MARIO NIGRO. GLI SPAZI DEL COLORE

Inaugura

Domenica, 18 Marzo, 2018 - 13:30

Presso

FONDAZIONE GHISLA ART COLLECTION
Via Ciseri 3 – LOCARNO (Svizzera)

A cura di

Paolo Bolpagni e Francesca Pola

Fino a

Domenica, 2 Settembre, 2018 - 18:00

MARIO NIGRO. GLI SPAZI DEL COLORE

Comunicato

Arriva a Locarno, presso la FONDAZIONE GHISLA ART COLLECTION, l’importante retrospettiva an-tologica su Mario Nigro (Pistoia 1917 - Livorno 1992), uno dei protagonisti dell’arte italiana della seconda metà del ’900, organizzata in collaborazione con la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca e con l’Archivio Mario Nigro in occasione del centenario della nascita dell’artista.

La rassegna, curata da Paolo Bolpagni e Francesca Pola, già nel titolo – Mario Nigro. Gli spazi del colore – sottolinea due aspetti fondanti dell’opera dell’artista, peraltro ampiamente rappresentati in un lavoro significativo di Nigro, Spazio totale del 1953, presente fra i capolavori della Collezione Ghisla.

Mario Nigro si situa nell’ambito dell’arte astratta in modo del tutto personale, a partire dalla fine degli anni Quaranta, con opere che guardano ai maestri delle avanguardie storiche (Kandinsky, Klee, Mondrian) coniugando sollecitazioni di matrice più lirica con un uso rigoroso della geometria, per giungere nei primi anni Cinquanta alla definizione del suo primo grande ciclo compiuto, quello dello “spazio totale”, in cui struttura e colore dialogano in modo continuo, generando intensi dinamismi.

Attraverso le 35 opere che costituiscono la mostra appare chiaro l’impegno di Nigro ad indagare il rapporto dell’uomo con lo spazio, inteso come luogo del divenire, luogo entro cui, nel tempo, l’azione si compie. Nelle fasce pittoriche vettoriali delle opere di “spazio totale”, che lasciano campo alla libertà dei segni grafici che si intrecciano a formare reti e reticoli o a costruire forme vibranti che agiscono a raggiera, si riconosce questo suo intento che volge alla essenzialità.
In questo percorso, l’artista raggiunge prima una liberazione dalla rete di segni creando scansioni di segmenti obliqui tra loro paralleli che, per righe successive, riempiono il piano o la figura geo-metrica nelle progressioni del suo “tempo totale”; arriva poi alla massima semplificazione nelle opere dedicate alla “analisi della linea”, in seguito spezzata a mimare il tracciato di un lampo o la fessurazione del suolo a seguito di un terremoto (da qui la denominazione del ciclo dei “terremo-ti”) per giungere agli “orizzonti” dove un tratto orizzontale è l’unico elemento di narrazione.
Siamo alla fine degli anni Ottanta quando Nigro riprende un uso espressivo del colore, con opere in cui le pennellate per lo più orizzontali prendono densità e diventano fortemente incisive, quasi l’artista intenda partecipare ai drammatici rivolgimenti della storia con un suo canto drammatico (un ciclo è fatto di “dipinti satanici”) al colore, che, forzato con la gestualità dei segni, sembra di-ventare unico protagonista della sua pittura.
Poi tutto si placa con le “meditazioni” fatte di un pacato disporre di rettangoli di colori che si rare-fanno nel tempo e con le “strutture” in cui i rettangoli sono costituiti da segni puramente cromati-ci, che danno nuova sostanza allo spazio.

Per comprendere meglio l’artista non possiamo dimenticare che il variare della sua poetica era conseguenza diretta dell’attenzione che poneva al mondo reale, alle situazioni sociali, agli eventi, ai cambiamenti, alle persone, a se stesso. Una pittura quindi non avulsa dal tempo, come potrebbe essere ritenuta l’arte astratta, ma ben immersa dentro la storia.

La rilevanza internazionale della produzione di Mario Nigro ha suscitato, per l’attualità della sua visione creativa, un crescente interesse del sistema dell’arte nelle sue varie componenti, dalle isti-tuzioni al collezionismo, in particolare nel corso dell’ultimo decennio.
Accompagna la mostra un’ampia monografia in italiano e in inglese pubblicata dalle Edizioni Fon-dazione Ragghianti Studi sull’Arte con testi dei curatori Paolo Bolpagni e Francesca Pola e di Mat-tia Patti.

 

Fondazione Ghisla Art Collection, Locarno
Via Ciseri 3 – LOCARNO

18 marzo - 2 settembre 2018

Orari: da mercoledì a domenica ore 13.30 -18.00
Ingresso Fondazione, comprensivo di mostra e audio guida:
Fr. 15.- Adulti / Fr. 13.- AVS / Fr. 12.- Ragazzi dai 12 ai 18 anni e studenti / Bambini fino a 12 anni gratuito

e.mail: info@ghisla-art.ch
sito web: www.ghisla-art.ch
Info: Tel (+41) 91 751 01 52

LA FONDAZIONE

La Fondazione Ghisla Art Collection, ente senza scopo di lucro, è stata istituita nell’aprile del 2014, con l’intento di mettere a disposizione della collettività un patrimonio artistico di valore internazionale, per essere condiviso da tutti coloro che riconoscono nell’arte una ricchezza indelebile. La collezione è stata creata dai coniugi Ghisla, spinti da una crescente ed eclettica passione per l’espressività artistica. La sua sede occupa uno stabile di fattura futuristica, appena realizzato su progetto dello studio d’architettura Moro & Moro di Locarno e si trova nel centro città, a pochi metri dal porto turistico.

Le opere della Fondazione Ghisla sono collocate in otto sale distribuite su tre piani. La loro sistemazione non è determinata dal rigore cronologico o dalla suddivisione per i movimenti e le tendenze che hanno caratterizzato l’arte della seconda metà del Novecento fino ai nostri giorni. Chi entra in questi spazi si immerge nel gusto di Pierino e Martine Ghisla che nel corso degli ultimi trent’anni hanno raccolto capolavori assoluti della Pop Art, dell’Informale, del Concettuale, dell’Astrattismo, del New Dada…, a cui si aggiungono prove di autori emergenti e forse meno conosciuti dal grande pubblico.

I coniugi Ghisla si sono comportati come se dovessero accogliere degli ospiti a casa propria. Pertanto nella prima sala si trovano un’opera di Angelo Musco colloquiare con un lavoro di Shirley Jaffe. Nella seconda l’arte povera di Jannis Kounellis dialoga con un lavoro di Christian Boltansky. La terza sala è dedicata al confronto fra artisti americani come Basquiat, Wesselmann, Twombly, Lichtenstein e altri ancona, mentre la quarta è consacrata ai grandi maestri dagli anni quaranta in poi come Magritte, Miró, Picasso, Botero, Vasarely, Dubuffet, e altri. Nella quinta si trovano inoltre esposti i maestri che hanno segnato l’arte italiana degli ultimi cinquant’anni, come Fontana, Bonalumi, Castellani, Pistoletto, Boetti…

Il terzo piano è interamente dedicato alle mostre temporanee (due ogni anno) che propongono opere esterne alla collezione Ghisla e completano di fatto l’offerta espositiva.

LE ATTIVITÀ

Tenendo fede alla sua primaria missione di condivisione artistica, la Fondazione Ghisla Art Collection, organizza all’interno dei suoi spazi diverse attività che sempre ispirate e legate alle opere in esposizione, spaziano dalla danza alla musica. Durante la stagione di apertura, da marzo a dicembre, si può così assistere a performance di danza e concerti che si fondono per intenti ai lavori dei più grandi maestri dell’arte contemporanea. Particolare attenzione viene inoltre data alla mediazione culturale con i bambini e le scuole, per le quali sono disponibili diversi programmi didattici adattabili alle esigenze di età e curriculum di studio. Interessante e di complemento alla visita è il sistema di audioguide compreso nel prezzo d’entrata, che in italiano, tedesco, inglese e francese fornisce al visitatore un importante e ben strutturato supporto didattico.

Vi è inoltre la possibilità di organizzare delle visite guidate su appuntamento e in 4 lingue. Molto apprezzate sono quelle seguite dal signor Ghisla in persona, che con molta disponibilità e passione si mette spesso e volentieri a disposizione per raccontare le opere con gli occhi del collezionista.

L’EDIFICIO

La conversione dell’edificio degli anni ‘40 in spazio espositivo ha determinato la chiusura di tutte le finestre e il rivestimento continuo delle facciate con un involucro isolante ventilato.All’interno una parete leggera lungo tutto il perimetro costituisce il supporto espositivo creando un’intercapedine per l’impiantistica e per l’integrazione degli apparecchi di convenzione climatica.  L’eliminazione delle pareti interne non portanti ha consentito di ottenere tre grandi spazi espositivi ad ogni piano.

La chiusura totale verso l’esterno ha determinato la concezione architettonica del prisma essenziale, ritrovato con l’eliminazione della gronda e l’integrazione del tetto a falde. Conseguentemente la nuova pelle costituita  dallo  strato  isolante nero con la sovrapposizione della maglia d’alluminio rossa con tessitura irregolare,  produce un effetto cromatico che evolve secondo l’inclinazione solare. Il prisma rosso nel gioco cangiante della luce assume una inconsistenza eterea, fluttuante sul canale d’acqua che lo circoscrive  richiamando la natura lacustre del luogo.

L’unica apertura esterna costituisce l’ingresso raggiungibile con il ponte grigliato che dalla panchina lungo il marciapiede attraversa il canale per immettersi nell’imbuto nero.

La nuova connotazione architettonica corrisponde alla funzione culturale della galleria affacciata sui Giardini Rusca nel cuore urbano della città.

Progetto: Moro & Moro architetti associati - Locarno

 

 

Come arrivare

categoria