione attiva del vuoto, dove l'oppresso arriva ad interpretare il ruolo dell'oppressore sia politicamente che poeticamente.
Le tre opere selezionate per questo capitolo sono alcuni dei primi lavori di André Romão dove questa tensione risulta evidente. I cicli storici ruotano attorno alla fragilità dei corpi, gli eventi si accumulano e collassano su loro stessi, ripetendosi e trasformandosi, come in Aeschylus' The Persian (2009) dove la classicità greca è giustapposta agli eventi contemporanei. The decapitation of Auguste Comte's sculpture (2010) accentua questa tensione con la separazione del corpo dalla testa, fisica ed emotiva. Carne calda confusa con il freddo marmo.
City Animals (1977/1981) (2016) mostra due facce della stessa moneta, il corteo creativo a Bologna nel 1977 e l'invito alla prima mostra di design del gruppo Memphis, entrambi scelgono come simbolo una creatura (un drago e un dinosauro) nonostante rappresentino idee radicalmente opposte. Corpi uniti che si muovono insieme in uno stato di agitazione, si fanno animali, mostri liberi dalla storia, in un tentativo di rompere l'eterna ripetizione dei cicli.>>
A. Romão

Progetto Visto da qui 

La Galleria Umberto Di Marino presenta i nuovi capitoli del progetto Visto da qui, inaugurato ad aprile 2019 e che proseguirà senza limiti di tempo, alternandosi alla regolare programmazione.

Nel solco della prospettiva costruita attraverso i progetti degli ultimi venti anni, la galleria sente l'esigenza di sottolineare la propria identità come luogo di ricerca e sperimentazione dei processi artistici e delle possibilità generative dell'interpretazione come strumento critico della società. Consapevole del ruolo di tramite che, grazie alle sue esposizioni, ha sempre ricoperto tra produzione e critica artistica, tra sistema dell'arte e territorio, interrompe temporaneamente l'attività espositiva di nuovi progetti per dedicarsi ad una ridefinizione dei propri scopi, quanto più possibile aperta al confronto con il pubblico.

Dall'esperienza delle ultime mostre organizzate in altri spazi cittadini, nata dalla collaborazione con istituzioni e associazioni locali, come il ciclo ten more ten o la più recente monografica di Jota Castro, diffusa sull'intera area metropolitana, desidera proseguire sulla strada di un maggiore approfondimento teorico e dell'ampliamento delle forme di partecipazione democratica al dibattito.

L'ambizione del nuovo programma è esplicitamente quella di invitare gli addetti ai lavori a riflettere sull'evidente sovrapproduzione che i processi tipici del capitalismo cognitivo stanno generando anche all'interno dei modelli produttivi della scena artistica. Al contrario, valorizzare il potenziale di un deposito vuole essere un gesto di apertura al proprio contesto, con lo scopo di trovare modalità più efficaci d'interazione anche dal punto di vista sociale ed economico.

L'idea di amplificare la progressiva smaterializzazione della produzione (anche dell'opera d'arte) a vantaggio della costruzione di nuovi linguaggi e nuove visioni, è intesa come una presa di posizione e responsabilità verso la missione soprattutto culturale che le gallerie hanno sempre assunto rispetto ai luoghi in cui hanno scelto d'inserirsi.
Il recupero di opere provenienti dal deposito, attraverso la loro rilettura storica, introduce a riflessioni sulla contemporaneità, sviluppate in collaborazione con curatori, collezionisti, studiosi, scrittori, a partire dall'interdipendenza delle loro relazioni e punti di vista differenti.

Nell'ottica di costruire un sapere sociale, mutuando la processualità dal modello informatico dell'open source, ogni selezione di lavori funzionerà da codice sorgente per la condivisione di prospettive critiche. Contributi provenienti da frequentatori abituali della galleria, come pure da interlocutori più distanti, verranno raccolti e messi in circolo grazie alle possibilità di connessione e disseminazione offerte dagli strumenti tecnologici, riflettendo anche sul ruolo sempre più determinante che essi assumono nella definizione dell'estetica contemporanea. Il risultato sarà un catalogo co-progettato a partire dal corpus di opere di volta in volta esposte nello spazio.

La galleria aprirà, infine, le porte anche come centro studi, mettendo i suoi materiali a disposizione del pubblico. Ogni quindici giorni gli allestimenti e gli artisti in mostra varieranno a rotazione continua, in percorsi fruibili già dalla porta d'ingresso o attraverso la documentazione fotografica, assecondando la prospettiva architettonica delle tre stanze in sequenza. Annullando la dimensione episodica dell'evento d'inaugurazione, il pubblico è dunque invitato a considerare l'insieme come spunto d'indagine e occasione di una fruizione più organica e personale dei contenuti proposti.

Costituendosi come luogo della porosità, l'augurio è di contribuire al risveglio della sensibilità, così come definita in opposizione alla progressiva dissociazione tra intelligenza e coscienza da Franco "Bifo" Berardi in un recente editoriale su e-flux, Journal #98, (Sensitive) Consciousness and Time: Against the Transhumanist Utopia.

« Il progetto transumanista si basa sulla premessa per cui la tecnologia permetterà una perfetta simulazione della vita intelligente. L'implicazione sottesa a questo processo, tuttavia, è la conclusione che la vita intelligente possa essere disgiunta dalla sensibilità, perché dal punto di vista dell'economia evolutiva, la sensibilità è una qualità residua e non necessaria, un fattore di lentezza e inesattezza.

La storia della civilizzazione sociale negli ultimi due secoli può essere letta come un tentativo di aggirare l'inflessibile legge della sopravvivenza del più adattabile. La solidarietà sociale ha costituito lo sforzo di trasformare il mondo in un luogo anti-naturale e senza competizione. L'autonomia della politica e dell'etica dalla legge naturale dell'evoluzione si è basata sulla limitazione del potere dell'intelligenza da parte del conscio. Quando l'intelligenza non è costretta dalla sensibilità, infatti, esplode come forza bruta. »

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