Sergio Vega | A cloud-forest of paper and ink

Inaugura

Giovedì, 23 Giugno, 2022 - 17:00

Presso

Galleria Umberto Di Marino
VIA ALABARDIERI , 1

A cura di

Galleria Umberto Di Marino

Partecipa

Sergio Vega

Fino a

Lunedì, 25 Luglio, 2022 - 20:00

Sergio Vega | A cloud-forest of paper and ink

Comunicato

La Galleria Umberto Di Marino è lieta di presentare, giovedì 23 Giugno, il nuovo progetto di Sergio Vega, dal titolo A cloud-forest of paper and ink. La quarta mostra personale negli ambienti della galleria si sviluppa attraverso una serie di scatti fotografici in bianco e nero realizzati nella regione Amazzonica del Mato Grosso in Brasile.

Dal diario di viaggio Paradise in the New World di Sergio Vega:

“Nel pomeriggio mi recai a casa di Hélio a Jamacá, ma non c’era nessuno. Hélio viveva in uno scorcio di foresta nell’altopiano della Chapada dos Guimarães, una zona a circa ottocento metri sul livello del mare.

Mentre ero sdraiato sull’amaca del suo portico, ho assistito al lento arrivo delle nuvole, che invadendo la foresta cambiavano l’aspetto e la percezione dell’ambiente circostante. Visibilità diminuita. Umidità che bagnava tutto. Sebbene prevalesse l’oscurità, una luce bianca abbagliante e transitoria ne squarciava la continuità. Quando mi alzai dall’amaca, tutti i colori divennero tenui. Entrai nella foresta con la strana impressione di tornare indietro nel tempo, come se il mondo fosse improvvisamente tornato a uno stadio primordiale.

Alcune foglie divennero pallide, quasi traslucide; altre divennero specchi scintillanti che riflettevano una luce intermittente in tutte le direzioni. Gli animali, gli uccelli e gli insetti erano tutti svaniti, come inghiottiti dal silenzio regnante. Il bianco fumante delle nuvole si insinuava in tutte le cose, contrastando le sagome scure e ruvide dei tronchi d’albero che lasciando sospesi i propri rami creavano un labirinto di nodi inestricabili.

All’intermittenza della luce, alcuni alberi quasi venivano cancellati dall’ambiente circostante, tronchi e rami sembravano isolati su un bianco sfondo accecante, mentre altri svanivano, assorbiti dal vuoto di un paesaggio onirico, dove le cose cessavano di esistere, come magicamente svanite. Questo negativo intermittente, questo spazio vuoto tra le cose, mi è parso una porta semiaperta verso un’alterità estetica.

Sono stato testimone di un paesaggio fatto di elementi sospesi in un vuoto che somigliava ai dipinti su pergamena dei maestri Zen. Sul corpo evanescente della foresta, lo spazio divenne un umido foglio bianco, e la natura si dissolveva nel bianco o veniva assorbita da una macchia di inchiostro nero.

Un paesaggio in divenire in cui il caos del mondo materiale viene sintetizzato in impressioni fugaci, innestate da una rapida pennellata; un pennello inzuppato che lotta contro il crudele e assordante silenzio di un ordine celeste.

Quando tornai Hélio era già arrivato. Aveva preparato del tè dolce alla citronella con le foglie raccolte in giardino. Ci siamo seduti e abbiamo bevuto in silenzio mentre le nuvole continuavano a passare.”

Biografia

Sergio Vega (Argentina, 1959) vive e lavora negli Stati Uniti. Oltre alla sua attività da artista, Vega è professore di fotografia e scultura all'Università della Florida a Gainesville. Tra il 1991 e il 1992, Vega ha partecipato al programma di studio indipendente del Whitney Museum of American Art e ha conseguito il MFA nel 1996 presso la Yale University.

L'artista è particolarmente noto per il suo progetto El Paraíso en el Nuevo Mundo, al quale ha lavorato per più di 10 anni. Il titolo del lavoro si ispira all'omonimo libro del XVII secolo, e come l’autore dell'opera originale, Vega rintraccia il Giardino dell'Eden in una zona del Sud America. Tuttavia, a differenza della teoria originaria, Vega riflette sulla possibilità che tale giardino coincida con la regione del Mato Grosso, in Brasile.

Le opere di Vega spaziano fra vari media, tra cui testo, fotografia, video, scultura, diorami, modelli in miniatura e installazioni. Il suo lavoro si confronta con varie questioni sociali, fra cui le teorie colonialiste e lo sviluppo delle condizioni culturali e sociali.

L'artista ha partecipato a numerose mostre internazionali in spazi pubblici e privati, quali:

Kiasma, Helsinki (2006, 2019); XIV Bienal de Cuenca - Ecuador (2018); Orlando Museum of Art, Florida (2016); Mana Contemporary, Jersey City (2015); Museu de Arte do Rio de Janeiro, Brasile
 (2014); Documenta 13, Kassel (2012); Ikon Gallery Eastside, Birmingham (2010); 3rd Moscow Biennale of Contemporary Art (2009); Fundação Calouste Gulbenkian, Lisbona; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2008); Sharjah Biennial 8, Sharjah Expo Center, United Arab Emirates (2007); Institute of Contemporary Art, Boston; ARS06; Palais de Tokyo, Parigi (2006); 51 Biennale di Venezia, Arsenale, Venezia (2005); Kabe Contemporary, Miami (2015, 2013); Galerie Karsten Greve, Paris and Colonia (2022, 2017, 2015, 2013, 2012, 2009).

Collabora attivamente con la Galleria Umberto Di Marino dal 2006, con la quale ha realizzato tre mostre personali

Shamanic Modernism: Parrots, Bossanova and Architecture (2016); hashish in Naples (2009); Utopian paradises: modernism and the sublim (2006); e due mostre collettive Processo alla Natura, allo Spazio Maria Calderara, Milano (2018); Why? Because life… (2013).

Nel 2017 viene invitato con la galleria da Omar Lopez-Chahoud a realizzare Shanty: on the mimetic faculty II per la sezione progetti speciali di Untitled Art, Miami Beach, USA

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