Mostra personale Mauro Pipani "Geografia dei silenzi"

Inaugura

Sabato, 10 Febbraio, 2018 - 18:00

Presso

ZANINI ARTE
VIA VIRGILIO 7 SAN BENEDETTO PO MANTOVA

A cura di

ZANINI ARTE

Partecipa

MAURO PIPANI

Fino a

Domenica, 18 Marzo, 2018 - 18:00

Mostra personale Mauro Pipani "Geografia dei silenzi"

Comunicato

Geografia dei silenzi

 

                                                                                              …. Svuotando il rumore degli uomini

                                                                                                                                                                                                                                D.H. Lawrence

 

 

La descrizione della natura contiene quasi sempre ossimori e paradossi apparenti, come quando parliamo di quieti tumulti o di rumorosi silenzi per descrivere, ad esempio, paesaggi marini mutevoli e perturbanti o trame sovrapposte di terreni e coltivi che si perdono all'infinito davanti al nostro sguardo.

Mauro Pipani ha una particolare predisposizione a raccontare lo spazio della memoria, a insistere su paesaggi che affollano ricordi o a indugiare su geografie sospese, tra cielo e acqua, con lievi e crepuscolari effetti emozionali, incrociando misuratamente l'indistinto e il reale, l'immaginario e il vissuto.

 

La sua pittura si apre con una particolare disposizione all'astrazione, ma in una modalità che non dimentica la forma delle cose e ne restituisce essenza e passaggio nella realtà. Tutto ciò viene condotto in un apparente disordine di segni, di tracce e colori che invece determinano un equilibrio di insieme. Pipani si muove da questa consapevolezza e raggiunge una compensazione attiva tra gestualità e grafia. E questo agire, alcune volte,fa trasformare il lavoro pittorico in un pre-testo.  Semina indizi, parole sospese, stampigliature di numeri. Sono tutte tracce di memoria. Sono brusii e silenzi che si esprimono in valori tonali e increspature della materia pittorica, fatta di pigmenti, tarlantane, garze, carte, una vera e propria sintassi che Mauro Pipani utilizza da anni nello svolgimento della sua ricerca.

 

Su questa linea si è sempre direzionato, deciso da tempo, a varcareuna soglia intellettuale che mette in scacco la materia per trasformarla in mera risonanza;  ha, soprattutto, avviato una sfida con il valore stesso d’immagine, ogni volta sottoposto a una sorta di caustica elaborazione e trasformazione.

 

Lo spazio narrato diviene una silenziosa macchina atmosferica e il paesaggio percepito o anche solo intuito si definisce nei dettagli, nei segni che vanno via via a rappresentare gli oggetti, un albero, una casa, la linea della spiaggia. Ed è come intraprendere un viaggio.

Il viaggio oltre ad essere un’esperienza dei luoghi è metafora di un’erranza interiore, è guardare e descrivere o semplicemente lasciarsi trascinare in un universo al tempo stesso tangibile e sfuggente. Si va incontro ad una geografia non spazializzata, non quella delle carte, ma quella praticata dal racconto e dal vissuto.

Ecco allora nelle sue grandi serie su tavola la natura in trasformazione, fronde che graffiano il cielo, cieli che divengono trionfo della mutevolezza, silenzi che paiono percorsi ciechi in attesa degli eventi, dai quali emerge la qualità del banale, una frase graffita, la strada, un binario, la vegetazione che lambisce il mare e che si insinua tra le dune e le saline, il rumore del vento nel muoversi dei fili d’erba.

Appaiono poi altri dettagli, desunti dalla geografia di altri territori, quelli interiori, un fiore di campo, un albero, frammenti del quotidiano. Sono racchiusi come crisalidi nello spazio compresso delle latte – come le chiama l'artista – fissati nella traslucida superficie di resine rapprese che catturano, come le ambre, segni e depositi di colore, tracce grafiche e ne prolungano una silenziosa esistenza.

 

Annamaria Bernucci

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