Il mondo che non c'è

Inaugura

Sabato, 15 Gennaio, 2022 - 18:00

Presso

Museo Civico Umberto Mastroianni
piazza Matteotti 13, Marino

A cura di

Fabio Benincasa

Partecipa

Sergio Angeli

Fino a

Domenica, 30 Gennaio, 2022 - 19:00

Il mondo che non c'è

Comunicato

Il mondo che non c'è
di Sergio Angeli
a cura di Fabio Benincasa
Museo Civico Umberto Mastroianni,
Piazza Matteotti 13, Marino (RM)
dal 15 al 30 Gennaio 2022
vernissage 15 gennaio ore 18

La ricerca artistica sulle tracce di un ipotetico mondo post-umano di Sergio Angeli continua in una mostra, non a caso ambientata in un museo. Ad ospitare le opere dell’artista sarà infatti il museo Mastroianni che raccoglie i reperti del vecchio Antiquarium Comunale ed è ora allestito nell’ex-chiesa duecentesca di Santa Lucia, un raro esempio di gotico nell’area dei Castelli.
La densa stratificazione di segni e reperti negli ambienti del museo entra in rapporto con le visioni sublimate di Angeli, per il quale il mondo percepito appare più accogliente di quello reale. Si tratta di scene di vita, paesaggi deformati arricchiti da piante e fiori “aliene”. Una ricca cosmogonia pittorica che ricrea un mondo possibile a partire dalla traccia mentale e traumatica di una cancellazione, allo stesso modo in cui l’allestimento museale rievoca per noi il passato proiettandolo oltre il presente, in un futuro ideale.
Come avviene nell’archeologia, storicizzare il resto significa spingersi oltre il manifestarsi della storicità nella condizione umana. Come in un museo ideale dedicato a una civiltà scomparsa, Angeli misura coscientemente la distanza fra l’accadere in senso naturale e il far accadere in senso artistico.
La serie di IL MONDO CHE NON C’E’ sembra suggerirci che quando il percorso esistenziale ha luogo nel vuoto di qualsiasi tradizione culturale, il senso del presente si perde e resta senza margine dell’operare, dileguandosi. Solo la fiducia dell’artista in uno sguardo emotivo e affettivo può restaurare un percorso visionario, anche se probabilmente illusorio. Un relitto al quale aggrapparsi nella deriva collettiva.

Fabio Benincasa

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